L’Africa dalla sella di Obes Grandini a Barbiano

Sud Africa, Ruanda, Sudan, Egitto, Siria: 20mila km in bicicletta, tra pericoli e indicibili emozioni


Ha ricevuto una calda accoglienza a Barbiano di Cotignola Obes Grandini, “l’operaio agricolo” di Medelana di Ferrara che ha affrontato tutta l’Africa in bici, da Città del Capo fino alla sua terra natale: una cinquantina tra curiosi e appassionati hanno ascoltato la sua storia, condita da numerosissime fotografie, e hanno trattenuto l’ospite con tante domande, dal “come hai fatto a non ammalarti?” fino all’immancabile “Lo rifaresti?”




Il viaggio di Obes ha dell’incredibile, non solo per i 20mila chilometri affrontati con una vecchia bici del 1987, quanto per le fortunate circostanze che lo hanno riportato a casa sano e salvo: prima le tensioni sociali del Sud Africa, con l’ombra dell’Apartheid che ancora aleggia tra la popolazione, poi l’Africa selvaggia, tra foreste pluviali in rovina e animali pericolosi; la stessa Africa delle stragi e dei genocidi tra tribù, come quella che travolse il Ruanda nel 1994. 

Obes con la sua bicicletta ci è passato in mezzo, riempiendosi gli occhi di un continente di una bellezza indicibile (il Mal d’Africa non è solo un modo di dire), ma altrettanto insidioso. Il viaggio stesso era una scommessa fatta con pochi calcoli: più di una volta ha faticato a trovare acqua potabile e cibo, e tante volte si è trovato ad attraversare villaggi in cui ogni abitante era armato di kalashnikov. 

Tappa immancabile in Ruanda per Obes, la tomba di Dian Fossey, la zoologa statunitense che ha dato la vita per proteggere i gorilla.

“Questo viaggio mi serviva per staccare, per rigenerarmi – ha spiegato -. Mi piace la compagnia, ma sono anche un tipo solitario e per me è una consolazione sapere che sul nostro pianeta esistono ancora spazi aperti e poco abitati, nei quali uno si può isolare dalla società e dai suoi ritmi. 


Ho avuto paura in diverse occasioni, ma ho sempre affrontato il viaggio giorno per giorno: ho visto posti magnifici che non potrei vedere altrove e ho passato anche giornate rilassanti, in totale pace con me stesso”.

Scavalcato l’equatore, per Obes si è presentata la tappa più difficile, ovvero il Sudan: “è stato molto complicato attraversare il Paese, sono stato anche arrestato poiché nella mia macchina fotografica c’era la foto di un carro armato, che nemmeno avevo scattato io, e non credevano alla mia storia. In quei momenti ho pensato ai fatti di cronaca nera che si leggono sui giornali e ho davvero creduto che fosse la fine, poi fortunatamente si sono convinti a lasciarmi andare, hanno capito che non potevo essere un militare, né essergli utile per qualsiasi cosa”.

Dopo il Sudan, Obes si è trovato di fronte a un Egitto blindato, con la rivoluzione alle porte: polizia ovunque, turisti evacuati e città semi-deserte. Lo stesso scenario di tensione si è poi ripresentato anche in Siria, un paese che sarebbe stato dilaniato dalla guerra civile di lì a poco tempo.

Poi, “finalmente”, la Turchia: “Dalla Turchia in poi potrei quasi dire che è stata una passeggiata. Ho ricominciato a togliermi qualche voglia, a dormire ogni tanto nel letto (in Africa ho quasi sempre campeggiato in tenda), a farmi qualche bevuta. 


Mi sentivo a casa, così come in Grecia, in Albania, Montenegro, Croazia e Slovenia. Il 24 maggio, a un anno esatto dalla mia partenza, ero a Trieste. Anche se per rischiare veramente la vita ho dovuto aspettare di arrivare sulla Romea, dove per poco non mi facevo investire!”.

E alla domanda se avrebbe rifatto il viaggio, Obes ha risposto che “quando si sente l’impulso di partire, è necessario farlo, è una cosa che non si può rimandare, altrimenti si rischia di rimanere inchiodati al proprio posto per sempre”.

Obes Grandini, figlio di agricoltori, è nato nel 1952 a Medelana di Ferrara. Fin da giovanissimo non ha mai trattenuto l’impulso che lo spingeva verso terre straniere, alla conoscenza di culture diverse e di genti nuove, cercando di soddisfare, in particolare, “il vero desiderio di entrare in sintonia con la natura, qualunque fosse il suo volto”, come lui stesso sottolinea. 


La bicicletta è entrata nella sua vita nel 1980 e si è dimostrata subito il mezzo ideale per l’indole solitaria e lenta di Obes. Il primo viaggio in bicicletta sulle strade dell’Europa, fino a raggiungere Capo Nord, è durato 15 mesi.

L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione Vita CuoreVivo onlus e dalla B-Team Polivalente Barbiano, con il patrocinio del Comune di Cotignola.


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