Nuova collocazione della salma di Mons. Ennio Vaccari

Il ricordo di Vittorio Tampieri


Dopo ventidue anni, in questi giorni è stata riesumata la salma di Don Ennio, che fu prevosto della Collegiata dal 1959 al 1991.
La comunità della Collegiata e la città di Lugo devono molto al suo ministero. Le sue spoglie ora sono state poste in un’urna e oggi, SABATO 8 MARZO, dopo una CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA, alle 10,00, presieduta dal Vicario Generale mons. Giovanni Signani, nella Basilica della Madonna del Molino, saranno portate in corteo funebre nel cimitero monumentale del Comune di Lugo, nell’arcata n. 78, dove riposeranno nell’attesa della risurrezione dei corpi.

È già trascorso un ventennio da quando Don Ennio ci ha lasciato per addormentarsi tra le braccia del Signore. Ora che le sue spoglie, poste in un’urna, saranno traslate in altro luogo in cui riposava nel cimitero di Lugo, è doveroso ricordarlo in modo speciale con una Concelebrazione Eucaristica e successivo corteo fino alla dimora ultima della vita terrena, affinché non soltanto i parrocchiani e i cittadini lughesi che l’hanno conosciuto, ma anche le nuove generazioni, sappiano che questo splendido sacerdote è stato un raro esempio di fede. Direi di più: un gigante della fede. 


Un sacerdote convinto che la Chiesa va rinnovata tramite l’ascolto continuo della Parola di Dio che modifica i cuori e li pone in conversione, in un cammino dove la comunità è “corpo pulsante” e la Celebrazione Eucaristica è la strada che conduce l’uomo dalla morte alla risurrezione, sospinto dall’incontro con Cristo vivente, di Pasqua in Pasqua, fino alla Pasqua celeste.

Spulciando tra le ultime omelie di don Ennio, raccolte nell’opuscolo “Maranatà tha ”, per ricordare lo spirito di cui era avvolto, si riportano alcuni stralci dell’omelia pronunciata il 7 giugno 1992, festa di Pentecoste.

<Fratelli bisogna che diamo una svolta al nostro quotidiano. Bisogna che cominciamo a credere all’amore di Dio che è nella nostra vita, e Dio ci ama – vedete – Dio ci ama di un amore così grande che non riusciamo nemmeno a capirlo … quanto sia grande l’amore in cui Lui ha messo in croce suo Figlio. 


Non ha messo in croce me, non ha messo in croce te; ha messo suo Figlio in croce perché i miei peccati, fratelli, sono tanti, anche se sono un prete, e i tuoi peccati sono tanti anche se tu cerchi di nasconderli, perché i nostri peccati siano perdonati.. E da questa dolcezza di perdono, da questa certezza che ci viene dalla serenità – quando io do l’assoluzione, mi fa sempre una grande impressione quando dico “ … il perdono e la pace”. Cioè Dio ci può dare il perdono dei peccati, ma ci può anche dare la serenità, nonostante abbiamo peccato.

“Se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alla sua sofferenza per partecipare alla sua gloria”.

Nella tomba del giorno di Pasqua c’era il corpo morto di Gesù di Nazareth e lì c’erano tutte le nostre sofferenze, tutte le nostre angosce, il pianto dei bimbi abbandonati dai genitori, il pianto delle spose e dei mariti traditi, l’angoscia dei disgraziati che scappano dalla loro casa per la guerra, le malversazioni dei potenti che non si accorgono del pianto delle popolazioni affamate, degli ammalati che soffrono negli ospedali, il pianto dei carcerati …

Queste sofferenze erano là dentro, nel sepolcro. E se noi crediamo alla mattina di Pasqua, Cristo risuscitato, è venuto a vita nuova.

“Signore che dobbiamo fare?” .

Credere soltanto credere. Se abbiamo il coraggio di credere, fratelli miei, non ci fa più paura la morte, perché Cristo è risuscitato e nella sua risurrezione c’è la mia risurrezione e la tua risurrezione che è che ogni pianto sarà consolato, che ogni lacrima sarà tersa, che i prigionieri saranno liberati e ci sarà data una speranza.

Oggi non c’è più alcuna speranza in questa nostra società che pensa soltanto a mangiare, a divertirsi e a sfruttare il prossimo.

C’è una speranza: è Gesù di Nazareth. Crediamoci, crediamoci con tutto il cuore>.

LE SUE ATTIVITA’ E LE TAPPE DEL SUO MINISTERO

Don Ennio è nato a Castel San Pietro il 6 agosto 1927, battezzato il 14 successivo e cresimato il 2 settembre 1934.

E’ stato ordinato sacerdote il 3 giugno 1950 in San Cassiano a Imola e quindi nominato Cappellano a Riolo Terme (1950-1955). E’ poi divenuto Vicario Economo a San Lorenzo e Parroco della medesima parrocchia (1956-1959). Inoltre è stato nominato Prevosto della Collegiata di Lugo (1959-1991).

Fu insegnante di Religione nelle scuole statali dal 1958 e membro del Consiglio diocesano (1964). Inoltre fu Vice assistente della Giunta Diocesana di Azione Cattolica (1964), Rettore del Pio Suffragio di Lugo dal 1991 e Prelato domestico di Sua Santità dal 1991. Il decesso avvenne sabato 18 luglio 1992.

Iscritto alla Pia Unione dei Sacerdoti Filippini, Don Ennio fondò con alcuni altri, nel marzo del 1980, la Casa della Carità “Madonna del Mulino”, per andare incontro alle esigenze dei sofferenti Fu ideatore e promotore del Centro di Assistenza Sociale delle Acli, Assistente dell’Unitalsi di Lugo e delle San Vincenzo parrocchiale. Negli anni sessanta partecipò al Movimento dei Focolari e dette avvio a molte iniziative ecclesiali. Tante di queste iniziative sussistono ancora nella parrocchia.

Beneficò molti poveri estraendoli da condizioni di pianto e di miseria per immetterli in un cammino dignitoso. Curò le piaghe della sofferenza umana, invitando le persone a scegliere la strada di Cristo e non quella effimera del mondo.

Negli stessi anni sessanta, trovandosi la Collegiata in stato di collabenza, questo sacerdote, grazie alla sua grande dinamicità e a uno spirito limpido e indomito, con uno sforzo immenso riuscì a far riportare la chiesa ai vecchi splendori.

Don Ennio però sentiva la necessità di annunciare la Parola di Dio e di manifestarla nella sua interezza. Sentiva che in questo mondo secolarizzato occorreva un’iniziazione cristiana per rafforzare la fede non soltanto nei ragazzi ma anche negli adulti. Per questo motivo dette spazio al cammino neocatecumenale.


Lui stesso si era messo in questo nuovo movimento, in questo cammino di riscoperta del battesimo e si gettò con impeto per affermarlo in ogni parrocchia Per lunghi anni portò la Buona Notizia in molte parti del nostro territorio con il suo brusco modo di fare, ma con la delicatezza di chi ha “dentro” qualcosa di grande da donare agli altri. Furono anni splendidi, difficili e faticosi. 

Ebbe anche alcuni momenti d’incomprensione, a volte tradotti in scontri d’intenti, con i catechisti che conducevano il cammino neocatecumenale, ma lui rispondeva a queste difficoltà con la libertà dei forti, con il cuore umile del Cristo, senza alcuna remora né infingimento perché sapeva che ogni creatura è stata fatta per l’Infinito e per l’Infinito va condotta.

Certo di essere “pastore” della sua parrocchia non si è però rinchiuso su un solo “Movimento” ma ha dato spazio a Comunione e Liberazione ed ha lasciato spazio a tutti quelli che con serietà desideravano fare un cammino, un’esperienza di fede nella chiesa perché la Chiesa – diceva – è come un giardino in cui ci sono tanti fiori dai diversi colori, qualità, profumi che crescono in tempi diversi. Carismi che tutti devono essere rispettati e aiutati. Quella che è importante è l’unità di fondo – affermava – l’unità di fondo in riferimento a Cristo e alla sua Chiesa.

Don Ennio considerava la sua morte come la sua Pasqua, come il passaggio dalla precarietà terrena all’Eternità di Dio. E’ per questo che a vent’anni dalla morte, la Collegiata lo vuole ricordare con una lapide che resti nel tempo, a memoria dell’uomo che trasse molte persone dall’indifferenza sia per portarle sul sentiero tracciato da Cristo sia per essere in comunione profonda col Padre.

Vittorio Tampieri

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