Martedì 28 novembre, serata speciale per un ospite d’eccezione: il fotoreporter Lorenzo Tugnoli, ormai noto in tutto il mondo per i numerosi riconoscimenti ricevuti. L’evento, promosso dall’associazione Kultura con l’insostituibile collaborazione del Centro socio-culturale “Ca di Cuntadén”, ha visto la sala stipata da un pubblico interessato e partecipe pur con le limitazioni dovute all’emergenza Covid 19; purtroppo le prenotazioni inesaudite sono state molto numerose. L’incontro si è aperto con il “benvenuto” e “ben tornato” del sindaco Enea Emiliani uno dei tanti amici di quello che chiamavano semplicemente “Tugno” quando abitava ancora a S. Agata. “La tua presenza e la tua vita ci riempiono d’orgoglio; con successi, impegno, volontà ed anche sacrificio hai rappresentato tutti noi. I premi ed i riconoscimenti hanno due significati importanti. Il primo è che grazie all’intelligenza ed all’impegno anche un ragazzo di S. Agata può arrivare in cima al mondo. Secondo: l’interesse per l’umanità vince sempre. Noi continueremo a seguirti ed a fare il tifo per te.” Infatti, Lorenzo Tugnoli ha trascorso parte della sua vita a S. Agata: nato a Lugo nel 1979, vi si è trasferito nel 1984 con la famiglia in via Bachelet. Qui, fra alterni spostamenti ha mantenuto la sua residenza fino al 2014; a S. Agata ha frequentato le Scuole elementari e medie per poi passare al Liceo Scientifico di Lugo ed all’Università di Bologna laureandosi brillantemente in Fisica. Ma la strada intrapresa, come si sa, è stata molto diversa. Egli ha raccontato di essere andato via da S. Agata verso i 19 anni, per giungere all’Università di Bologna proprio nel periodo in cui fervevano le manifestazioni contro la guerra. Qui è nato il suo interesse per la fotografia che era divenuta anche il suo modo di far parte di quell’ambiente. Poi, la prima esperienza con la macchina fotografica in un paese lontano, il Messico; tornato a Bologna, ecco la proposta di fare il giornalista in Palestina, nel 2006, in una zona evacuata; così ha incominciato a viaggiare coltivando il suo interesse per il Medio Oriente; piano, piano si avvicinava a situazioni sempre più pericolose e questo è stato il modo di capire se era capace di svolgere un lavoro così difficile, se questa passione coincideva, ormai, anche con la sua vera professione: una continua esplorazione delle conseguenze umanitarie causate dalla guerra. Dopo aver vissuto a lungo a Kabul in Afghanistan, ora vive da circa sette anni a Beirut in Libano. Mentre le toccanti immagini scorrevano sullo schermo egli si soffermava sulle tappe della sua vita: da New York a Kabul, dal Libano allo Jemen, dalla Palestina alla Siria: tante storie, tante situazioni, operando sempre in zone pericolose, mettendo a repentaglio la propria vita. Nella sua consueta modestia il nostro fotoreporter ha trascurato i numerosi riconoscimenti ricevuti a livello internazionale. Fin dal 2010 egli ha cominciato a collaborare con testate giornalistiche mondiali di prestigio come il “Wasinghton Post”. Nel 2014, si è fatto conoscere pubblicando il libro “The litlle book of Kabul” che presenta un toccante ritratto di quella città nella quale è vissuto per molto tempo. Poi, dopo anni di lavoro intenso, ecco arrivare le prime medaglie. Nel 2019, in poche settimane ne ha collezionate ben due: primo premio “World Press Photo General New Story” e, dopo qualche settimana, eccogli giungere il prestigioso “Pulitzer” per la fotografia, il riconoscimento mondiale più ambito per qualsiasi fotogiornalista, il primo italiano a raggiungere questo traguardo. Arriviamo al 2020: ancora una volta Lorenzo torna ad essere vincitore del “World Press Photo” e, nel 2021, consegue di nuovo, per la terza volta, nella sua pericolosa carriera, lo stesso premio. Come sappiamo, egli ora vive a Beirut e, durante la tremenda esplosione che devastò il porto della capitale libanese il 4 agosto 2020, il suo obiettivo si fermò ai momenti immediatamente successivi immortalando la catastrofe nelle sue pellicole. La drammaticità di quelle immagini colpì, dunque, un’altra volta, la giuria del premio “World Press”. Infine, le ultime foto presentate, dell’agosto 2021, ci hanno riportato alla difficile situazione dell’Afghanistan ed ai Talebani di oggi. Poi, il nostro illustre ospite si è sottoposto ai quesiti dei giornalisti e del pubblico. Com’è possibile rappresentare in maniera oggettiva delle realtà così complesse? Questo è un lavoro che fa da tanto tempo ed ha imparato ad essere distaccato e presente insieme: è molto difficile. Come riesce a mantenere la sua vena artistica, nonostante i pericoli e gli eventi drammatici? Dipende dall’interesse che si nutre nel voler raccontare una storia. Inoltre, il problema sorge quando, lavorando per i giornali, si devono adattare le situazioni alle loro esigenze, cercando altresì di mantenere la propria indipendenza mentale ed artistica.
ARMANDA CAPUCCI
