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Lugo: una lettera congiunta del parroco della Collegiata, del rappresentante della comunità islamica e della sindaca

«Non ci sono spazi per minimizzare o tollerare azioni che, prima ancora di colpire un luogo o un simbolo religioso, danneggiano la convivenza di tutti»

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Ci accomuna la volontà di preservare il benessere, la sicurezza e la stabilità dell’intera comunità lughese.

Per questo biasimiamo e stigmatizziamo con fermezza gli atti compiuti da alcuni giovani all’interno della Chiesa della Collegiata.

Sono gesti che non possono essere minimizzati né tollerati. Davanti a quanto accaduto, intendiamo fare fronte comune e rafforzare, ciascuno per il proprio ruolo, quel presidio educativo che deve prevenire e intervenire laddove evidentemente è mancato.
L’unità di una comunità permette di accompagnare, correggere ed educare i disagi che la fragilità genera in gesti di violenza.

Nessuna religione invita a distruggere i simboli o i luoghi di culto di un’altra confessione.
Quando accade, siamo di fronte a distorsioni e interpretazioni dell’uomo, non agli insegnamenti della fede.

Violenza, vandalismo, abuso e sopraffazione non appartengono al vivere insieme.

Le nostre comunità si riconoscono invece nella convivenza, nella pace, nel rispetto reciproco, nel contrasto all’odio e nella solidarietà. È su questi valori che vogliamo costruire il nostro impegno comune.

Desideriamo mettere in campo tutte le energie e le risorse a nostra disposizione: dai servizi sociali ed educativi al dialogo con le famiglie, dal coinvolgimento delle comunità al sostegno di altre ragazze, ragazzi e insegnanti.

Perché quando le persone si assumono insieme la responsabilità del bene comune, possono essere la risposta più forte all’ingiustizia e alla marginalità.

Riteniamo inevitabile la scelta di sporgere denuncia: episodi di questo tipo non possono essere accettati; ma siamo altrettanto consapevoli che, quando si parla di giovanissimi, non sarà certo un percorso giudiziario, da solo, a ristabilire la giusta direzione.

«Occorrono un lavoro quotidiano, educativo e consapevole, la presenza di adulti e la responsabilità di tutta la comunità – dichiara Don Leo Poli -. Stimando quanto già in atto, aiuto allo studio, doposcuola, progetti per le medie di scuola-lavoro, attività ricreative di aggregazione guidata. Sostegno concreto allo sviluppo».

«La comunità islamica esprime la più ferma condanna dell’atto vandalico compiuto – dichiara Kareem Oshoala -. Violenza e vandalismo non sono il frutto di nessuna religione, etnia e cultura. Rappresenta una ferita dell’intera cittadinanza che tuttavia non deve diventare una spaccatura nell’armonia della comunità. È doveroso che ciascuno di noi, in diversi ambiti, si impegni educativamente affinché episodi simili non si verifichino più».

«Siamo pronti a fare la nostra parte, mettendo al tavolo i nostri servizi sociali ed educativi, insieme alla volontà già espressa di potenziare il presidio del territorio – dichiara Elena Zannoni -. Quando parliamo di ragazzi che potrebbero essere ancora alle scuole medie, darli per persi sarebbe un fallimento per tutti. Dovranno comprendere e assumersi la responsabilità delle proprie azioni, ma allo stesso tempo avere l’opportunità di essere accompagnati e sostenuti da un percorso educativo. Vogliamo che Lugo resti unita e sia davvero “il villaggio che fa crescere i bambini”».

Noi ci siamo.

Insieme, con chiarezza e a gran voce.

Non ci sono spazi per minimizzare o tollerare azioni che, prima ancora di colpire un luogo o un simbolo religioso, danneggiano la convivenza di tutti; e danneggiano anche quella grande parte della popolazione straniera o di seconda generazione che vive a Lugo nel rispetto delle regole, è integrata e partecipa ogni giorno alla vita economica, sociale e civile della nostra città.

Non diamo per perso nessuno, ma senza sconti sul rispetto delle regole della convivenza civile.

L’emergenza educativa che scaturisce dai fatti avvenuti, impone impegno, responsabilità e prospettive progettuali capaci di generare ambiti abilitati ad accogliere, curare e accompagnare.

L’unità delle forze in campo esprime l’urgenza di una condivisione operativa capace di prevenire l’emergere di tali eventi.

Don Leonardo Poli – parroco della Collegiata – San Gabriele

Kareem Oshoala – rappresentante della comunità islamica a Lugo

Elena Zannoni – Sindaca di Lugo

Foto Wikipedia di Maddy16869 – Opera propria, CC BY-SA 4.0,