Un’iniziativa firmata Lions e Rotary

Ricerca e innovazione in campo biomedicale e farmaceutico: iniziativa interclub Lions e Rotary.

Lugo nella Biomedical valley emiliano-romagnola

di Valeria Giordani

Dopo un apprezzatissimo convegno sull’intelligenza artificiale del febbraio scorso, si sono riuniti di nuovo in iniziativa “interclub” il Rotary Club Lugo (Presidente Simonetta Zalambani), Lions Club Lugo (Pres. Bruno Zama) e Lions Club Bagnacavallo (Pres. Michela Michelini), ieri sera nella Sala dell’Ala d’Oro.

Interclub

Le iniziative “interclub”sono una scelta, una direzione intrapresa dai tre Presidenti e rispettivi Consigli direttivi, e che probabilmente continuerà nell’avvicendamento successivo, tesa non tanto a concentrare la partecipazione degli associati, quanto a riunire le risorse per elevare il livello dei temi e dei contenuti delle iniziative, l’importanza culturale di queste iniziative dei tre Clubs Rotary e Lions del territorio, impegnati ‘per loro scopo e ragion d’essere’ nel promuovere iniziative di benessere della comunità in cui i soci operano, ma che, in particolare con questa formula, possono puntare a trattare temi delicati e complessi orientati a spiegare processi di innovazione, e quindi contribuire ad aggiornare una cultura di cittadini.

Il tema ieri sera era “Ricerca e innovazione in campo sanitario, biomedicale e farmaceutico, ricadute economiche e sociali sul territorio”. Importanti i relatori, dott. Lorenzo Venturini per Maria Cecilia Hospital, Cristian Chiarini per Ausl Imola, con le conclusioni di Massimo Fabi, Assessore Politiche per la salute Regione E-R; ma erano presenti medici e responsabili di unità operative di varie provenienze da Rimini, Faenza, Imola, province vicine.

Il settore biomedicale

Si parla in questi giorni di “Biomedical Valley Emilia-Romagna”in sede nazionale. Confindustria, con il suo filone Confindustria Dispositivi medici che riunisce le imprese del comparto, e che compie in questi giorni 40 anni, ha lanciato un progetto “Insieme per un Paese in salute”trattando le eccellenze territoriali, distretti produttivi tra cui emerge quello in Emilia-Romagna, definita “territorio di eccellenza e innovazione nel settore biomedicale”.

Quello biomedicale è un settore che genera ricchezza per il Paese, che segue i tempi oggi estremamente rapidi dell’innovazione portando sul mercato sempre più efficaci e mirati dispositivi che permettono ai medici sempre nuovi strumenti di diagnosi e intervento, e al paziente prevenzione, cura, riabilitazione, benessere maggiori. Si dice che non c’è atto medico, oggi, che non coinvolga almeno un dispositivo medico, e che la qualità e modernità dei dispositivi fa spesso la differenza nell’efficacia delle cure in un ospedale.

Parliamo di strumenti con cui abbiamo acquisito negli ultimi anni familiarità e che appena pochi anni fa non erano nemmeno nel nostro vocabolario, dagli stent ai pacemaker, dagli ecografi a specifici strumenti diagnostici, all’interventistica microinvasiva e teleguidata, alle protesi ortopediche e ausilii, di cui oggi i pazienti parlano con familiarità. Stanno entrando nel nostro vocabolario telemedicina e terapie digitali, e presto parleremo di nanotecnologie, di stampa 3D, di intelligenza artificiale e di medicina personalizzata.

Imprese italiane leaders

In questa innovazione, in cui i dispositivi sono sempre più intelligenti e interconnessi, con forte ricaduta positiva sull’efficacia ma anche sui costi della sanità, le imprese italiane del settore stanno guidando da leaders la rivoluzione tecnologica nel settore della salute.

Il 18.8% delle imprese italiane del settore si trova in Emilia-Romagna, con il 13% degli occupati nazionali,4.648 aziende e 19 miliardi di valore del comparto tra expo e importazioni (dati Confindustria). Altissimo il livello professionale, con il 48,2% di laureati, il 3.4% con un dottorato e il 9% occupato nei settori ricerca e sviluppo, che per questo attira investimenti di grandi imprese.

Da sottolineare quindi che è un settore che- lungi dall’esportare talenti per prospettive di lavoro- ne attrae e ne forma. Insomma, un settore non solo fonte di aumentate salute e benessere per il paziente, ma motore di innovazione e ricchezza per il Paese. Eccelle il distretto di Mirandola, il più importante in Europa e il terzo al mondo dopo Minneapolis e Los Angeles, collegato con università e centri di ricerca, comprende aziende produttrici di dispositivi monouso, apparecchiature per emodialisi, cardiochirurgia, anestesia e rianimazione.

E Lugo è componente di questa Biomedical Valley- ha raccontato Silvano Verlicchi, moderatore della serata, lunga esperienza di amministratore in Enti pubblici e sanitari- Fu il professor Mario Veronesi, pionieredel biomedicale, a sostenere la nascita a Medolla dell’industria Eurosets- gruppo Villa Maria Cecilia, sede direttiva nazionale a Lugo- di cui è amministratore delegato il lughese Antonio Petralia”.

Ma al di là della produzione, il gruppo Villa Maria si distingue per la ricerca e l’applicazione in questo innovativo settore- ha dettagliato il dott. Lorenzo Venturini, Amm. del. di Villa MariaCecilia Hospital. I numeri importanti (12mila interventi chirurgici l’anno, di cui 7mila su pazienti provenienti extra territorio Emilia-Romagna; 250mila pazienti vi transitano una volta l’anno) parlano di fiducia verso il gruppo privato più grande in Italia; avanzato nei settori cardiochirurgia, obesità, piede diabetico, chirurgia vertebrale. “Ma- ha sottolineato- si cresce solo assieme, senza barriere di confini, in una rete di relazioni tra pubblico e privato. Quando vedo Villa Maria Cecilia di notte, con le luci accese all’ultimo piano, non percepisco un blocco architettonico bianco e rosso, ma so che lì 200 persone stanno lottando per sopravvivere”. La definizione è quella di struttura pubblica a gestione privata, in una fitta rete di partners. Ugualmente, al centro deve esserci la persona; e l’obiettivo il benessere personale, ma anche quelli animale (si pensi all’alimentazione) e ambientale (strettamente legati per ovvie ricadute).

Cristian Chiarini (Unità operativa Tecnologie sanitarie informatiche Ingegneria clinica Ausl Imola) ha descritto il ruolo dell’ingegnere clinico: le nuove tecnologie richiedono questa figura che aiuta il medico nelle scelte tecnologiche più opportune; le competenze informatiche sono sempre più importanti in sanità, anche per migliorare i processi di innovazione e organizzazione.

Il settore dei dispositivi medici sta vivendo una trasformazione epocale, con la digitalizzazione e l’intelligenza artficiale che che stanno cambiando il volto delle tecnologie, trasformandole da strumenti diagnostici a a piattaforme intelligenti per l’analisi e (aspetto importante per l’osservazione dei territori e la ricerca di criticità territoriali) per la raccolta dei dati.

E’ evidente- e non da ora- l’efficacia e velocità delle nuove tecnologie introdotte con la robotica (colonscopie che senza bisturi analizzano il polpo nel 95% dei casi, holter che adesso con l’intelligenza artificiale si referta in pochi minuti).

L’assessore regionale Massimo Fabi ha parlato delle tendenze alla trasformazione e riorganizzazione delineate dalla politica regionale. Si incrociano bisogni, aspettative, capacità di risposta, nel disegno di nuove aggregazioni funzionali territoriali che riuniscano medici di base, infermieri di continuità, ex guardia medica, psicologo, assistenti sociali, farmacisti.

Questo entro i limiti di impegno finanziario imposti dai conti pubblici, ai quali la Regione oppone sacrifici/una partecipazione richiesti al cittadino, come ticket già attivi, e prossimi interventi allo studio. Importante strumento già attivo verso cui andare tutt, il fascicolo sanitario.

Sottolineatura dell’assessore come espisodio emblematico, la visita dei Reali d’Inghilterra a Ravenna nell’aprile scorso, lo stesso giorno dello sbarco di una nave ONG carica di migranti.

“Se Re Carlo e un migrante avessero avuto contemporaneamente un’emergenza- ha detto- sarebbero stati ricoverati entrambi nel nuovo reparto di medicina e avrebbero ricevuto lo stesso trattamento”.

Spunti di storia

Pur nella trattazione di tematiche tecniche, sono emersi gustosi spunti di storia e costume.

Silvano Verlicchi -una lunga esperienza nel settore sanità- ha pescato dalla storia l’immagine suggestiva di fine ‘800 di Lugo con tre ospedali nel giro di 500 metri: S. Onofrio, l’Ospedale del Limite, e quello che ora è la sala SanRocco. A metà degli anni 80, costituita l’USL35, il comprensorio lughese contava 7 presidi ospedalieri più una struttura privata.

A proposito di invecchiamento della popolazione- una componente dell’analisi dell’oggi- è stata citata la prima ricerca di cui si abbia notizia, del dott. Enrico Flisi con alcuni medici presenti, che nel 1977 concluse che ci sarebbero stati presto un nipote con 3 nonni (oggi in realtà 5 o 6, il 37% con almeno una malattia cronica, in famiglie che per il 42% sono composte da una sola persona).

E per finire, premiato il dott. Giancarlo Baruzzi per i 50 anni da socio Lions.

 

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