
Era il 1946 e il Partito Comunista Italiano vinceva le elezioni e otteneva la possibilità di mettere un proprio sindaco, Vincenzo Giardini, ad amministrare la città di Lugo.
Da allora, in un modo o in un altro, l’unica novità era data dal nome del futuro primo cittadino; quanto alla compagine, venivano amalgamati diversi ingredienti per una spolverata di presunta novità e altro giro senza manco voltarsi indietro per vedere se qualcuno, a qualche svolta della storia, scivolava nel fosso.
E’ arrivato il momento di smettere di mantenere i soliti amministratori che ci ristrutturano gli ospedali, che non fanno decollare gli aeroporti di Rimini e di Forlì, che faticano a trattenere 10 milioni di euro per i servizi sociali di Ravenna, che cementificano Marinara e Porto Reno a Casalborsetti, che pasticciano nei contributi per la cantina di famiglia, che propongono il ministro-senatore che scorda le tasse, che a Forlì bruciano 100 milioni per l’urbanizzazione delle aree industriali e a Ravenna le liquidano, che razionalizzano i pullman collettivizzando il debito.
Non ce ne siamo resi conto ma il monocolore emiliano, e più ancora romagnolo, ogni volta girava a sinistra e a distanza di decenni ci troviamo a ruotare in tondo: siamo fermi e abbiamo bruciato euri senza nemmeno riscaldarci.
Non credo di avere esagerato nel colorare le tinte: ho guardato i conti della fondazione bancaria della mia città e quelli delle fondazioni delle città limitrofe e la brutta notizia è che gli altri sono più bravi.
L’Unione di Centro, alle elezioni primaverili, traccerà tutt’altra rotta rispetto alle immobili rotatorie politiche somministrateci in tutti questi anni dalla sinistra che ristruttura bellamente sulla nostra pelle.
Giovanni Minguzzi
Capogruppo Unione di Centro Comune di Lugo

