The Steady State è un’organizzazione nata nel 2016 in risposta alla crescente deriva autoritaria negli Stati Uniti.
Sul suo profilo Linkedin scrive: “Gli oltre 400 membri di “Steady State” sono ex funzionari della sicurezza nazionale che restano fedeli al giuramento di “difendere la Costituzione da tutti i nemici, esterni e interni”. Continuano a promuovere la democrazia, lo stato di diritto e la sicurezza nazionale, fondandosi sui valori condivisi dalla maggior parte degli americani.
I membri di Steady State hanno servito il Paese in diversi ambiti della sicurezza nazionale, tra cui l’intelligence, la difesa, la diplomazia e il settore giuridico. Siamo repubblicani, democratici e indipendenti.”
A raccogliere le loro voci è un’inchiesta del Financial Times e la testimonianza più tagliente arriva da un avvocato. Mark Zaid combatte da mesi in tribunale contro la revoca della propria autorizzazione di sicurezza, decisa da Trump il primo giorno di mandato contro cinquanta ex funzionari colpevoli, ai suoi occhi, di aver firmato nel 2020 una lettera riguardante la vicenda del computer di Hunter Biden: “Sono state tolte tutte le barriere di sicurezza – dice -. E credo che il peggio debba ancora arrivare”.
Nei giorni scorsi hanno lanciato l’allarme sul piano di Donald Trump, l’uomo d’affari che aveva promesso di andare a Washington per tornare a dare il potere al popolo e toglierlo alle élite, che invece sta creando una macchina per accentrare il proprio potere come mai prima nella storia americana. Il presidente – dicono – starebbe seguendo, nel suo secondo mandato, il manuale di istruzioni di ogni autocrate: indebolire i contrappesi al suo potere e rendere il Paese meno sicuro.
“Gli autocrati hanno modalità relativamente comuni di conquistare ed esercitare il potere”, spiega Paul Kolbe, ex dirigente della Cia, che ha lavorato in aree dell’ex Urss e nei Balcani. “Tutte queste cose, per me, fanno rima con ciò che stiamo vedendo accadere negli Stati Uniti”, aggiunge.
Intanto, il “culto della personalità” appare inarrestabile. “Trump vuole la sua faccia sui nostri passaporti. Vuole la sua faccia sui nostri soldi. Neanche Mao era arrivato a tanto”, spiega Gail Helt, ex analista dell’intelligence, riferendosi all’ex presidente comunista cinese.
Un altro gruppo formato da veterani dell’intelligence, l’Institute for the Study of States of Exception, un’organizzazione di ricerca indipendente e apartitica, che si concentra sull’abuso globale dei poteri di emergenza e sulla tendenza allarmante che vede i poteri governativi straordinari trasformarsi in misure permanenti, ha lanciato l’allarme sulle prossime elezioni di novembre.
I funzionari dell’amministrazione potrebbero utilizzare i poteri d’emergenza per interferire con le elezioni di mid-term, quando verrà eletto il nuovo Congresso. Le preoccupazioni si sono moltiplicate a luglio, quando in un messaggio alla nazione Trump ha accusato la Cina di aver interferito nelle elezioni del 2020, nonostante un rapporto del National Intelligence Council – il centro del governo degli Stati Uniti per l’analisi di intelligence strategica a medio e lungo termine – l’avesse escluso. Il richiamo costante all’invasione comunista, come negli anni del maccartismo, non sembra casuale.
E neanche la Cia riesce a fermare la deriva del Presidente: tutti quelli che avevano sostenuto l’ipotesi di un coinvolgimento russo a favore di Trump sono stati privati dell’accesso a documenti sensibili.
Kennedy, Reagan, Obama: gli Stati Uniti hanno conosciuto di meglio!
Tiziano Conti
Foto Wikipedia, di Daniel Torok – White House Facebook

