Oggi, domenica 21 giugno ricorre il 28º anniversario del sacrificio di don Leo Commissari a São Bernardo do Campo, in Brasile. Per l’occasione ieri, sabato 20 giugno, è stata celebrata la messa a San Francesco.
Lo ricordiamo attraverso una delle lettere scritte durante il periodo missionario, un testo che restituisce insieme il sacerdote, il missionario e l’uomo immerso nella vita concreta del popolo che gli era stato affidato.
Nelle righe inviate il 18 novembre 1987, affiorano la fatica quotidiana e la serenità della fede. Don Leo racconta di un lavoro pastorale «molto al di sopra delle nostre forze», segnato da assenze, malattie e responsabilità crescenti, ma aggiunge subito che, nonostante tutto, «ci sembra che la “Parola” cammini».
Al centro della lettera c’è soprattutto la coscienza della propria vocazione: «Gesù è la ragione della mia vita. È Lui che mi ha chiamato ed è Lui che mi manda a essere testimone del Suo amore». Da qui nasce, scrive, l’esigenza di una fedeltà più profonda alla preghiera e alla comunione.
Accanto alla dimensione spirituale emerge anche l’attenzione al contesto sociale del Brasile, descritto come un Paese attraversato da forti ingiustizie, con «salari da fame» e un popolo ferito dalla povertà. Dentro questa realtà, don Leo colloca il compito missionario: annunciare il Regno come cambiamento delle persone e delle strutture sociali.
Nel numero de “Il Nuovo Diaria Messaggero” in edicola la lettera completa.
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Nella foto Don Leo Commissari insieme a lui Giorgio Baioni, Giulio e Paolo Galletti a Carisolo (Trento) nel giugno del 1968. La foto è stata scattata da Angelo Pergolini, giornalista scomparso di recente.

