Devono essere davvero preoccupanti i sondaggi sulle elezioni di midterm, almeno per Donald Trump, se il presidente ha sentito la necessità di spingersi, nel suo discorso a Dallas alla Convention del suo partito, fino a promettere un “dividendo” di cinquemila dollari per ogni americano adulto, se voteranno i candidati repubblicani a novembre.
Più o meno come Achille Lauro con la fa famosa tattica delle scarpe – siamo nella Napoli degli anni ’50 del secolo scorso – che consisteva nel regalare una sola scarpa (spesso la sinistra) prima delle elezioni e promettere di consegnare la seconda solo a voto avvenuto. Capo del Partito Monarchico, usava un forte populismo clientelare per raccogliere consensi tra le classi più povere, costringere l’elettore a tornare a prendere la seconda scarpa solo dopo aver dimostrato di aver votato nel modo giusto.
Gli abitanti di quelli che oggi sono gli Stati Uniti, alla fine del diciottesimo secolo si ribellarono agli inglesi, con la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, documento che ha segnato la nascita della nazione e l’indipendenza di tale federazione il 4 luglio 1776, alla Convenzione di Philadelphia.
Le tredici colonie inglesi della costa atlantica (i primi tredici Stati della Federazione americana) dichiararono la propria indipendenza dall’Impero britannico, perché non volevano più sottostare alle regole imposte dalla monarchia inglese, avendo come obiettivo un paese in cui ci fossero tre poteri distinti tra loro che si bilanciassero a vicenda, per evitare il ritorno alle condizioni di sudditanza verso il regno inglese: il presidente, il parlamento, la magistratura, in particolare la Corte Suprema.
Oggi, con tutto quello che è successo dopo la caduta del Muro di Berlino: globalizzazione, guerre, autocrazie, transizione digitale, sostenibilità, demografia e intelligenza artificiale, Europa così diversa da come l’hanno immaginata i padri fondatori, ci resta una domanda.
Dobbiamo continuare a guardare il mondo come era o cominciare a osservarlo con gli occhi del futuro?
Non abbiamo uno stradario aggiornato del presente, mentre ci servirebbe una mappa affidabile del futuro.
Dovremmo allora osservare con più attenzione secondo una logica diversa, capace di dare forma al mondo, che non è più quello che abbiamo conosciuto dopo le Seconda guerra mondiale.
Forse è questa la scelta che ci attende: difendere il mondo che conosciamo oppure imparare a immaginare quello che ancora non vediamo.
Con una notazione finale.
Concludendo il suo intervento Trump ha garantito che la guerra in Iran finirà, ma solo dopo le elezioni. E pure il prezzo del petrolio scenderà, sicuro, ma solo dopo le elezioni.
Questo è il livello della discussione pubblica nella prima democrazia al mondo, dove Trump si comporta come se di nuovo gli americani avessero un Re, quello a cui si sono ribellati 250 anni fa.
Perciò o iniziamo a pensare e lavorare per un mondo diverso o i tempi che ci aspettano saranno carichi di grandi incognite.
Tiziano Conti
Foto Wikipedia di John Trumbull – US Capitol
