Francesco Sapori
Restando fedele al lavoro di questi ultimi anni, in occasione della Festa del Patrono, San Paolo, il Circolo Massese propone la riscoperta di uno dei suoi figli migliori: Francesco Sapori.
Decio Testi
presidente Circolo Massese
«Nemo propheta in patria» ovvero «nessuno è profeta in patria»: è una locuzione latina che può apparire paradossale, ma che talvolta è più che calzante. Da anni, infatti, grandi centri e piccole realtà urbane, alla riscoperta delle proprie origini, si contendono il nome di questo o quel personaggio, mentre Massa Lombarda, madre di molti, talvolta non spende parola alcuna per ricordarli.
Un esempio: Francesco Sapori. Nato il 10 gennaio 1890 a Massa Lombarda, ove la famiglia si trasferisce per impegni di lavoro, si è spento a Roma il 1° aprile 1964. La madre, Lida Raggi, è del ceppo che ha dato all’Italia il primo eroe e la prima medaglia d’oro nella guerra 1915/18: Decio Raggi; mentre Ovidio, il padre, è magistrato integerrimo, appartenente ad antica famiglia senese.
Francesco, causa i trasferimenti del padre, conosce appena Massa Lombarda, ma la sua “Massina” – come ama definirla – gli rimane per sempre nel cuore.
A Siena frequenta la facoltà di Giurisprudenza, mentre a Catania, ove il padre è consigliere di Corte d’Appello, si adottora in Legge. Appena sette giorni dopo è chiamato a difendere una donna che rischia 30 anni di reclusione, ma grazie all’oratoria e all’abilità giuridica, riesce a farla assolvere.
Si dà allora alla professione delle lettere dove si afferma subito come voce nuova e autentica.
Scrive di Lui Padre Raniero Sciamannini in una corposa bibliografia: «Poliedrico e prolifico, Sapori s’impone come narratore in romanzi e novelle, giornalista di terza pagina e di corrispondenza, poeta di liriche e sonetti dalla grande vena, critico d’arte, conferenziere brillante e inesausto nell’eleganza sostanziale e formale che aveva assimilato dalla grazia senese.
Sapori partecipa alla grande guerra 1915-1918 come sottotenente di fanteria e viene decorato per una ferita che lo lascia appena claudicante per l’intera vita.
A soli ventisette anni è ritenuto uno dei più promettenti scrittori contemporanei. Grazie al suo primo romanzo “La trincea”, Giovanni Verga, Grazia Deledda, Antonio Beltramelli ed altri letterati esprimono lusinghieri apprezzamenti.
Nel campo prettamente linguistico può essere considerato fra gli scrittori italiani più completi e originali. Nel 1926 i Fratelli Treves pubblicano il romanzo “Casa dei Nonni”, ristampato nel 1930 e nel 1938 col nuovo titolo “L’Aquilone”.
Alle prime opere ne seguono altre, tantissime altre, come “Sotto il sole”, “Terrerosse”, “La pace degli Angeli”.
Nel frattempo aumentano titoli onorifici, attestati di benemerenza, medaglie e premi giornalistici.
Francesco Sapori assorge a personaggio apprezzato e qualificato anche come critico d’arte.
Grazie ai volumi “L’arte mondiale alla XIIa esposizione di Venezia; “Luigi Serri, pittore bolognese”; “Domenico Baccarini e il suo Cenacolo”; “L’arte e il Duce” e altri volumi ancora, gira in lungo e in largo per la penisola e all’estero per organizzare mostre, introduzioni e presentazioni.
Fra le sue amicizie più care Gabriele D’Annunzio, Ada Negri, Giovanni Papini, Fabio Filzi, Marta Grandi e Ettore Petrolini. Vanta inoltre frequentazioni con re Vittorio Emanuele III, la principessa di Piemonte, Benito Mussolini e gli uomini di maggior spicco di quel periodo.
«Un artista che raggiunge in vita il successo, il grande successo, e viene dimenticato in quarant’anni – scrive Alessandro Piscaglia – fa venire il dubbio che le ragioni della stima di cui ha goduto fossero estranee all’arte e tocca a chi l’ama dimostrare il contrario; soprattutto se esiste il dubbio della politica…».
A nostro parere più motivi hanno contribuito allo scemare della notorietà di Sapori. Prima, il clima di sospetto verso chi era in alto durante il periodo fascista (Francesco Sapori era in confidenza col Duce, che pur lo aveva sfrattato da Palazzo Venezia, ove il nostro aveva lo studio legale, e che lo stimava malgrado non gli abbia mai dato quei riconoscimenti cui Sapori ambiva).
Poi il cambiamento del gusto artistico letterario sotto l’influenza della produzione anglo-americana. Fatto politico? Difficile a dirsi! Anche perché resta il fatto “curioso” che due sindaci di Massa Lombarda come Giuseppe Costa (socialista) e Oreste Zini (comunista) abbiano chiamato Sapori a tenere il discorso inaugurale per il settimo centenario della fondazione di Massa Lombarda il 24 giugno 1951!
E quanto Massa Lombarda fosse nel cuore di Sapori lo testimoniano stralci di articoli che qui proponiamo: «Massalombarda, degnissimo paese, il tuo nome risuona pel mondo, la tua immagine è quella d’una florida Pomona, carica di frutti meravigliosi» (da La Santa Milizia, dicembre 1929); «La tenacia dei massesi, la loro capacità, il loro entusiasmo, ottennero poco a poco la vittoria sull’acqua stagnante, sulla febbre, sull’inutile miseria.
Questo, in breve, il ritratto di un figlio di Massa Lombarda che pochi suoi concittadini conoscono e che, a nostro parere, merita d’essere riscoperto.
