In The Bourne Ultimatum, terzo atto della saga di film che vede come protagonista l’ex agente segreto Jason Bourne, Matt Damon che lo interpreta afferma: “Spera per il meglio ed aspettati il peggio”. E’ questa di solito la trama dei nostri pensieri, il blocco davanti alla novità del cambiamento.
Siamo abituati a pensare per sottrazione: l’avversione alla perdita è istintiva in noi, molto più che la propensione al guadagno.
La tendenza al pessimismo che ci frena nel cambiamento è figlia di una impostazione mentale che abbiamo elaborato per difenderci dalla più profonda delle paure, quella dell’ignoto, che ci viene dai nostri antenati che vivevano nelle caverne.
Tendiamo a ingigantire le perdite e sottovalutare i guadagni per un tipico meccanismo di difesa che facciamo scattare ogni volta in cui siamo di fronte ad un possibile cambiamento.
Si tratta di un’abitudine a rimanere ancorati alle cose: per invertire la tendenza occorre allenare la nostra mente e i nostri comportamenti.
Per esempio, impariamo ad esplorare le novità con fiducia e ottimismo, anziché proteggerci da ciò che vediamo come ostile solo perché nuovo. La nostra tendenza innata è quella di Iniziare a filtrare informazioni e notizie che evidenziano ciò che di più brutto e triste esiste al mondo e che ci vengono presentate enfatizzando gli aspetti negativi e nascondendo quelli invece positivi (perché vende molto di più la paura che la felicità).
Il nostro sistema interno va in allarme davanti a qualsiasi imprevisto, ogni volta che ci troviamo di fronte a qualcosa di inaspettato o ignoto.
Ed allora un buon proposito può essere quello di abbandonare l’idea del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, guardandolo come un bicchiere dove può essere ancora versato da bere. Vino buono, di qualità.
Cambiamo la prospettiva e si modificherà il timone del nostro modo di pensare, mettendo le vele in posizione favorevole ad accogliere il vento dell’ottimismo, o almeno il vento del fare.
Ricordo che uno dei più bravi formatori che ho incontrato nei vari corsi che ho svolto quando ero al lavoro, ci insegnò a distinguere le nostre caratteristiche tra “pregi e aree di miglioramento”: ecco, definirli difetti deprime già un po’, chiamarli “aree di miglioramento” ci spinge a impegnarci per fare un passo avanti.
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Intanto versiamo e brindiamo alle cose che accadono!
Tiziano Conti
