Massa Lombarda ricorda Luigi Mazzolani

Luigi Mazzolani

(Gigetto d’Brenta)

18 febbraio 1928 • 22 agosto 2021

 

Ricordo di un amico

Negli ultimi mesi della sua vita terrena, giornalmente o quasi, in una sorta di rito, lo vedevi camminare lentamente dalla sua abitazione sita in via Dini e Salvalai fino al centro di Massa Lombarda e ritorno. Assorto, preso dai suoi pensieri, ma forse ancor più dal paesaggio che non si stancava mai di ammirare, Luigi Mazzolani, massese di nascita, era conosciuto da tutti o quasi.

Nato il 18 febbraio 1928 da Sante Mazzolani (1900-1986), bracciante e Rosa Lama (1908-1986), casalinga, in un caseggiato lungo la Selice, strada provinciale che conduce a Conselice, Luigi, figlio unico, diventa tutt’uno di una famiglia di braccianti, costretta in quegli anni difficili a sbarcare il lunario prima nelle risaia e successivamente nel duro lavoro dei campi, arrotondando le magre entrate con qualche battuta di caccia o in altri piccoli lavoretti.

Nel 1942, a conclusione del suo percorso scolastico, con tanto di licenza di III Avviamento in saccoccia, Luigi entra nelle vesti di apprendista nella rinomata officina degli sfortunati fratelli Ettore e Leo Dalle Vacche, uccisi nel 1944 dalla furia sanguinaria del verbo fascista.

Il cruento e vile episodio, condannato da ogni parte sana del Paese, costringe “Gigetto” a guardarsi attorno e alla ricerca di una nuova occupazione. Tornerà a lavorare nei  campi e successivamente in “Terre Emerse”. Nel frattempo, anno 1945, “Gigetto” fa la sua prima e ultima scelta politica e si iscrive al PCI.

«Avevo 17 anni – affermò Luigi in una lunga intervista del giornale di Massa n. 149 del dicembre 1989 – Ci pensai su per un po’, poi decisi di iscrivermi per una questione di democrazia. Democrazia e partecipazione: credo che ciascuno di noi abbia il diritto  e il dovere di occupare un determinato spazio nella società. Anche in natura vale lo stesso principio, gli animali si cercano un loro spazio vitale, lo marcano e lo difendono con tutte le forze che hanno a disposizione».

Il 21 gennaio 1959, mettendo fine a un fidanzamento durato numerosi anni, Luigi Mazzolani rompe gli indugi e sposa Francesca Bassi (1933), originaria di Conselice, La giovane coppia si era conosciuta a San Patrizio, in una delle tante serata dedicata al ballo e al sano divertimento. E lì, fin da subito, era scattata la classica “fiammella” che arriva  direttamente al cuore. Figlia di Ermenegildo Bassi (1900-1989) e Rosa Ceroni (1902-1983), dediti essi pure alla terra, il “fuoco” dei Bassi comprende altri tre figli: Lucia, Romano e Pierina.

Subito dopo le nozze, di comune accordo, Luigi e Francesca decidono di coabitare con la famiglia di lui. E in quella casa colonica, alle porte di Massa, lungo la Selice, dalla felice unione nasce Cosetta (1960) seguita, nel 1972, da Mara. Due anni dopo il lieto evento la famigliola cambia la sua residenza in via Dini e Salvalai, in un caseggiato moderno ricco di ogni conforto.

Seguono anni di impegno sociale e amministrativo. Dal 1960 al 1975 Luigi vive l’esperienza di consigliere comunale, così come quella, nel corso del tempo, di presidente della Coop Agricola Braccianti e della Coop Coloni.

Raggiunta la meritata pensione in “Terre Emerse”, dopo le innumerevoli esperienze vissute, Luigi dedica il suo tempo libero alla storia locale, dando avvio ad una sua prima ricerca sul quartiere di nascita: San Giovanni. Nel 1989 Luigi e Francesca ritrovano il sorriso per un nuovo arrivo in casa Mazzolani. Dalla primogenita Cosetta, infatti, nasce l’atteso primo nipotino, Gabriele, che occuperà uno spazio importante nel cuore dei nonni.

Da allora, fino ai giorni nostri, “Gigetto d’Brenta”, questo il soprannome col quale era noto ai vecchi massesi, si trasforma in “topo da biblioteca” e di “archivi”, stringendo fra le mani e sfogliando con venerazione vecchi tomi ingialliti dal tempo, custodi di un passato costretto troppo spesso all’oblio.

Arriviamo così ai giorni nostri, con gli incontri destinati diradarsi per salute, età e flagello del Covid 19, con Luigi che sempre più si rammarica per le difficoltà d’approccio col computer e con un mondo che sente sfuggirgli di mano.

Luigi Mazzolani, nel tempo, si era ritagliato spazi tutti suoi, fino ad essere additato come uno dei maggiori conoscitori della storia del paese che l’ha visto nascere.

Non era infrequente incontrarlo in archivi storici o luoghi similari, intento alla ricerca di mappe e documenti ingiallite dal tempo capaci di testimoniare trascorsi remoti del suo amato paese. Peccato che per la gran parte i documenti in questione fossero scritti in latino, talvolta maccheronico, una lingua a lui sconosciuta.

Luigi, nonostante questa lacuna non demorde e, nella sua passione smisurata di “conoscere” e “di sapere”, si impegna caparbiamente di entrare in possesso dei primi rudimenti di quella lingua che gli consentirà di fare da spartiacque a mondi a lui sconosciuti.

Eccolo allora impegnato nel ricostruire con infinita passione e tenacia il suo “Massa Lombarda nell’Estimo Friggeri del 1665 e lo sviluppo della proprietà del tempo”, una fedele fotografia seicentesca del suo paese a cui ha saputo regalare, con passione e intelligenza, e caparbietà, una preziosa documentazione storica, e quello altrettanto importante dal titolo: «1630: la peste a Massalombarda, cronologia dei fatti», apparso nel mese di dicembre 2009 sul volume Centro di Studi sulla “Romandiola”, curato dalla editrice Walberti di Lugo. L’argomento era stato trattato dal nostro “Gigetto d’Brenta” nel Convegno di Studi svoltosi a Lugo nel novembre 2007.

Due opere, queste, che rappresentano il suo fiore all’occhiello, seguiti, con l’andare del tempo, da suoi scritti pubblicati su riviste e giornali nostrani.

Cesarina Casanova, insegnante di Storia moderna all’Università di Bologna, nonché valente ricercatrice storica della nostra Regione, e non solo, spende parole di vivo apprezzamento per Luigi Mazzolani: «Luigi Mazzolani non appartiene alla categoria di studiosi locali che si confrontano con difficoltà; la sua ambizione non è la competizione con gli storici di professione ma quello di rintracciare una continuità del presente al passato e, come si intuisce dalle ultime battute del suo saggio, che precede la pubblicazione delle mappe dell’estimo del 1665, di dare a quella società massese, che vede così cambiata negli ultimi anni, l’orgoglio dell’appartenenza e una spinta alla valorizzazione della propria identità. Dicevo che in nessun caso mi è capitato di fare un incontro del genere: Luigi Mazzolani si è presentato a me senza niente in mano, portato quasi suo malgrado a parlare di se stesso e delle sue ricerche, dall’affettuosa insistenza della dottoressa Geminiani. Entrambe siamo riuscite a convincerlo che gli studi che aveva fatto potevano essere pubblicati, che a Massa Lombarda non sarebbero mancati attenzione e apprezzamento».

Alla docente universitaria fa seguito Daniele Bassi, sindaco di Massa Lombarda, che nelle primissime pagine del volume “Massa Lombarda nell’Estimo Friggeri del 1665 e lo sviluppo della proprietà del tempo” ha parole di grande apprezzamento per l’autore del volume e recita così: «Questo libro rappresenta, al proposito, uno straordinario stimolo, una fantastica occasione per riflettere su quanto di buono riescono ad esprimere i cittadini, che possono trasformarsi in studiosi, scrittori, conservando la modestia, l’umiltà, la capacità di ascoltare e comunicare in modo efficace sentimenti ed emozioni. Di tutto ciò la città di Massa Lombarda rende merito a Luigi Mazzolani che, attraverso questa pubblicazione, ci offre una perla raccolta tuffandosi nella profondità della memoria, che non si riduce a pura attenzione nostalgica, ma è intesa come oggetto costante di ricerca».

Fra i suoi interventi scritti apparsi su riviste e giornali ci piace riportare il rito della previsione del tempo, secondo i primi giorni del mese di gennaio, nell’antico mondo contadino, che riguardano da vicino il patrono della nostra città: San Paolo “San Pêval”. Scrive Luigi: Perché “San Pêval di Segn”?

«Fin dall’antichità i contadini dotati di un acuto spirito di osservazione, vivendo a stretto contatto con la natura, da essa trassero gli elementi per interpretare i messaggi che da questa pervenivano. Osservavano la luna, il sole, il vento, il comportamento degli animali della corte, della stalla, il fumo che usciva dal camino, il contenitore del sale e un’infinità di tanti altri particolari e, interpretandone il significato, formulavano le loro conclusioni. Fu un processo molto lungo, frutto di osservazioni che si protrassero per secoli e che coinvolse decine e decine di generazioni. Alla fine del percorso, pur non conoscendo ancora le leggi che regolavano questi fenomeni, erano ugualmente in grado di interpretarle al meglio e fare previsioni sul cambiamento del tempo, con una buona approssimazione, che permetteva loro di organizzare il proprio lavoro nel modo migliore. Se ciò era possibile per una previsione limitata nel tempo, avranno pensato, perché non tentare di estenderla a tutto l’arco di un anno? Perciò, partendo dal medesimo concetto, elaborarono una teoria, molto più fantasiosa, anch’essa basata sull’osservazione dei fenomeni naturali. Questa attribuiva alle condizioni meteorologiche dei primi 24 giorni dell’anno un valore di anticipazione valida per tutti i dodici mesi successivi. Le indicazioni scaturite dall’osservazione dei primi dodici giorni di gennaio, forniscono, nell’ordine, le indicazioni per i primi quindici giorni di ogni singolo mese. Le indicazioni dei restanti 15 giorni, sono ricavate dai 12 giorni successivi. Solo che nel secondo caso, l’abbinamento del giorno/mese va fatto a ritroso, cioè iniziando da dicembre, novembre, eccetera, completando in questo modo la previsione.

Questo periodo di ventiquattro giorni era chiamato “al spej di mis” (le spie dei mesi). Completata la previsione meteorologica, manca ancora la valutazione generale sull’andamento dell’annata. Questo compito era riservato al venticinquesimo giorno di gennaio, giorno di San Paolo (festa patronale di Massa Lombarda). Da qui San Pêval di Segn. Questa previsione si otteneva scrutando la giornata nei suoi eventuali cambiamenti, tenendo conto che: la pioggia, predice abbondanza; il sole, carestia; una giornata nuvolosa, un’annata normale. Questo per i raccolti. In generale, una giornata di vento è presagio di guerra. Una giornata di nebbia preannuncia un anno poco propizio per la salute».

Per Luigi e Francesca seguono altri anni sereni, allietati dalla nascita del nipote Gabriele (1989), figlio di Cosetta, erede che “Gigetto” avrà sempre nel cuore

Poi, nell’evolversi del tempo, ecco implacabile il declino, con gli anni che si sommano agli anni, portatrici, in ogni casa, di doloretti, dolori e medicinali da ingurgitare ogni santo giorno della settimana in numero sempre più cospicuo. Domenica 22 agosto 2021, all’età di 93 anni, Luigi  ci ha lasciati per sempre. Le sue spoglie mortali riposano all’ombra dei cipressi del cimitero monumentale di Massa Lombarda, un luogo a lui noto, motivo per tanti anni di costante ricerca. Noi, amici da tempo immemorabile, con stessa passione per il passato nel sangue, lo piangiamo unitamente alla moglie Francesca e tutti i suoi cari. Con Luigi, “Gigetto d’Brenta” se ne andato anche una piccola parte di noi…

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