di GUIDO NERI
Passogatto, come usava nei borghi medievali, ha il potere religioso di fronte al potere civile, cioè il parroco dell’oratorio della Madonna di Loreto fronteggia Ciro del circolo Arci (che in questo caso significa Associazione Ricreativa Ciro International). Le versioni sull’origine del nome Passogatto ovviamente sono diverse fra i due poli. Don Davide racconta che il guado di Passogatto era costituito da pali di Pioppo Bianco (Populus Alba) chiamato in italiano anche Gattice e da lì passo del gattice e poi “pass de gat”. Sappiamo però, che nelle trascrizioni dall’italiano al dialetto o dal dialetto all’italiano, succedono spesso equivoci, come nel caso della Madonna di Genova a Cotignola, in cui la zemna (dal latino gemina cioè le due mani accostate a formare una scodella) è diventata Genova. Ciro invece racconta che Dante, andato in visita al Vescovo di Imola, rimase bloccato da una pioggia durata tre giorni, ma percorrendo i guadi del Santerno, raggiunse al borgo di cui parliamo il cui guado era costituito da sette/otto sassi piuttosto grossi e scivolosi. Dante si inginocchiò e, a “gattoni” riuscì a raggiungere l’altra sponda. Sembra impossibile che Dante con la palandrana rossa che gli era abituale, potesse gattonare sul Santerno. Si sarà tolto la palandrana, ma è ancora più ridicolo pensare a Dante in mutande che percorre il guado. Perfino il gatto con gli stivali potrebbe essere più credibile di questa versione, e quindi il toponimo è un mistero irrisolto. L’oratorio, poi, con le sue nicchie sormontate dalla conchiglia, testimonia trattarsi di una tappa per pellegrini diretti a Roma, ma non risulta che da lì passasse una strada romea, né francigena, né allemanna. La conchiglia era il simbolo dei pellegrini e serviva per il po’ di cibo che i pellegrini chiedevano per carità alle chiese. Allo stesso modo la zemna di Cotignola serviva per contenere la quantità di farina necessaria per una piadina. Adesso conoscete i misteri, divertitevi a risolverli!

