La cava di Russi trasformata in una discarica per i rifiuti urbani

Scarica barile tra Comune e Provincia

di Gianfranco Spadoni

La cava di Russi trasformata da decenni in una discarica per i rifiuti urbani, rischia di diventare l’esempio classico di cattiva gestione del territorio da parte degli enti locali, ma nel caso di specie le responsabilità oggettive non possono essere attribuite tout court esclusivamente all’amministrazione russiana. La prima anomalia di quest’ultima consiste nel fatto che un ente pubblico decide autonomamente di gestire una discarica senza la dovuta autorizzazione regionale e in particolare quella dell’Agenzia territoriale per i servizi idrici e rifiuti, un’agenzia degli enti locali composta da Comuni e province. 


Lo stesso Comune, inoltre, non si limita a operare “abusivamente” (anche se tutti probabilmente sapevano) ma addirittura non da corso a un atto deliberativo concernente, appunto, il piano di risanamento della discarica in oggetto approvato dal Consiglio comunale russiano già nel 1987. 

Ma se il soggetto che sino ad ora ha gestito la discarica non ha probabilmente controllato gli aspetti ambientali e i parametri meteo climatici, i gas di discarica, le acque sotterranee e di superficie, suolo, sedimenti etc, la Provincia avrebbe dovuto agire molto prima e con maggiore determinazione. 

Avrebbe dovuto, cioè, attivare provvedimenti cogenti per intimare la chiusura della discarica o, almeno, tentare di salvaguardare le norme ambientali e di tutela della salute, che in una scala di priorità si collocano al primo posto.

In questo senso Arpa a sua volta, doveva svolgere controlli sugli aspetti ambientali, dalle acque sotterranee e di superficie, al suolo, ai sedimenti e al percolato, oltre a visite ispettive sulla discarica. La presenza di Solfati e Boro, nelle analisi delle acque, richiede precauzioni speciali che non possono essere sottovalutate.

Insomma, nel quadro complessivo emerge un chiaro esempio di gestione pasticciata e oltretutto pericolosa per la tutela della salute pubblica. 


A questo punto gli enti locali tentato di giocare a scarico barile ma oltre ad emergere una corresponsabilità dei vari soggetti istituzionali, sorge legittimo chiedersi con quale coraggio e autorevolezza gli stessi enti deputati ai controlli (Regione, Provincia, Arpa…) procedono in modo disinvolto a compiere ispezioni presso aziende per il controllo del rispetto delle normative ambientali?

Gli enti pubblici, dunque, hanno offerto un pessimo esempio di cattiva amministrazione. E’ proprio il caso di affermare che predicano bene ma razzolano male!

Gianfranco Spadoni
Consigliere provinciale Udc

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