Riceviamo da Tiziano Conti e volentieri pubblichiamo

 

Il caso GameStop:
qualche “Davide” ha guadagnato, molti ci rimetteranno le
penne


 

Il caso GameStop è
stato presentato come la rivincita dei piccoli investitori nei
confronti dei grandi operatori di mercato. Davide contro Golia:
un’affermazione dei più deboli nei confronti di hedge funds (fondi
altamente speculativi) e banche di investimento. Ma si tratta davvero
di questo?

Si tratta piuttosto di
speculazione (o meglio di manipolazione di mercato) ai tempi dei
social network e della piattaforme di trading online (che non a caso
si chiama Robinhood). In questo caso si può dire che la speculazione
è destabilizzante e che si ritorcerà contro chi l’ha messa in
atto. Vediamo perché: andiamo ai fatti.

GameStop era un titolo
che navigava in cattive acque. Molti hedge funds e banche di
investimento avevano deciso di vendere allo scoperto il titolo e
avevano reso pubblica questa decisione prendendo posizioni anche
estreme. Vendere allo scoperto significa vendere il titolo anche se
non lo si possiede con l’obiettivo di ricomprarlo in futuro ad un
prezzo più basso. È una scommessa al ribasso che ovviamente fa
diminuire il prezzo del titolo per la cosiddetta Legge della domanda
e dell’offerta: all’aumentare delle vendite il prezzo diminuisce.

Si tratta di una attività
legittima, anche se discutibile, in alcuni mercati è regolamentata
in quanto può avere effetti destabilizzanti, in Europa per esempio
può essere sospesa dalle Autorità di vigilanza nei momenti di forte
turbolenza. Salvo appunto le situazioni di stress, il suo effetto è
di far convergere il prezzo del titolo verso il valore che ne
rappresenta i fondamentali. Piccoli investitori, che si badi bene
difficilmente sono persone senza lavoro o pensionati assistiti dai
servizi sociali, hanno utilizzato la notizia sulla posizione corta
del titolo (la tecnica d’investimento utilizzata quando un
investitore ritiene che il valore di un titolo stia per calare) per
coordinarsi sui social networks e comprare in modo massiccio il
titolo.

L’obiettivo è
GameStop, una preda né tanto piccola né tanto grossa. I piccoli
investitori riuscendo a coordinare una potenza di fuoco che nessuno
immaginava fossero in grado di fare, fanno salire il valore del
titolo in modo sorprendente da 10 dollari a 500 in meno di un mese, i
fondi che avevano posizioni corte si sono visti costretti a comprare
il titolo per coprirsi con perdite miliardarie (si stima 40 miliardi
di dollari), prima che queste raggiungessero livelli ancor più alti
di passivo. Insomma i piccoli investitori hanno fatto breccia
causando perdite, ingenti ma limitate, ai fondi che avevano preso
posizione sul titolo.

Si
tratta di una vittoria di Pirro come abbiamo visto: ieri l’altro, 4 febbraio,
alla chiusura il titolo valeva 53,50 dollari e la discesa potrebbe
continuare: i fondamentali del titolo (cioè il valore reale
economico dell’impresa) sono deboli e quindi passato l’effetto
dell’azione coordinata il titolo tornerà a languire. Questo tipo
di operazione ha portato ingenti profitti a chi l’ha messa in atto
ed è uscito per tempo e forti perdite a chi aveva posizioni corte.
Si tratta di un’operazione di manipolazione di mercato. Se
l’avessero messa in atto investitori significativi sarebbero
sicuramente indagati dalle Autorità e sanzionati in quanto hanno
agito sul mercato per modificare ad arte il prezzo del titolo,
creando instabilità con un danno per l’economia. Questo è un
punto importante: mercati finanziari affidabili non possono
permettersi un titolo che passa da 10 a 500 senza motivo. In primis
c’è bisogno di una regolazione che deve proteggere sia i grandi
investitori che i piccoli. Qualcuno ha infatti pensato al piccolo
investitore che ha comprato a 200 dollari e oggi se lo trova a 53? La
seconda considerazione che il caso ci porta a fare riguarda la
pessima qualità della diffusione dell’informazione sui social
network. Queste preoccupazioni sono legittime e provvedimenti vanno
presi ma teniamo conto che i mercati finanziari hanno mille vite e
quest’evento gli ha fatto un ‘‘baffo’’. 

 

Servono interventi che
limitino queste operazioni non tanto per proteggere le banche – che
prenderanno le loro contromisure – quanto per proteggere i piccoli
risparmiatori.

Insomma piuttosto che
fare il tifo per Davide dobbiamo pensare a proteggerlo.

Tiziano Conti

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