Il 16 giugno 2015, dieci anni fa, Donald Trump scese le scale mobili della Trump Tower, sulla quinta Avenue di Manhattan, per annunciare la sua prima candidatura a presidente degli Stati Uniti.
Non ci credeva nessuno a quei tempi, poi siamo già a cinque anni delle sue presidenze: nel tentativo di comprendere cosa è successo da allora, occorre riflettere su quanto la sua comunicazione sia figlia della tv e dei suoi meccanismi. La scelta dei membri del governo come un casting, la nomina dei giudici della Corte Suprema annunciata con la suspense dei reality show.
Dopo diversi fallimenti imprenditoriali (esattamente sei) Trump divenne famoso negli States con lo show televisivo “The apprentice” (L’apprendista), alla ricerca di nuovi imprenditori. La maggioranza veniva esclusa dal programma con la celebre frase “You are fired” (Sei licenziato).
Negli ultimi giorni abbiamo visto di nuovo qualcosa del genere: stavolta infatti si parla della possibilità che gli Stati Uniti intervengano nel conflitto militare tra Israele e Iran, uno dei tanti che ora infiammano il mondo e che ci hanno fatto precipitare in un’era che le nostre generazioni non avevano mai visto.
“Abbiamo deciso di non uccidere Khamenei, per ora”, ha scritto Trump sui social. “Potremmo attaccare”, ha detto poi J.D.Vance. Qualche ora e Trump è tornato sull’argomento: “Forse attaccheremo, forse no”. Poi ancora: “Nessuno sa cosa farò, soltanto io”. Infine, almeno per ora: “Deciderò entro due settimane”. Non è così fuori dalla realtà che possa infine annunciare la decisione in una conferenza stampa, con tanto di pause da gioco a quiz: “E quindi… la mia decisione… è…”.
L’intervento statunitense, dovesse avvenire, consisterebbe innanzitutto nella distruzione del sito nucleare di Fordow, dove l’Iran sta arricchendo l’uranio, situato a cento metri sotto terra e che le bombe israeliane non riescono a raggiungere. Ma potrebbe non finire lì: da parte di Trump esiste probabilmente anche il desiderio di passare alla storia dando l’ultima spinta al regime degli ayatollah, che da anni tenta di ucciderlo e meno di un anno fa a questo scopo assoldò addirittura un sicario. (Fonte Dipartimento di Giustizia Americano, pubblicata il 6 febbraio 2025).
Occorre però tenere presente che sono passati dieci anni anche da quando venne firmato a Vienna, il 14 luglio 2015, un grande accordo diplomatico per risolvere pacificamente la questione del nucleare iraniano. Un accordo vero, negoziato da Stati Uniti, Iran, Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Germania con la partecipazione della Commissione europea, per la quale firmò la nostra Federica Mogherini. Un accordo che l’Iran stava rispettando. Sembra incredibile, nel mondo di oggi: eppure il risultato era stato raggiunto senza bombe.
Poi l’8 maggio 2018 Donald Trump, presidente in carica degli Stati Uniti, sotto richiesta di Israele, annunciò unilateralmente l’uscita dall’accordo, rilanciando le sanzioni economiche contro l’Iran.
Al prossimo giro: And the wiinner is…?
Tiziano Conti
Foto Trump da Wikipedia, di Daniel Torok – White House Facebook, Iran – Israele da Google maps

