L’imprenditore che costruisce la casa ai propri operai migranti

Nessuno vuole affittare casa ai suoi operai migranti, così l’imprenditore Paolo Giuggia ha deciso di costruire una palazzina per i suoi lavoratori. La storia ha luogo a Villanova di Mondovì (Cuneo), sede della Giuggia Costruzioni, che fa affidamento per chiudere i cantieri su operai stranieri arrivati in Italia per il 50% della propria forza lavoro: 250 persone. Non essendo originari della zona, molti di loro devono trovare un alloggio in affitto. Ma anche a causa dei pregiudizi dei locatori, spesso la ricerca si rivela vana.

“Intestate pure l’affitto alla mia azienda. È tutto solido e regolare”, ha detto l’imprenditore, forte di una storica impresa da più di 70 milioni di ricavi. Ma i proprietari degli appartamenti gli hanno risposto che non si affitta a operai migranti.

Per un po’ il tema non si è posto. La spinta del Superbonus e alcuni cantieri legati al Pnrr hanno portato l’impresa a lavorare in molte aree anche lontane dal Cuneese. La distanza e il periodo florido degli affari hanno consentito un’altra soluzione che per un po’ ha funzionato. Ha affittato alberghi per gli operai, ma quello degli hotel non è un sistema sostenibile nel lungo periodo per gli alti costi.

A mali estremi, estremi rimedi. L’imprenditore ha deciso di acquistare una palazzina intera, da ristrutturare, in cui realizzare una quindicina di appartamenti per i nuovi lavoratori

Giuggia ha raccontato la sua storia agli imprenditori cuneesi firmatari dell’accordo tra Fondazioni Industriali e la prefettura di Cuneo per attrarre nelle aziende della provincia persone provenienti dai centri di accoglienza per i migranti sparsi sul territorio. Si tratta di 1.400 potenziali lavoratori che potrebbero risolvere il problema della manodopera sempre più scarsa nella provincia piemontese, che già conta uno dei tassi di disoccupazione più bassi del Paese: il 3,7%.

Giuggia non se la prende con i proprietari che hanno chiuso le porte in faccia ai suoi lavoratori. Ha ricordato che le paure di tanti diminuiscono quando questi lavoratori si presentano con le famiglie. Ma questo può succedere solo in un secondo momento: quando hanno un lavoro stabile, permesso e documenti in regola. Nella prima fase del loro ingresso bisogna accompagnare queste persone.

Se non lo fa lo Stato ci pensiamo noi imprenditori, ha pensato Giuggia: si chiama “principio di sussidiarietà”.

Dopo Adriano Olivetti, un altro imprenditore piemontese ci parla della dignità dell’uomo.

Tiziano Conti

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