Danni per il territorio e vantaggi solo per pochi
di Gianfranco Spadoni
Non si tratta d’interpretazione, ma è fuori da ogni dubbio come le metrature a concessione del settore alimentare nella realtà di Bagnacavallo sia completamente coperto dall’esistente.
La forzatura in atto disegnata sottotraccia dal Comune di quella località non offre vantaggi reali di alcun tipo ai cittadini bagnacavallesi perfettamente serviti da un’ottima rete di servizi commerciali di tipo alimentare, né tantomeno l’ente in oggetto può adottare argomentazioni pretestuose di altro tipo, se si tiene conto della posizione baricentrica di Bagnacavallo rispetto al Mercatone di Russi, al Globo di Lugo, alle Maioliche di Faenza, all’Iper – Esp di Ravenna, ai vari Outlet, centri commerciali e grandi superfici di vendita al dettaglio ormai sparsi nelle adiacenze di quella località.
Allo stesso tempo non è nemmeno possibile invocare ad ogni costo il Decreto Monti con il quale, come noto, è stato abrogato ogni restrizioni, vale a dire una sorta di liberalizzazione del settore, dimenticando quasi totalmente i centri naturali rappresentati, appunto, dai centri storici.
In altre parole un minimo di programmazione è inevitabile se si vuole assicurare una corretta pianificazione ed evitare, al contempo, un eccessivo consumo del territorio. L’orientamento, dunque, di ‘autotutela’ della giunta di Bagnacavallo, in realtà, non esclude per nulla dal rischio della nascita di un nuovo un insediamento in quella zona.
Anzi, si perfeziona e si disciplina la situazione in attesa di soluzioni definitive che prefigurano la realizzazione di un centro alimentare senza vantaggi e benefici concreti per i cittadini. Allora quali ragioni portano a insistere in questa direzione?
Forse una spiegazione potrebbe essere fornita sfogliando l’ultimo bilancio di S.te.p.ra, la società cooperativa per lo sviluppo territoriale, che nel capitolo rimanenze terreni indica un valore complessivo di quasi ventisette milioni, e precisamente 26.804.294,48, relativo, appunto, a lotti edificabili sparsi un po’ in tutta la provincia e in larga parte di difficile vendita.
Tra le righe di questo dettaglio, appunto, appaiono due voci riguardanti Bagnacavallo: la prima si riferisce al secondo stralcio di un lotto invenduto per un importo di 1.817.412,11 e l’altro, guarda caso, localizzato proprio sulla Naviglio, del valore di 3.919.475,23.
A questo punto sorge spontanea la conclusione logica che porta a spiegare come probabilmente esista un soggetto che realizza un affare acquistando un’area edificabile in quella posizione da S.te.p.ra, e quest’ ultima, a sua volta, alleggerisce parte delle sue perdite presenti nel proprio pesante bilancio sgravandosi in questo modo di un lotto invenduto di tale consistenza. In questo caso, il decantato ‘interesse pubblico’, concetto cardine per ogni pubblica amministrazione, come viene assicurato?
Intanto ho presentato un’interpellanza al presidente della Provincia per capire se vi sono responsabilità dirette in termini di rispetto della programmazione territoriale e in che modo intenda agire per affrontare la delicata questione, senza dimenticare, peraltro, che il 48,51% delle partecipazioni al capitale sociale della stessa S.te.p.ra. è detenuto, appunto, dall’ente provinciale di piazza dei Caduti.
Sul versante di competenza del Comune in oggetto, invece, si prevede una patata bollente che scoppierà probabilmente nelle mani della futura prima cittadina. Si vedrà!
Gianfranco Spadoni
consigliere provinciale Udc