POST ALLUVIONE DUE:
UN NEW DEAL PER LA ROMAGNA
PROMEMORIA PER CITTADINI ED AMMINISTRATORI
Ai romagnoli la seconda alluvione in due anni ha dimostrato una tantum :
1) l ‘avvenuto cambiamento climatico e la non eccezionalità di questi eventi alluvionali considerati fino a ieri rari e a cadenza decennale se non secolare :dovremo pertanto abituarci ad una periodicità molto più accelerata;
2) la rimarcata fragilità del nostro sistema idraulico legato a fiumi pensili, cioè artificiali, a carattere torrentizio e ad un sistema di canali, e fossi tipico di una pianura alluvionale , cioè allagabile, qual è la nostra che tendiamo spesso a dimenticare o a rimuovere malgrado i ripetuti interventi di Paride Antolini, presidente regionale dell’Ordine dei geologi ;
3) l’impatto negativo dovuto ad una abnorme e progressiva impermeabilizzazione del suolo in seguito a cementificazioni dovute alle urbanizzazioni previste dai vari piani regolatori comunali ed oggi privato della capacità di assorbimento delle precipitazioni meteoriche;
4) la frammentazione amministrativa e la divisione degli enti preposti alla gestione delle acque e manutenzione fluviale, ossia controllo della vegetazione peraltro indispensabile (almeno a livello arbustivo ) per sostenere gli argini e contenere la forza erosiva delle piene secondo i dettami dell’ ingegneria naturalistica ); la soppressione del Genio civile non è stato compensata in modo adeguato dalla Autorità di bacino che avrebbe dovuto coordinare gli interventi tra i vari enti operanti sul territori ;
5) ne dovrebbe conseguire un cambio di paradigma che metta al primo posto dell’azione di pianificazione amministrativa la capacità di assorbimento del suolo, conditio sine qua non per la sopravvivenza e la qualità della vita come sostiene l’urbanista Paolo Pileri docente al Politecnico di Milano : “ il suolo va inteso come materia viva, non rinnovabile, funzionale non solo all’agricoltura, ma indispensabile come un’ enorme spugna per assorbire le ricorrenti precipitazioni.”
6) la necessità di una immediata moratoria , cioè sospensione, di nuove costruzioni e infrastrutture in zone alluvionate di cui occorre fare al più presto la cartografia da parte dei Comuni interessati.
In conclusione:
più che un Piano Marshall, proposto e inteso dai più come elargizione di improbabili indennizzi, occorre pensare ad un New deal (nuovo patto) per il futuro della Romagna ossia ad una nuova mentalità che implichi investimenti sia pubblici che privati impostati sulla pianificazione dell’uso del suolo partendo dalle emergenze imposte dal conclamato cambiamento climatico.
In primis, l’aggiornamento della legge urbanistica regionale ( 2017).
Un evento epocale necessita di risposte adeguate.
Angelo Ravaglia
Info : 340.5919531
L’immagine è tratta dalla mostra santagatese FATA ROBA
