Giuseppe e Argentina

Ci sono storie che fanno la storia , ci sono storie importanti che non sono mai state scritte ma che meritano di essere ricordate , c’è un tempo che purtroppo bisogna ancora ricordare perché l’ignoranza ne vuole la dimenticanza , ci sono due piccole grandi persone che hanno una storia , c’è una storia che merita di essere ricordata .

Giuseppe si trova in un posto che non pensava , prelevato da quell’esercito che si sentì tradito in una guerra che non voleva , ma ci fu un giorno di settembre che ridisegnò tutto , Giuseppe veniva da un piccolo paese che sta nel cuore della Sicilia ma si ritrovò ad Auschwitz prigioniero .

Argentina è fragile , ha un vestito rosso ed una camicia bianca , ha tutto lo splendore dei sedici anni e il sapore delle prime libertà che sono un cinema nel centro di Ravenna , un film melodrammatico dove tutti poi si vogliono bene mentre fuori tutto è guerra ; e appunto fu così che le truppe ora nemiche in cerca di uomini , quelli che si nascondono tra le colline o le più vicine paludi , fecero un irruzione e , visto la pochezza maschile , portarono via donne e ragazze ; Argentina era al cinema a sognare Gary Cooper o Amedeo Nazzari ma si ritrovò ad Auschwitz prigioniera

Ad Auschwitz il tempo è fermo , c’è un unico progetto , sopravvivere , gli ebrei venivano portati in un padiglione poco distante , gli altri prigionieri venivano messi li , come un purgatorio in attesa di giudizio , un soldato importante di questo cavolo di impero ariano ha bisogno di radersi e accorciarsi il capello biondiccio , chiede ai rinchiusi chi ne fosse in grado , se ci fosse un barbiere italiano insomma , Giuseppe non sa tagliare ma intravede un opportunità e dice di si

Argentina nella sua dolce fragilità s’affrange , non sa come reagire a questa assurdità mondiale , nel buio di una stanza non mangia e non aspetta , per lei non è un purgatorio , è già un piano di sotto

Giuseppe taglia capelli e lo fa bene come lo avesse sempre fatto, sorride con un ghigno alle sciocchezze crucche , e pensa e spera alla conoscenza dello sbarco alleato in un punto a lui sconosciuto della Francia .
Un altro italico prigioniero vede Argentina e ne rimane colpito , la invita a reagire , ma non è lui…
Giuseppe taglia capelli : è facile alla fine , sono tutti uguali questo esercito di fetenti , in un momento di libertà la vede : è proprio come lo aveva descritta Mario .

Giuseppe e Argentina si avvicinano, lui gli sorride , somiglia proprio a quell’attore di quel dannato pomeriggio a Ravenna , la invita a reagire , a continuare a sperare nel futuro e in un mondo diverso
Giuseppe e Argentina si conoscono e si parlano e mentre lui parla , lei sorride , Giuseppe e Argentina s’innamorano e finalmente lei torna a fiorire e sognano un futuro , si sentono in paradiso anche se paradiso non è ,
è Auschwitz .

E taglia barbe e capelli , non li ascolta , lui sogna lei , taglia per avere anche solo un minuto in più per poterla vedere , per poterla mare .
A primavera nasce qualche fiore in quella desolazione , lei non si sente bene , ma non è solo l’inquietudine , Argentina ha capito che il loro amore lascerà il segno , capisce che è incinta .
Ma il crucco soldato mica deve saperlo , mica si può accettare il figlio di prigionieri , mica si può accettare uno spiraglio di vita in mezzo a tutta quella morte
Argentina piange perché non sa come potrà finire questa storia , non si dà pace , che forse non si doveva , Giuseppe taglia e rade e nel frattempo pensa come e si potrà mai fuggire

Intanto un’altra stagione un’altra stagione passa ed il vento porta profumi e novità e proprio mentre sembrava impossibile nascondere , il vento portò rese e musiche lontane . la Germania si è arresa , la guerra è finita

C’è un treno ad Auschwitz che questa volta va dalla direzione opposta , che va verso casa , Giuseppe e Argentina ci salgono sopra , questa volta piangono entrambi , lacrime di gioia e di speranza

Ci sono storie in un periodo storico che non si devono mai dimenticare. Nel novembre del 1945 nacque una bambina di nome Elisabetta che poi e poi…
…e poi ci sono io che ricordo perché si deve sempre ricordare e che scrivo e soprattutto sono nato perché una stupida guerra finì

ROBERTO CUMALI

 

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