Le panchine di Roberto Cumali

LE PANCHINE DEL VIALE

di ROBERTO CUMALI

Le panchine del viale sembra che osservino la gente passare

Ma se solo potessero parlare , le panchine del viale …

,racconterebbero di un tempo di qualche tempo fa , nel quale le panchine del viale erano il palcoscenico del paese , e gli abitanti come attori , recitavano la parte che preferivano nel teatro della giovinezza .

Ogni panchina del viale aveva il proprio gruppo , come se ci fosse stato un misterioso accordo ,di non invasione ,

nelle panchine del viale non ci stava come si pare : c’era quella di quelli vestiti bene pettinati alla moda tipo moroso di Barbie o giù di lì, , che magari programmavano un uscita a Milano Marittima

,

c’era quella dei rivoluzionari , con le magliette sgualcite raffiguranti Che Guevara o i Cure , capelli lunghi e bisognosi di shampoo , che magari programmavano una notte a Bologna o un viaggio a Berlino .

C’erano i ragazzi e basta , quelli di tutti i giorni , quelli che stavano bene con tutti o che con tutti si parlava , vestiti come il periodo chiedeva , che uscivano dal lavoro , dalla scuola , che magari progettavano una pizza alla pizzeria in fondo al viale , che si atteggiavano un poco in cerca di piacere alle ragazze …

Alle ragazze che passavano nel viale coi motorini fianco a fianco , senza un casco che potesse spettinare le loro acconciature voluminose di lacca e schiuma .

Che s lentamente fuggivano i ridenti e facendo finta di ignorare i fischi e gli apprezzamenti non sempre poetici degli abitanti del viale .

Nel viale c’era un parco , dentro al parco non ci andava mai nessuno se non quelli che avrebbero fatto meglio a non entrarci .

Nel viale passavano le macchine molto lentamente , anche senza un fosso o un autovelox , coi finestrini completamente abbassati , i ragazzi dentro alle loro panda , fiat uno , o chi poteva , una nuova golf , si guardavano attorno alle panchine del viale che gli interessava , suonavano il clacson ed alzavano il volume del mangianastri dell’autoradio per far sentire che avevano già l’ultimo dei Simple Minds , dei Clash o dei Talking Heads .

All’uscita di scuola del liceo del viale , non vi erano solo genitori che magari imprudentemente , andavano a prendere le figlie , ma a quell’ora come una moderna pausa pranzo , gli abitanti i del viale , spesso vestiti da lavoro , si mostravano e si proponevano di riaccompagnare loro a casa le studentesse con l’idea poi di invitarle la sera stessa al cinema che stava proprio di fronte al l liceo del viale

All’estremità del viale c’era la stazione del paese o l’ l’incrocio con la via del paese con tanti bei negozi , gli abitanti del viale , sempre con le loro motociclette o automobili parevano scomparire imbucando le estremità , per poi apparire di nuovo qualche minuto più tardi , come per magia , come un domino infinito nella meraviglia di un giorno da giovani .

Era tutto una cosa davvero strana , che difficilmente si poteva immaginare fosse così ricordata nel tempo ….

le panchine del viale : ero solo un ragazzino che sognava già di esser grande , un ruolo nel mondo e una panchina nel viale

Le panchine del viale ci sono ancora , sembra che osservino sempre la gente passare ….

Ma la gente , pare avere sempre fretta , passa velocemente che forse starebbe bene un dosso o un autovelox , e non si ferma , perché non si ferma più nessuno , forse anche perché sono cambiati i modi per parlarsi o trovarsi .

Non è più il palcoscenico del paese , gli attori sono tutto spariti nel vortice inevitabile delle esistenze

Il viale è solo una strada che congiunge la stazione alla via che non ha più molti negozi

Storie

Storie di giovani

Giovani del paese

Paese che cambia

Memorie

Meravigliosi ricordi

Piaceri dei ricordi

Che si raccontano ridendo

In una notte con la luna

E con qualche lacrima negl’occhi

ROBERTO  CUMALI

 

Ultime Notizie

Rubriche