People della Bassa Romagna

Presentazione di Armanda Capucci


Piergiorgio Missiroli, 43enne, romagnolo, residente a Massa Lombarda, collaboratore del “Giornale di Massa”, è alla sua seconda esperienza narrativa, presentata al pubblico alla fine del 2013.



“People della Bassa Romagna” è il seguito de “E tu paés: dodici mesi di S.Agata sul Santerno”. Perché un titolo così poco romagnolo? “Perché anche la Romagna si evolve…” ha risposto l’autore e ce lo dimostra in queste pagine, pur senza nascondere l’orgoglio per la nostra terra: “Essere romagnolo non è cosa da tutti…possediamo quel non so che di ineguagliabile che ci rende unici….” 


 Qui, però, egli non parte da S.Agata, come nel primo libro, ma presenta un certo gruppo di amici, quelli del “padellone”…Invenzione tutta romagnola il “padellone”, con il mare e la pineta, il delizioso pesce fritto (e péss) “pescato e mangiato”, la graticola con la braciola (la brasula,) un buon salame “cun la piè”, (l’ormai internazionale Piadina romagnola), il latte brulè, il buon vino (la bocia de vén) che, per l’occasione, è il frizzante “Pignoletto”. 

E i capitoli vanno di pari passo con le bottiglie, fino alla decima,…..che accompagnano e facilitano la conversazione condita dalla sagace loquacità romagnola. 

Nel libro, scritto davvero col cuore, i veri protagonisti sono la Romagna con il suo dialetto vivace e colorito e gli amici, quelli veri, su cui si può sempre contare, che puoi prendere in giro quando vuoi, tanto poi ti ricambieranno e non ti offenderai, a tua volta, come accade in queste righe. 

Così, come appare radicata e forte l’attrazione per il mare ed i suoi lidi che i Romagnoli hanno nel sangue: quelli preferiti sono i Lidi Ravennati, facilmente raggiungibili, per chi parte dalla polverosa Bassa Romagna per trovare un po’ di refrigerio, fuggendo dal caldo della pianura, ma anche per ammirare l’incantevole spettacolo della natura: “Fat spetacual burdell!”.

La vicenda si svolge in un caldo pomeriggio d’estate; attorno ad un tavolo, dentro quel capanno, presso Marina Romea, dove si respira aria di mare, mentre la rete aspetta i pesci, ad uno ad uno, gli amici intimamente legati da una quantità di ricordi, arriveranno a depositare il loro bagaglio di storie, mettendo a nudo le loro vite ed i sentimenti più profondi. E la narrazione, raggiunge, talvolta, momenti di grande intensità e commozione.

Ecco, allora, una lettura che si presta anche dal punto di vista sociologico: di pagina in pagina, traspaiono, attraverso i dialoghi del simpatico gruppo di amici, le abitudini, i comportamenti, i gusti, la cordialità dei Romagnoli: gente allegra ma anche schietta e sanguigna, abituata alla discussione e con il tarlo della politica, di animo gentile e poetico sotto l’apparente rudezza. Nella conversazione, compaiono i numerosi “hobby”, da quello della pesca, appunto, alle corse in “mutor”, al gioco del biliardo e delle bocce, alle partite di beccaccino, a quelle più moderne di racchettoni, in spiaggia. 


L’episodio di partenza, per così dire conviviale, costituisce per l’autore solo un pretesto per spaziare dal passato al futuro ed assegnare ad ogni personaggio, come in un teatro, un ruolo preciso: così nasce una serie di racconti dove il paese di S.Agata ricompare con alcuni personaggi già noti come Cecco d’ Pirucò e la sua schiera di assistenti, il meccanico Eles e le sue gesta con la mitica “Lotus Cortina”, o Nedo il ristoratore con le memorabili feste e il rinomato “Dindo all’americana”. 

Ormai, però, la Romagna di oggi non è più solo questo, non è più quella di un tempo, come sottolinea l’autore: balzano prepotentemente alla ribalta nuove strane figure, come il D.J., o il Barman o…. le “badanti”straniere, viste con occhio romagnolo furbetto, come nel racconto di “Mario, suo fratello Ivo e la Moldava”. Una nuova inattesa realtà, moderne tecnologie, strani termini linguistici, da “ Face Book” a “Skype”… “ Mo cus ela sta roba? Me an capess piò gnit!”. Direbbero i nostri nonni. 

Gravi problemi toccano non solo il presente ma anche il nostro futuro, perché avremo a che fare, come afferma Marco, l’amico contattato oltre Oceano nella sua “conversazione skipiana”, nientemeno che con la globalizzazione, altro tema inquietante, con il quale anche la Romagna dovrà fare i conti. In questo frangente, il nostro dialetto che ha “tenuto botta” per secoli, fino al lento dissolversi della civiltà contadina, comincia ad arrancare…Siamo nell’era digitale: le contrapposizioni si fanno notare, ma occorre considerarle come un “valore aggiunto a ciò che esiste”: il dialetto non dovrà scomparire ed ancora una volta i veri Romagnoli ce la faranno a superare le future, difficili sfide, guardando avanti pur senza dimenticare le proprie radici: questo è il messaggio che scaturisce dal libro. 

Per dirla con Ugo Ferroni esperto curatore della grafica: “I lettori non romagnoli, forse perderanno la poetica più alta del racconto espresso in dialetto romagnolo, ma ad essi non potranno sfuggire il fascino e l’emozione di una terra e di un popolo unico per capacità di vivere il presente, con valori che originano dal passato e che portano al futuro in modo concreto e positivo.”

Armanda Capucci

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