In tanti angoli del mondo, quello che ritorna sulla scena non è un Dio che scuote e interroga le coscienze, ma il suo rovescio: un Dio ridotto a strumento ideologico.
Il declino delle religioni è considerato una cifra significativa del nostro tempo. Da un lato il considerare le scienze fisiche e sperimentali come l’unica fonte valida di conoscenza e dall’altro l’affermazione di una concezione edonistica della vita, avrebbero relegato la religione a una forma ridotta ad una sfera strettamente privata.
Eppure nel nostro tempo possiamo verificare come la religione, proprio nei suoi aspetti più fondamentalisti, sia ritornata prepotentemente sulla scena.
Per ogni dubbio basta guardare cosa è successo in questo ultimo mese e come Papa Leone sia apparso intensamente sulla scena mondiale.
Per gli autocrati che governano il mondo, al centro non c’è sicuramente la dimensione spirituale della religiosità, ma il nesso pre-illuminista che aveva vincolato strettamente la religione al potere.
Quello che ritorna non è un Dio che scuote e interroga le coscienze, ma il suo rovescio: un Dio ridotto a essere uno strumento ideologico del potere. È questo il denominatore comune che unisce figure politiche distanti tra loro quali sono quelle di Donald Trump, Vladimir Putin, i leader di Hamas, Benjamin Netanyahu e i suoi ministri che sostengono il massacro inaccettabile prima di Gaza e ora del Sud del Libano, insieme alla colonizzazione selvaggia delle terre palestinesi.
In evidenza è il ricorso a Dio come sostengo inossidabile della politica, della follia della guerra o della propria affermazione personale. Si tratta di un uso perverso della religione che storicamente non è affatto nuovo. Per questo il luterano Dietrich Bonhoeffer – morto in un campo di concentramento tedesco – ricordava criticamente che Gesù non è venuto a chiederci di aderire a una nuova religione, ma alla vita.
A un compagno di prigionia italiano disse: “Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente al suo volante”.
Il richiamo continuo di Putin ai valori della tradizione e alla fede ortodossa, a Dio come garante della Santa Madre Russia che benedice i suoi confini e i carri armati santificando l’annientamento dell’Ucraina nazista e corrotta dall’Occidente, mostra la religione non tanto come antidoto dell’odio e della violenza, ma come un suo terrificante amplificatore.
Trump mobilita un’altra Chiesa: non quella istituzionale, ma quella dei patrioti, degli eletti, dei veri americani. Il suo MAGA (Make America Great Again) ha i caratteri del mantra religioso, è un appello a un’età dell’oro perduta da riconquistare.
Certo, i suoi ultimi attacchi a Papa Leone hanno scosso anche le fila dei suoi sostenitori.
Per gli autocrati che cercano di portare la religione dalla parte dei propri comportamenti di guerra e distruzione, la religione diviene un combustibile micidiale che scatena un odio perpetuo. Non serve a pacificare ma a eccitare, a mobilitare le masse non verso un ideale di giustizia e di pace ma verso il godimento di sentirsi dalla parte giusta della storia, il piacere della distruzione del proprio nemico umiliato e annientato.
A suo tempo il cardinale Martini affermò: “Se ciascun popolo guarderà solo al proprio dolore, allora prevarrà sempre la ragione del risentimento, della rappresaglia, della vendetta”.
E’ un programma condivisibile anche oggi, in questo nuovo modo di essere delle super potenze nel mondo.
Tiziano Conti
Immagini da Wikipedia: Papa Leone, di Lula Oficial – Trump di Daniel Torok, White House Facebook

