Dietro le tragedie della solitudine di questi giorni

L’omicidio-suicidio a Pietralata, in cui sono morti padre e madre e la loro figlia disabile, di 5 anni. Poi a Finale Ligure, le vittime di nuovo sono state padre, madre e un figlio minorenne. Quindi a Ostia, dove un uomo si è ucciso gettandosi dal quarto piano e in casa è stata trovata la madre senza vita.

Questi ultimi giorni sono funestati da una lunga scia di sangue, di tragedie familiari e omicidi-suicidi.

Quella che ha lasciato più colpiti è la terribile storia del padre che ha ucciso la bambina di cinque anni con una serie di gravi difficoltà: paralisi cerebrale, ritardo motorio e cognitivo, epilessia, poi la moglie e infine si è suicidato. È un orribile delitto che ovviamente non può essere giustificato; ma vale la pena cercare di capire quello che può essere accaduto.

Sicuramente la coppia si è sentita abbandonata, lasciata sola, senza servizi, senza aiuti.

Questa tragedia ci induce a riflettere sul destino di ogni essere umano. Ciascuno di noi nasce libero e uguale, nei diritti come nei doveri, ma ognuno di noi è unico e irripetibile nel suo essere. Ci sono persone particolarmente intelligenti, che lavorano per trovare cure per malattie per cui oggi moriamo. Ci sono gli sportivi pieni di forza e di salute, che portano il proprio corpo al massimo delle loro potenzialità, per raggiungere le vittorie che poi ci emozionano.

E poi ci sono persone che nascono con diverse disabilità. La loro vita è preziosa quanto la nostra, anzi arricchiscono la comunità proprio con la loro diversità, perché ci aiutano a capire il valore di ogni gesto, di ogni sorriso, di ogni attimo della vita. Tuttavia hanno bisogno di aiuto. Di risorse, anzitutto: centri specializzati e personale preparato in grado di garantire loro cure e assistenza.

Quando tutto questo manca, il problema non riguarda soltanto le singole famiglie, ma tutti quanti noi.

Per esempio una cosa che possiamo fare ognuno di noi è quella di dare il nostro contributo a quanto lo Stato può investire in sanità, ricerca, assistenza, secondo quanto indicato dalla nostra Costituzione all’articolo 53: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

La pubblica amministrazione che riceve le risorse poi le deve impiegarle bene. Lo spreco e il mancato versamento delle imposte dovute sono particolarmente gravi, anche se in Italia non tutti la pensano così.

Poi c’è un problema di strutture e di personale. L’assistenza da assicurare a una famiglia che deve prendersi cura di una persona con disabilità non è soltanto materiale, ma anche psicologica.

Una delle cause della tragedia è il fatto che i genitori erano angosciati da quello che sarebbe potuto accadere alla bambina quando loro non ci sarebbero stati più.

La legge sul “Dopo di noi”, approvata nel 2016 e che favorisce la vita autonoma e l’inclusione sociale, crea percorsi di cura e assistenza su misura per ogni persona, finanzia case famiglia, co-housing e residenze simili a quelle familiari, rappresenta un passaggio importante in questa direzione. Ma ha bisogno di essere applicata con decisione, avendo le risorse per adempiere la sua missione.

Infine, noi possiamo tenere lo sguardo fisso a quelle realtà che si mettono al servizio di ogni persona che ha bisogno: ad esempio, ogni volta che incontro Debora e la sua “Spiaggia dei valori”, che permette una vacanza anche a chi ha gravi disabilità e la realtà di tutti i volontari che operano con lei a Punta Marina, mi si apre il cuore alla speranza. La solitudine non è l’ultima parola.

Risorse, strutture, solidarietà perché non capiti più di leggere notizie di tragedie come quelle di questi giorni.

Tiziano Conti

Immagini dal sito web di “Insieme a te”

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