CESTHA: c’è una realtà da conoscere sul molo di Marina di Ravenna
di Valeria Giordani
C’è una realtà “giovane” di pochi anni, e giovane per gestione, a Marina di Ravenna sul canale Candiano, che tutti dovrebbero conoscere: almeno tutti coloro che hanno a cuore il mare… e che lo frequentano. E’ CESTHA, Centro studi per la tutela dell’habitat marino adriatico. Ha sede nell’edificio (di grande pregio storico) che conserva tuttora la struttura del Mercato del pesce, edificato nel 1938 per rispondere all’esigenza di un mercato allora così fiorente da essere considerato uno dei primi 10 in Europa. Molta acqua è passata da allora in questo canale, e i mutamenti si sono susseguiti. Prima il mare abbondava di pesce; poi per alcuni anni la pesca non si potè svolgere in tempi di guerra: cosa che ha ripopolato il mare determinando poi una pesca abbondante e un mercato fiorente tra gli anni ’50 e ’70. La struttura con una particolare tribuna a gradinata era allora avveniristica, e permetteva ai compratori (grossisti) con appositi pulsanti di fare offerte e aggiudicarsi all’asta le casse di pescato, prima dell’avvento dei tabelloni elettronici. Poi Ravenna scelse altri filoni di economia sul mare: il porto industriale, il turismo balneare e nautico; la pesca e il mercato relativo presero altre strade, quelle di Cesenatico e di Porto Garibaldi, anche perchè la forma di pesca più semplice – quella a strascico- non è possibile là dove i fondali sono percorsi da tubi e condutture. Ha un ruolo anche qualche formazione, tra strutture di appoggio e qualche piattaforma affondata come il Paguro, a creare una sorta di gabbia che fa da incubatrice a specie piccole, impedendo l’accesso a più grandi predatori.
Si è assistito insomma a un progressivo declino della pesca nel mare prospiciente Ravenna tra gli anni ’40 e ’70, e tra il 2013 e il 2014 entra in scena il CESTHA.
Chi sono
“Non siamo ambientalisti” esordisce Simone d’Acunto, direttore e vero leader di una squadra di 7/8 tra ricercatori e specialisti delle scienze naturali, laureati in biologia marina o veterinaria; e precisa: “L’ambientalismo è una ideologia. Noi non siamo ambientalisti, ma scienziati. Il nostro è un Centro ricerche privato, accreditato quale Istituto Scientifico (D.P.R. n. 1639 del 2 ottobre 1968), socio del Cluster Agrifood dell’Emilia-Romagna, e si occupa di programmi di conservazione delle specie soprattutto a rischio estinzione, e della promozione di attività di gestione sostenibile, lavorando in stretta collaborazione con enti pubblici e privati, Università e altri Centri Ricerche.
Ricerca di equilibrio fra tre punti: sostenibilità ambientale, economica, sociale. Tra questi tre punti di sostenibilità si deve cercare l’equilibrio. La squadra ricerca e mette in atto modi efficaci di tutelare e ripopolare le specie marine, soprattutto quelle protette: in particolare tartarughe, cavallucci, squali.
L’ambientalismo punta a “lasciare che la natura segua il suo corso” senza intervenire, o a ripopolare una specie. Noi seguiamo la strada dello studio dello sviluppo sostenibile, quindi del dialogo e collaborazione con coloro che nel mare esercitano una economia, e cerchiamo il punto di incontro.
Salvare le tartarughe
Un esempio? Le tartarughe (CESTHA è oggi il centro di recupero per tartarughe marine più importante in Italia): la pesca a strascico esercitata a nord e a sud del mare di Ravenna cattura le tartarughe e- essendo la tartaruga un rettile, che respira- la costringe nelle reti per troppo tempo impedendo loro di respirare. La direttiva imponeva ai pescatori di ributtare le tartarughe a mare: ma la soluzione non si è dimostrata efficace, perchè molte avevano già trascorso troppo tempo senza respirare, e non sopravvivevano tornando nuovamente nell’acqua. Così, morte per soffocamento, le ritroviamo spiaggiate. Abbiamo calcolato in 4 ore il tempo di apnea sostenibile dalle tartarughe: considerato che la battuta di pesca dura 4 ore, abbiamo ottenuto di far portare le tartarughe catturate- tutte- a terra, consentendo a quelle sopravvissute – 7 su 10- di riaversi prima del ritorno in mare”.
Più seppie in mare
Alcuni anni fa, sempre il Centro attivò una collaborazione con i pescatori per il recupero delle uova di seppia che rimanevano nelle nasse: anzichè disperse col lavaggio, recuperate e fatte incubare nel Centro, poi rimesse in mare. I pescatori hanno apprezzato queste collaborazioni, nel loro stesso interesse per un mare più popolato e più pescoso, ma anche mostrando apprezzamento e quindi sensibilità ambientale”.
Molto impegno anche per ripopolare il mare di cavallucci; e di squali grigi, importanti per l’ecosistema, dei quali è stata individuata recentemente un'”area parto”, in cui nascono gli squaletti, in numero valutato (per precise evidenze) molto superiore a quello di altre aree: 24 l’anno contro i 6-7 piccoli contati in aree analoghe mediterranee.
Recuperati finora (dati di alcuni mesi fa, il conto viene aggiornato due volte l’anno nel sito) 327 tartarughe, 112 squaletti, 685 cavallucci marini, 710.000 seppioline nate da uova recuperate. Nel Centro oggi ci sono 62 tra bacinelle e vasche, con una capienza massima di 80 …ma non bastano. Due importanti realtà affiancano e sostengono l’attività del Centro con due progetti.
I progetti
In una riunione del Propeller Club- club degli operatori del Porto di Ravenna presieduto dall’avv. Simone Bassi, che propone periodicamente approfondimenti sui temi del porto e dell’economia del mare- due realtà hanno presentato i propri programmi di sostegno all’attività del CESTHA.
Per ADRIJOROUTES, Francesco Magagnoli, per ADRIREC Stefano Terribile, hanno presentato i progetti di recupero e di realizzazione di un impianto fotovoltaico sul fabbricato dell’ex Stabulario, dove il Cestha estenderà la sua attività. Per l’Autorità portuale (proprietaria degli immobili), Mario Petrosino ha esposto i programmi di recupero anche del restauro dell’edificio del Mercato del pesce, luoghi storici da preservare, aggiungendoli alla salvaguardia della Fabbrica vecchia (primo edificio sede di attività nel Porto di Ravenna); ed essendo anche impegnata nella ristrutturazione della banchina pescherecci, accanto al Faro. La convergenza e il sostegno dell’Autorità portuale indicano CESTHA come modello per lo sviluppo sostenibile del Porto di Ravenna.
Progetti che puntano ad attingere ai fondi europei specifici per la tutela dell’ambiente; ma il primo sostegno del CESTHA è quello di visitarlo (ci sono iniziative, week end dedicati, tre mercoledì successivi nel mese di maggio, tutte date reperibili nei canali social): una “pagina trasparenza” nel sito CESTHA riporta puntualmente le fonti di entrate, e l’invito a donazioni non è solo opportuno….accoglierlo dà proprio il senso e la soddisfazione di contribuire al prezioso lavoro qui svolto di tutela dell’ecosistema marino.
CESTHA
Tel 351 8544072
Via Molo Dalmazia 49 – Marina di Ravenna
