Home pavaglionelugo.net “La comunità che pensa alla comunità”: quale comunità?

“La comunità che pensa alla comunità”: quale comunità?

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Linda Errani l’assessore in scadenza dell’Unione dei Comuni

“La comunità che pensa alla comunità”, come leggete sopra, era il titolo della giornata di lavoro di sabato scorso sul futuro del walfare e di cui facciamo cronaca nelle “pagine” successive.


Il futuro del walfare dove, con chi, tra quali Persone? 



C’è un walfare tra “noi” e l’emigrante sul barcone che chiede accoglienza a “noi”? 
Noi, loro…..Noi, chi? Loro, chi? Quali, siamo noi? Quali, sono loro, gli altri?
La comunità è tra persone, soggetti, non ha confini territoriali, tanto meno barriere. Cristo non è venuto solo per gli ebrei…

Fare “comunità che pensa alla comunità” del mio palazzo, del mio quartiere, di Lugo, della Bassa Romagna, dell’Unione che esercita le funzione di base della Cosa Pubblica; della Provincia di Ravenna che gestisce i Centri per l’Impiego, la conferenza sanitaria provinciale ed altri servizi del walfare; della Romagna dove opera una unica Ausl; della “nostra” Regione che ha le competenza sulla sanità e tanto altro; fare “comunità che pensa alla comunità” italiana con il suo Parlamento e il suo Governo; europea con le regole sulla finanza, sull’Euro e alle norme sui diritti della persona; del Mondo di oggi globale?


La comunità che pensa alla comunità con quali strumenti? L’assemblea degli inquilini di palazzo che ne regola la convivenza, il consiglio di circoscrizione, il consiglio comunale, quello provinciale…..ecc….



Un welfare con quali soggetti della società civile, strutturati e articolati come? 


Un mondo cattolico diocesano, parrocchiale, dei movimenti?

Al lavoro per progettare ci si deve mettere avendo chiaro per chi progettare, per quali persone in una società tremendamente complessa tanto nel pubblico (soggetti di governo, leggi, norme ecc) che nel privato, nelle sue espressioni più o meno organizzate.

Allora diciamo i romandioli, le persone che operano nella Bassa Romagna essendo indispensabile, in tanta complessità, rapportarsi almeno con là dove le funzioni di base del settore pubblico siano esercitate.


E da qui viene il primo degli obiettivi del lavoro, della progettazione: quella parità di diritti, di uguaglianza che è il cardine della nostra Costituzione.

Ad ogni romandiolo, non lasciando “per strada” nessuno, devono essere garantite le stesse opportunità, gli stessi servizi alla persona, siano essi offerti dal pubblico che dal privato.
Rete, quindi, una unica rete, fatta da corde, pubbliche e private, strettamente intrecciate tra loro, che accolga tutti, ovunque siano nati, da qualunque luogo vengano.

Che poi si pensi che il Comune unico sia dietro l’angolo o che questo sia un’utopia, non conta nulla. E’ comunque già da tempo che l’Unione è il soggetto “di base” che esercita le funzioni “di base”.


Un ultimo dato. La tempistica. Mi rifiuto di pensare che si stia lavorando, progettando, per il programma elettorale di un partito, anche se dal progetto “La Bassa Romagna 2.020” del Pd, questo lavoro sembra nascere.

Il lavoro sta giustamente raccogliendo una disponibilità totale, apartitica.

Viene però da chiedersi, a proposito dei tempi, se sia corretto che questa progettazione non veda protagonisti di primo piano il Sindaco della Bassa Romagna e i suoi sette o otto nuovi Assessori dell’Unione cui tra poche settimane affideremo il compito di gestire, e quindi prima di tutto programmare, la Cosa Pubblica per i prossimi almeno cinque anni.

Non sarà certo ininfluente il modo in cui ciascuno di loro svolgerà il compito che gli affideremo anche per il modo come gestirà il rapporto con la società civile, dal momento che ogni persona in ciò che fa, mette del suo, ogni persona agisce in modo diverso dalle altre (anche se appartenenti allo stesso partito o alla stessa lista Civica)  a seconda delle sue diverse sensibilità, sesso, età, formazione, cultura…

Non sembra il massimo dare a chi sta per venire un progetto già fatto. E’ sempre stata buona norma per chi lascia non compiere atti importanti, vincolare le scelte di chi verrà dopo.



E la tempistica non pare nemmeno opportuna per la coincidenza, appunto, con queste settimane di campagna elettorale, storica per vari motivi. 


Non appare felice proprio ora la richiesta di un pesante impegno a chi è interessato alla Cosa Pubblica, proprio nelle settimane in cui è necessario invece l’impegno per conoscere, partecipare, contribuire, alla scelta del proprio Sindaco, al fine appunto di non sbagliare la scelta, di fare invece quella migliore possibile.


Non si può pensare che di questo obiettivo, di questo impegno elettorale straordinario, chi ha scelto i tempi di questo altrettanto straordinario impegno sul futuro del walfare, non abbia “voluto” tener conto o che addirittura l’abbia voluta per “distrarre l’attenzione”… 

Arrigo Antonellini

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