Renzi appoggia il consigliere provinciale dell’UDC Spadoni

Sui premi ai dirigenti

Giusto in questi giorni è stato firmato il provvedimento con il quale l’amministrazione provinciale ha quantificato il fondo per il finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti per l’anno 2014.
Tale provvedimento prevedeva un fondo di ben 660.422,00 ma siccome l’ammontare complessivo, per legge, non può superare il fondo del 2010, per differenza è stato determinato un totale di euro 512.402,00.

Sia ben inteso, nulla di anormale poiché la dirigenza si muove all’interno di una cornice legislativa inoppugnabile, tuttavia rispetto all’architettura complessiva questa materia si presta ad una serie di valutazioni ancor prima etiche rispetto a quelle meramente normative. 


Si pensi che tali risorse sono assegnate esclusivamente a dieci dirigenti della Provincia, mentre un capitolo di entità grosso modo molto simile a quello, viene frazionato all’intero organico dell’ente composto di circa quattrocento dipendenti. Il tutto all’insegna del principio di equità e uguaglianza tanto caro alle forze di sinistra!

Inoltre l’attribuzione economica delle funzioni dirigenziali suddivisa per legge in tre fasce (ad esempio nel 2011 la prima corrispondeva a 45.000,00 euro, la seconda a 28.700,00 e l’ultima a 19.400,00 euro) ha fatto ricadere la scelta dei dirigenti ravennati naturalmente sulla prima fascia. 

Insomma, non si tratta solo di avvalersi di un diritto previsto dalla legge, ma anche di una questione di ordine etico e morale, aspetto non marginale, peraltro in qualche misura messo in evidenza da una parte del sindacato stesso.

Ora il premier Matteo Renzi, nelle sue centinaia di proposte operative e programmatiche, pone l’accento sulla burocrazia asfissiante, sulle regole e sulle norme che, paradossalmente non eliminano l’ illegalità. 

Addirittura l’ex sindaco di Firenze si spinge oltre sino ad affermare come una delle cause dell’immobilità sia riconducibile ai dirigenti dell’amministrazione pubblica, – anche se il termine “dirigente” probabilmente nel contesto dei suoi interventi è riferito ai livelli ministeriali e a quelli degli alti burocrati dello stato -. Renzi tuttavia, con le avvincenti doti di dialettica ed eloquenza, – prerogativa di noti esponenti storici e politici come Mussolini, Almirante e Berlusconi…, non esita a parlare di “rivoluzione dei dirigenti” i quali saranno ridotti numericamente, pagati sempre meno e tutti con nomina a tempo.

“ Penso sia civile – continua il neo premier – un Paese che afferma la contestualità tra l’espressione popolare del governo e la struttura dirigente della macchina pubblica”.

Nel mirino, dunque, potrebbero esserci i dirigenti fino alla seconda fascia che diventano tali per concorso, ma soprattutto quelli di prima fascia e le figure ‘apicali’ che, invece, sono di nomina politica: dai capi di gabinetto, ai segretari generali, ai funzionari e istruttori incaricati direttamente a vario titolo.

Anche la Provincia di Ravenna, dal livello politico a quello della dirigenza, in larga parte omologata e coerente con lo spirito costruttivo renziano accetterà e condividerà queste ricette tese a guarire l’Italia, anche a costo di rinunciare a qualche rendita di posizione?

Gianfranco Spadoni
Consigliere provinciale Udc

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