Un habitat da salvaguardare nel libro di Ivan Fuschini “Baia grande”
di Valeria Giordani
‘Baia grande’ di Ivan Fuschini: un libro per divulgare la conoscenza e la tutela- e promuovere la valorizzazione- della ‘Baia grande’che i ravennati conoscono come Baiona, la valle salmastra di circa 1100 ettari a nord della città. Si presenta come una “rete di canali a spina di pesce, simile a una grande mano che si protrae dal mare verso la pineta di S. Vitale”.
“E” un ambiente strappato al divenire del tempo e difficile da conservare” scrive Libero Asioli nella prefazione. Un ambiente che per sue caratteristiche nel corso dei secoli mutava, trasformandosi in dune, lagune, boschi e si riformava più a valle.
Una valle sopravvissuta alla serie di opere idrauliche che si sono succedute nei secoli, all’assestamento territoriale avvenuto nel 1700 e in seguito all’aggressione industriale, e che oggi ha conservato una varietà eccezionale e ricchezza di specie botaniche e di fauna, e conserva tutta la suggestione dell’inoltrarsi nel territorio -e ancora di più, nell’immaginario- tra acque e terre, così evocativo e ispiratore di tanti artisti e poeti. Tra i primi a raccontare questo ambiente da cui emerge Ravenna città d’acque, territorio che le acque dei fiumi e quelle del mare si contendono da sempre, certamente Procopio di Cesarea, che nel V secolo scriveva ” A Ravenna, città circondata da acque del Po e di altri fiumi ed ancora paludi, si assiste ogni giorno a una cosa degna di meraviglia: al mattino l’acqua del mare penetra come un fiume nella terraferma e con la bassa marea i battelli restano prigionieri del fango”. Un ecosistema di ricambio e alternanza di ingressione di acque marine e di sabbie che segue le maree, nelle ‘piallasse’ in cui il mare ‘prende e lascia’ come dice il nome. Ma mentre in passato era la terraferma ad avanzare portando i sedimenti dei fiumi (il Lamone è considerato il grande costruttore della terraferma che oggi ha allontanato il mare di 12 chilometri), oggi è il mare a riprendersi la costa. A proposito del Lamone, che non aveva foce (costruita oggi artificialmente con un canale tra Marina Romea e Casalborsetti) e si riversava in rovinose rotte nelle campagne e nelle valli, e alimentava una vegetazione di erbe palustri testimoniata a tutt’oggi nel Centro etnografico della Civiltà palustre di Villanova di Bagnacavallo, che raccoglie e continua una produzione di manufatti (dagli attrezzi da pesca alle intere abitazioni- i ‘capanni- tutti ottenuti da materiali ed erbe palustri). Il Centro, scientificamente rigoroso, è stato inserito dalla Regione Emilia-Romagna nel suo bacino di “giacimenti culturali”.
A nord di Ravenna, oggi, la valle rimane “l’ultima frontiera di un territorio e di un modo di vivere la natura ormai scomparso altrove” (osservata l’ampia biodiversità- nelle zone umide la fauna nidifica di più- e censita la presenza di 30 specie vegetali, 38 di pesci, 9 di anfibi, 14 di rettili, 200 di uccelli: la zona umida favorisce la nidificazione delle specie).
Innumerevoli i riferimenti e passaggi storici e culturali, dalla flotta romana alle ispirazioni di Dante e Boccaccio, alle cavalcate di Byron, alla fuga di Garibaldi, all’isola degli Spinaroni (raggiungibile solo con barche, usata dai partigiani come base durante la Resistenza).
Il libro di Ivan Fuschini è stato presentato al Circolo dei ravennati e dei forestieri il 30 gennaio scorso dal ‘padrone di casa Beppe Rossi, dall’editore Ivan Simonini, da Libero Asioli (già Assessore Comune e Provincia di Ravenna, attuale Coordinatore faunistico Ambiti territoriali di caccia della Provincia); assente per un imprevisto di salute ma presente con un messaggio Oliviero Mordenti, professore di Scienze mediche veterinarie all’Università di Bologna, esperto di fauna marina e ittica, ritenuto il maggior esperto esistente in materia di anguille, impegnato nella ricerca di tecniche per riprodurle.
La valle viene frequentata e vissuta da capannisti, pescatori, cacciatori, raccoglitori di erbe palustri, amanti di passeggiate nella natura, sportivi, pittori, fotografi (inconsapevoli eredi di quel diritto di raccolta delle risorse offerte dalla valle – dalla legna ai frutti di bosco- gli ‘usi civici’ che Galla Placidia lasciò in eredità alla popolazione ravennate): il libro indica questa frequentazione come una grande risorsa per una gestione oculata e condivisa della Baiona. La valle è il panorama che si presenta dall’alto delle navi da crociera. Ambiente che confina e può confliggere (come evidenziato in interventi del pubblico alla presentazione) con presenze di situazioni problematiche come i sedimenti industriali affossati in una parte della valle, come i depositi di GPL in serbatoi a Porto Corsini, o con il transito indisturbato di mezzi di trasporto pesanti sulla via Baiona anzichè a quella parallela, dedicata a quel traffico. Anche la consuetudine abusata nel tempo di ancorare battelli e adibirli a capanni da pesca va contrastata. Per contro, una “giornata ecologica” indetta dal Comune ha mostrato la coscienza diffusa della necessità di proteggere questo ambiente.
Anche con una associazione culturale “Il tremolar della marina”, che prende il titolo da un verso di Dante (Canto 1 del Purgatorio verso 117, “…sì che di lontano conobbi il tremolar della marina”, alba a cui Dante assiste sull’isola del Purgatorio), è diffusa a Ravenna la coscienza dell’importanza di preservare e tutelare questo ambiente, renderlo fruibile sia per la frequentazione anche turistica oggi che per garantirlo alle generazioni future. La valle Baiona è tutelata da convenzioni internazionali e fa parte del pre-Parco del Delta del Po. Oggi è inserita nel percorso della ciclovia Adriatica.
Interventi importanti hanno impiegato circa 5 milioni di euro negli ultimi anni (con fianziamenti comunali, provinciali, regionali, europei, anche tramite il Parco del Delta del Po) e hanno riguardato gli accessi all’area pinetale, la manutenzione straodinaria dell’argine del Pontazzo per proteggere gli habitat naturali salini e dolci (le acque saline danneggiano i pini), la revisione delle paratie in Baiona, il percorso di riqualificazione dei capanni da pesca, i percorsi lungo il perimetro a nord e la realizzazione di affacci e terrazze in legno. Entro l’anno partirà un piano di fruizione della valle gestito dal Parco del Delta del Po e coordinato dal Comune di Ravenna, con l’impiego di un ulteriore finanziamento di 1 milione di euro. Il sostegno europeo ha permesso interventi di spessore, considerato che il nostro è il Paese che investe di meno (in ambito europeo) per la conservazione e tutela del suo patrimonio naturalistico.
“Baia grande” è edito da Il Girasole.
Ivan Fuschini, già assessore all’Ambiente, turismo, sport e patrimonio nel Comune di Ravenna (fu il più giovane assessore in Italia negli anni 70), oggi nella CNA regionale a Bologna, è autore di pubblicazioni a tema storico ravennate. Coltiva anche la pittura (in copertina del libro, il suo olio su tela “Tramonto sulla Baiona”.
VALERIA GIORDANI
