Bagnacavallo: fuori dalle normative e fuori dal tempo un centro commerciale
di Gianfranco Spadoni
La notizia di un nuovo centro commerciale di tipologia alimentare ed extra alimentare per svariate migliaia di metri quadrati di vendita a Bagnacavallo, prima di ogni altra cosa ci rende increduli soprattutto perché si tratta di un’iniziativa fuori dal tempo.
Infatti, in un così lungo periodo di crisi economica accompagnata da una profonda stagnazione dei consumi, pensare di creare una mega struttura a Bagnacavallo, a ridosso della via Naviglio, quando esistono a poca distanza strutture come il centro Globo di Lugo, il centro commerciale le Maioliche a Faenza e l’Iper Esp a Ravenna il cui raddoppio della superficie è in fase di attuazione, appare, appunto, un’iniziativa estemporanea e fuori dal tempo.
Pur alla presenza di una variante adottata dal Comune di Bagnacavallo, tale iniziativa è in forte contraddizione con il quadro conoscitivo redatto dalla società Tecnicoop per conto della Provincia di Ravenna e dalla Camera di commercio, il quale ipotizza, semmai, un possibile inserimento di grandi strutture non alimentari nei nodi infrastrutturali e di attrazione del territorio a proposito degli obiettivi prioritari di salvaguardia e valorizzazione dei punti di forza esistenti, vale a dire le medie strutture e il commercio nei centri storici.
Se questo studio non fa testo, tuttavia, il Piano territoriale di coordinamento provinciale meglio conosciuto con l’acronimo PTCP, proprio riguardo all’ambito della Bassa Romagna, pone l’accento sul miglioramento e la valorizzazione dei centri storici qualificando in particolare le piccole e medie strutture e il commercio su suolo pubblico con particolare riferimento ai “mercati storici”.
Il citato Piano, inoltre, inserisce l’ipotesi d’inserimento delle grandi strutture non alimentari in quadro di obiettivi prioritari di salvaguardia e valorizzazione dei punti di forza esistenti: medie strutture e commercio dei centri storici. Non esiste traccia di possibili ipotesi legate al settore alimentare.
Questo sviluppo selvaggio dei grossi centri commerciali che ormai operano senza alcuna cornice normativa di riferimento, ha letteralmente inginocchiato la piccola impresa commerciale, e proprio per questa ragione dovrebbe imporre agli amministratori locali un serio approfondimento sulla questione inerente la programmazione e lo sviluppo del territorio.
Territorio ormai palesemente sbilanciato a favore delle grandi unioni esercitate nelle varie tipologie – dai supermercati agli ipermercati – senza, peraltro, assicurare il ruolo basilare riferito alla tenuta economica ed occupazionale, oltre alla correttezza concorrenziale a totale vantaggio della grande distribuzione.
Evidentemente gli strumenti di programmazione si sono rivelati elastici e pronti a ogni tipo di modifica: una sorta d’ inaccettabile Far West, sui cui la Provincia avrebbe l’obbligo di esprimersi con chiarezza.
Al riguardo, inoltre, si chiede se la scelta ipotizzata per Bagnacavallo sia coerente e pienamente rispondente con il citato Piano territoriale provinciale e con le normative vigenti.
Gianfranco Spadoni
consigliere provinciale Udc