Da un monumento all’altro: riflessioni di un lughese



Chi è nato a Lugo e vi abita da tanto tempo è talmente abituato a vedere il monumento dedicato a Francesco Baracca che, sebbene sia di grandi dimensioni, quasi non ci fa caso. 


Solo quando qualcuno di altre città lo fa notare o quando si accendono discussioni su di esso ci ricordiamo che esiste. In questi ultimi tempi molte sono le occasioni per parlarne. La sua ”impacchettatura” per il restauro e la “spacchettatura” del nuovo monumento “La Meridiana dei Popoli”, che fin dall’inizio della sua costruzione ha suscitato tante polemiche fra i lughesi.

Queste parole riportate sul nuovo monumento sintetizzano il pensiero dell’artista: “La meridiana dei popoli – il benvenuto di Lugo a tutti i popoli del mondo di buona volontà, nel nome della storia e nel rispetto della costituzione italiana – luce come segno di pace”. Ognuno valuterà se la realizzazione trasmette questi valori e se, come previsto, la nuova opera riesce a dialogare con il monumento a Baracca il cui nome vi è inserito insieme a quelli di altri personaggi famosi di Lugo.

La mia riflessione per ora vuole soffermarsi sul monumento che presidia il centro della nostra città fin dal 1936. L’opera è dell’artista faentino Domenico Rambelli, nato nel 1886, che fu molto attivo nei primi anni del ‘900 e le cui opere furono esposte in importanti rassegne.

Dopo l’esperienza della Grande Guerra, in cui rimase ferito, fu chiamato a realizzare monumenti celebrativi. Uno di questi è il monumento ai caduti di Brisighella del 1928, conosciuto come il fante dormiente. 


E’ rappresentato un soldato adagiato sul nudo terreno col capo appoggiato sullo zaino, il volto rivolto al cielo col fucile tra le braccia. La figura ha forme rotondeggianti, magari un po’ goffe, ma il messaggio che trasmette è chiaro: sacrificio e stanchezza, ma anche uno sguardo positivo verso il futuro.

Se confrontiamo questo monumento con quello dedicato al fante a San Lorenzo di Lugo, di altro autore e realizzato qualche anno prima, la differenza è evidente. Il fante di San Lorenzo è rappresentato in atteggiamento battagliero, si appresta all’assalto con fucile e bomba a mano, le forme sono aggressive e spigolose. Questa figura di combattente è indubbiamente in contrasto col il fante dormiente di Rambelli.

Le caratteristiche del monumento di Brisighella vennero riprese nel nuovo monumento che i lughesi vollero dedicare al loro eroe.

Francesco Baracca era aviatore, prerogativa che avrebbe dovuto essere evidenziata, e caratteristica della gente dell’aria è di muoversi in grandi spazi sia orizzontali che verticali. Per esprimere la dimensione verticale Rambelli ha costruito un’ala alta 27 metri slanciata e bianca che va sfumare nel cielo, quasi un moderno obelisco. 


La dimensione orizzontale tanto abituale in chi vive e frequenta gli ampi spazi dei campi d’aviazione che si confondono con l’orizzonte, è data dall’ampio basamento del monumento. L’effetto della rappresentazione è notevole e si inserisce in modo scenografico nel centro di Lugo. 


La nostra città infatti è caratterizzata da un centro storico costituito da ampi spazi. La Rocca e il Pavaglione sono circondati da piazze e larghi e il monumento venne inserito in quella che si chiamava piazza Maggiore.

Rambelli volle sistemare la figura di Baracca al centro di questa rappresentazione spaziale su un piedistallo in cui sono elencate le sue vittorie. L’imponente statua di bronzo evidenzia la grandezza dell’uomo.

Francesco Baracca, come già il fante di Brisighella, è racchiuso entro un’abbondante indumento. 


La tuta di volo con le sue forme arrotondate gli conferisce un aspetto tranquillo, estremamente lontano da un atteggiamento bellicoso e aggressivo. 


Baracca è raffigurato in piedi, rilassato, la mano destra sul fianco e la sinistra lungo il corpo trattiene gli occhiali di volo. Il viso è semicoperto dal casco e lo sguardo è rivolto lontano, come chi guarda oltre. . . oltre l’orizzonte. Un atteggiamento di fiducia verso il futuro, anche se la sua vita si è conclusa a 30 anni!

Al termine delle mie riflessioni direi che il dialogo tra i due monumenti è basato sulla comune tensione alla dimensione della verticalità, che è spinta positiva verso il futuro; atteggiamento importante in periodo in cui la nostra sociètà è ripiegata su se stessa e non riesce a guardare oltre l’orizzonte.

Il monumento al  Fante di San Lorenzo
Il Fante dormiente di Brisighella

Mauro Antonellini

Ultime Notizie

Rubriche