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	<title>Redazionali Archivi - Pavaglione Lugo</title>
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	<description>Notizie da Lugo e Romagna Estense</description>
	<lastBuildDate>Fri, 28 Jul 2023 10:28:33 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il dottor Raffaele Clò ricorda il suo &#8220;maestro&#8221; di vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucia Baldini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 10:26:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza1]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>GIUSEPPE: UN “MAESTRO” CHE CAMMINAVA SEMPRE “TRE PASSI DAVANTI A ME” di RAFFAELE CLO&#8217; Il mio rapporto con Giuseppe Xella è stato continuativo e molto intenso per tutti gli ultimi 50 anni: inizialmente prevaleva in me il senso di subalternità, che derivava non tanto dal suo atteggiamento legato al ruolo, che non faceva certo pesare, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>GIUSEPPE: UN “MAESTRO” CHE CAMMINAVA SEMPRE “TRE PASSI DAVANTI A ME”</b></p>
<p>di <strong><em>RAFFAELE CLO&#8217;</em></strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-102049" src="https://www.pavaglionelugo.net/wp-content/uploads/2023/07/foto-di-Giuseppe-Xella-169x300.jpg" alt="" width="169" height="300" srcset="https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2023/07/foto-di-Giuseppe-Xella-169x300.jpg 169w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2023/07/foto-di-Giuseppe-Xella-576x1024.jpg 576w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2023/07/foto-di-Giuseppe-Xella-768x1365.jpg 768w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2023/07/foto-di-Giuseppe-Xella-864x1536.jpg 864w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2023/07/foto-di-Giuseppe-Xella-150x267.jpg 150w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2023/07/foto-di-Giuseppe-Xella-300x533.jpg 300w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2023/07/foto-di-Giuseppe-Xella-600x1067.jpg 600w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2023/07/foto-di-Giuseppe-Xella-696x1237.jpg 696w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2023/07/foto-di-Giuseppe-Xella-1068x1899.jpg 1068w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2023/07/foto-di-Giuseppe-Xella.jpg 1152w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></p>
<p>Il mio rapporto con Giuseppe Xella è stato continuativo e molto intenso per tutti gli ultimi 50 anni: inizialmente prevaleva in me il senso di subalternità, che derivava non tanto dal suo atteggiamento legato al ruolo, che non faceva certo pesare, ma dall’autorevolezza delle cose che diceva e dalla serietà delle proposte, il tutto espresso sempre con assertività e chiarezza. Una maggiore confidenza nei suoi confronti maturò in me grazie ad occasioni di incontro al di fuori del lavoro, negli ambienti che facevano riferimento al mondo cattolico locale a cui entrambi partecipavamo e che vedevano frequenti punti di contatto, pur partendo da esperienze diverse: le sue più sul versante parrocchiale e della Casa della Carità, le mie su quello sociale e dell’esperienza cooperativa.</p>
<p>E’ stato nell’ambiente lavorativo, però, che il nostro rapporto si è consolidato velocemente: nel decennio 1985/95 si registrarono grandi cambiamenti e la nostra “piccola” Cassa di Risparmio rispose con iniziative innovative che ottennero importanti risultati grazie alla diffusa applicazione dei processi informatici di ultima generazione, delle tecniche di marketing, della comunicazione e della formazione del personale. Aver anticipato i tempi rispetto ad altri operatori sulla piazza determinò un vantaggio competitivo con crescita dell’apprezzamento della clientela per la Cassa, poi Cassa-Monte, e conseguente sviluppo degli affari. Tutto procedeva in modo ordinato ed armonico sotto la regia del nostro Direttore, che orientava, governava e controllava sempre con il metodo del coinvolgimento, mai in modo autoritario.</p>
<p>Ho sempre considerato che sia stato per me un privilegio la situazione per la quale l’ho affiancato come uno dei suoi più stretti collaboratori in quel periodo e non mi è mai pesato il sacrificio che spesso quel ruolo imponeva in termini di tempo e di applicazione: ho accumulato conoscenze e competenze grazie all’attenzione, alla fiducia e alla determinazione nel seguire una modalità “globale” che metteva assieme il pensare, l’agire, l’essere. Nel mio modo di vedere le cose, Giuseppe era sempre “tre passi avanti a me” ed il riferirmi a lui come “maestro”, anche nei periodi successivi, quelli in cui la frequenza non era così assidua, ha rappresentato un criterio imprescindibile per le scelte che tempo per tempo ho dovuto fare nella vita, caratterizzate il più delle volte da una condizione di collegialità: vien da sé che mantenere invariata la distanza da uno che ha …. leve ben più lunghe delle tue comportava una intensificazione dello sforzo prodotto, che però veniva ripagato dalla convinzione di uscirne sempre arricchito.</p>
<p>Non era poi così scontato, per molti colleghi di lavoro e anche per chi osservava dall’esterno, che il Direttore dovesse avere grande rispetto per tutti, che non alzasse mai la voce ma che procedesse sempre per le vie del convincimento e del dialogo: il “prototipo del numero uno” forse non aveva proprio quelle caratteristiche, ma chi si sentiva trattato con grande umanità poi aveva atteggiamenti sul lavoro più concreti e collaborativi e restituiva, nei fatti, la stima ricevuta.</p>
<p>Anche in Fondazione il confronto è stato costante e per me particolarmente importante: se il suo ruolo di Presidente dell’Assemblea non comportava alcun aspetto di operatività, la sua conoscenza del contesto organizzativo e la sensibilità verso l’obiettivo primario costituito dalla funzione di sostegno ai progetti ed alle necessità del terzo settore sono sempre stati per me decisivi, in un periodo particolarmente difficile per la vita dell’Ente. In particolare quando, dopo pochi mesi dal momento in cui assunsi l’incarico alla Presidenza della Fondazione, si verificò l’improvviso e imprevisto dissesto della banca conferitaria (che era diventata Cassa di Risparmio di Cesena, a seguito di diversi processi di aggregazioni) e fu il tempo di adottare decisioni indispensabili ma assai dolorose per la consistenza patrimoniale della Fondazione; decisioni che richiedevano grande pragmatismo e senso di responsabilità, sapendo che alternative intransigenti (come quelle di resistere alle indicazioni della Vigilanza) avrebbero potuto comportare la messa in liquidazione della Banca stessa. Il dibattito fu a più voci nei vari Organi e fra le Fondazioni coinvolte ma a guidare la scelta finale fu il criterio di dare continuità alla banca quale bene che interessava tutta la comunità, evitando rischi di depauperamento per i risparmiatori e le aziende, ma sapendo che questo avrebbe comportato il pagamento di un conto assai salato per la Fondazione, come poi è successo: approfondito il tema anche con Giuseppe, da lui venne il sostegno convinto, che era frutto di capacità di analisi  e di lunga esperienza, per la posizione che andavamo maturando.</p>
<p>La dimensione della fede traspariva in filigrana in ogni sua manifestazione perché era intrinseca al suo essere e ti portava a convincerti che, anche se a te risultava più difficile, però quella era la via giusta per la testimonianza del Vangelo come condizione normale, senza strafare. La fede l’ha accompagnato e sostenuto in modo particolare negli ultimi quattro anni quando, già sofferente per la malattia, aveva improvvisamente perduto l’inseparabile Quinta, compagna di tutta la vita: sofferenza aggiunta a sofferenza, vissuta però sempre in modo sereno e convinto di quanto la misericordia di Dio aveva operato e tuttora operava nella sua vita: affaticato e con poche parole, questo era il senso di quanto mi disse nell’ultimo colloquio telefonico, quando banalmente gli chiesi come avesse superato le conseguenze dell’alluvione. Sabato mattina, poi, comunicandomi la sua morte con un messaggio, Nicola ha scritto “presente e lucido fino alla fine”: non parole di circostanza ma una vita che si andava a concludere con una impareggiabile coerenza.</p>
<p>Un affettuoso ricordo di Raffaele Clò</p>
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		<title>Da Tiziano Conti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucia Baldini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 22:01:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Erasmus plus: riflettendo sull’esperienza &#160; Da diversi anni (a parte l’anno 2020 a causa dell’emergenza Covid 19) l’estate è un periodo particolarmente ricco in tema di tirocini all’estero per gli studenti delle scuole del nostro territorio. In questi giorni è stato pubblicato nuovamente l’e-book, curato da Carmen Olanda, Direttrice del Centro per la mobilità internazionale [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Erasmus plus: riflettendo sull’esperienza</b></p>
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<p>Da diversi anni (a parte l’anno 2020 a causa dell’emergenza Covid 19) l’estate è un periodo particolarmente ricco in tema di tirocini all’estero per gli studenti delle scuole del nostro territorio.</p>
<p>In questi giorni è stato pubblicato nuovamente l’e-book, curato da Carmen Olanda, Direttrice del Centro per la mobilità internazionale Educazione all’Europa di Ravenna, sulle esperienze vissute durante l’anno 2015, con tante testimonianze dei ragazzi, dei loro insegnanti, delle imprese che li hanno ospitati in diversi paesi europei.</p>
<p>Così tra bilanci e prospettive future, la <b>Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche</b>, impegnata ormai dal 2008 nel favorire la mobilità formativa dei giovani in Europa, ripropone la lettura del libro <i>“Gocce di giovanile saggezza. Un viaggio attraverso l’Europa che fa crescere i giovani”</i>, di Carmen Olanda.</p>
<p>Grazie anche al contributo di Bcc ravennate forlivese e imolese e di CLAI Imola e all’assistenza tecnica del Centro Educazione all’Europa, la Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche è stata tra i principali soggetti attuatori del Progetto <i>Il Mio futuro è l’Europa,</i> realizzato nell’ambito del Programma Comunitario Erasmus plus, progetto che permise nel 2015 a oltre 90 giovani di 5 Istituti scolastici superiori di Faenza, Ravenna, Lugo e Imola, di vivere  un’esperienza di vita, studio e lavoro in imprese europee.</p>
<p>Prendendo spunto dalle testimonianze dei ragazzi che hanno “incontrato l’Europa”, <i>Gocce di giovanile saggezza</i> ritrae una generazione in movimento che ha saputo cogliere il valore civico, educativo e formativo dell’esperienza. La chiave di lettura scelta dall’autrice ci consegna un’immagine dell’Europa come “motore di crescita” per i giovani e come una risorsa da cui può trarre vantaggio un intero territorio.</p>
<p>Il viaggio in retrospettiva che idealmente il lettore è invitato a fare “nell’Europa che fa crescere i giovani” è molto più di una raccolta di testimonianze e materiale fotografico, che pur animano il libro. Le riflessioni dell’autrice intercalandosi con i citati dei ragazzi offrono una vera e propri a chiave di lettura tra bilanci e prospettive future, che fanno guardare all’Europa con fiducia e ci consegnano uno spaccato di gioventù capace di regalare agli adulti gocce della giovanile saggezza, maturata proprio dalla loro esperienza di cittadini europei.</p>
<p>Una lettura appassionante con toni e uno stile di scrittura capaci di rivolgersi a un pubblico adulto e al tempo stesso di scaldare il cuore dei più giovani, la generazione in movimento dell’Erasmus plus.</p>
<p>Cliccando sul titolo dell’opera, si può scaricare gratuitamente l’e-book, <a href="https://www.homelessbook.it/catalogo/gocce-di-giovanile-saggezza/79?path=catalogo">“Gocce di giovanile saggezza”</a> pubblicato dalla casa editrice Homeless Book di Faenza.</p>
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<p>Tiziano Conti</p>
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		<title>Da Tiziano Conti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucia Baldini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 22:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le certezze del passato, la strada del presente  Le ideologie positiviste ottocentesche prevedevano un solo destino per l’intera umanità: seguire l’evoluzione della cultura occidentale industriale. Questa visione però, nei luoghi del resto del pianeta dove si erano verificati importanti flussi migratori dall’Europa e il modello occidentale aveva preso piede, si scontrava con le resistenze dei [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Le certezze del passato, la strada del presente </b></p>
<p>Le ideologie positiviste ottocentesche prevedevano un solo destino per l’intera umanità: seguire l’evoluzione della cultura occidentale industriale. Questa visione però, nei luoghi del resto del pianeta dove si erano verificati importanti flussi migratori dall’Europa e il modello occidentale aveva preso piede, si scontrava con le resistenze dei popoli indigeni o aborigeni che erano stati depredati delle loro terre e libertà.</p>
<p>I luoghi dello scontro erano le grandi praterie e i grandi laghi nordamericani, la Pampa argentina e la Patagonia cilena, l’Australia e la Nuova Zelanda. Uno scontro che fu vinto dall’Occidente dal punto di vista militare, grazie alla superiorità tecnologica delle armi, al telegrafo e al treno, e soprattutto grazie all’infinita quantità di coloni e soldati che l’emigrazione europea forniva a ciclo continuo.</p>
<p>In modi e con fortune diverse, i popoli nativi che vivevano nei luoghi strategici della globalizzazione del XIX secolo furono messi da parte, in alcuni casi addirittura scomparvero. La loro era una fine annunciata, almeno da quando la scienza dell’epoca aveva decretato che quei popoli non erano recuperabili al progresso, che non avrebbero mai potuto diventare bravi agricoltori né cambiare religione e lingua. Venivano definiti “fossili viventi”, relitti del passato ineluttabilmente destinati a scomparire nello scontro con la “civiltà”.</p>
<p>Da qui discendevano le diverse teorie dell’epoca, sempre più in basso, fino a quella statunitense che diceva che l’unico indiano buono era quello morto e a quella argentina che considerava la ripugnanza l’unico sentimento possibile nei confronti degli indigeni. In questi due Paesi la guerra fu di sterminio.</p>
<p>In Australia e in Canada, invece, si scelse un altro approccio: quello di “ammazzare l’indiano nel bambino”. Sequestrare cioè i bambini, sottraendoli ai loro genitori amerindi o aborigeni per educarli in collegi allo scopo di farli diventare “bianchi”, almeno nei costumi, nella lingua e nella fede.</p>
<p>Fu uno dei genocidi culturali più articolati e duraturi di cui si abbia memoria. In Australia i sequestri iniziarono nel 1869 e finirono nel 1969, in Canada si cominciò nel 1863 per finire solo nel 1998. L’unica differenza tra i due Paesi è che in Canada finivano in collegio i bambini amerindi mentre in quelli australiani si rinchiudevano i figli di coppie miste, che così sarebbero cresciuti come il genitore bianco.</p>
<p>Solo pochi popoli, come i Maori neozelandesi e i Mapuche cileni, riuscirono a superare, non senza traumi, la doppia sconfitta militare e culturale. I popoli originari non erano avversari degni di rispetto, ma selvaggi che andavano annientati o, nel migliore dei casi, ripuliti dalla loro cultura. Tutto era giustificato dalla pseudoscienza dell’epoca che classificava i popoli del mondo in modo gerarchico: in cima si trovava il cittadino di Londra, in fondo il cosiddetto “selvaggio” della Terra del Fuoco. Coloro che non erano in grado, o non volevano, salire lungo quella scala che portava alla “civiltà” potevano solo scomparire, per loro non c’era posto nel mondo del futuro.</p>
<p>Questa visione influenzò sia il pensiero liberale sia quello marxista. Oggi nei luoghi dove si consumarono questi orrori regna il <i>politically correct</i>, il dibattito politico è incentrato sui diritti civili, e le recenti scoperte di fosse comuni nei cortili dei collegi canadesi causano orrore. Sarebbe un grave errore, però, soffermarsi solo sugli aspetti tragici, cioè sulle stragi, e non ragionare sulle cause. Che, come sempre, furono ideologiche.</p>
<p>In Canada come nella Germania hitleriana, a preparare il terreno agli esecutori furono quelle teorie, diffuse per troppo tempo, che spiegavano che c’erano uomini di serie A e di serie B. È il principio alla base di ogni razzismo, che immagina un mondo senza diversità.</p>
<p>Oggi si comincia a pensare sempre di più che la diversità è una ricchezza che rende più piena di significato la nostra vita nell’incontro con l’altro, come ci ricorda spesso Papa Francesco.</p>
<p>I muri non difendono, ma tolgono ricchezza alla prospettiva di crescita comune tra persone che provengono da mondi diversi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tiziano Conti</p>
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		<title>Da Tiziano Conti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucia Baldini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Oct 2021 22:33:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Václav Havel: il potere dei senza potere E’ appena uscito un libro di Michael Zantovsky, “Havel. Una vita” dell’editore La Nave di Teseo. Confesso che non l’ho ancora letto, ma la figura di Vaclav Havel è una di quella che mi ha sempre ispirato grande fiducia. Avevo letto i suoi testi ai tempi di Charta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Václav Havel: il potere dei senza potere</b></p>
<p>E’ appena uscito un libro di Michael Zantovsky, “Havel. Una vita” dell’editore La Nave di Teseo.</p>
<p>Confesso che non l’ho ancora letto, ma la figura di Vaclav Havel è una di quella che mi ha sempre ispirato grande fiducia. Avevo letto i suoi testi ai tempi di Charta ’77, che è stata la più importante iniziativa del dissenso in Cecoslovacchia (allora Repubblica Ceca e Slovacchia erano una nazione unica). Il nome deriva dal documento del gennaio 1977, redatto tra gli altri da Václav Havel e originariamente sottoscritto da 247 cittadini di diversa estrazione.</p>
<p>Motivato anche dall&#8217;arresto dei membri di una band di musica psichedelica, il documento criticava il governo della Cecoslovacchia per la mancata attuazione degli impegni sottoscritti in materia di diritti umani, tra i quali la Costituzione dello Stato, l&#8217;atto finale della conferenza di Helsinki sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (1975) e gli accordi delle Nazioni Unite sui diritti politici, civili, economici e culturali.</p>
<p>Già questo ci racconta molto di Václav Havel, un uomo di cui l’Europa di oggi dovrebbe andar grata e fiera. Il drammaturgo cecoslovacco, che ha resistito con tutta la sua forza ai soprusi del totalitarismo di chi governava allora dietro la “cortina di ferro”, andrebbe ricordato come Gandhi o Martin Luther King. E andrebbe celebrata l’epopea della “rivoluzione di velluto” che portò trionfalmente un intellettuale schivo, desideroso di passare la sua vita tra i libri e nei teatri, a diventare il Presidente della nuova Cecoslovacchia democratica, subito dopo la dissoluzione dei regimi dell’Est europeo a seguito della caduta del Muro di Berlino, nel novembre del 1989.</p>
<p>Figlio di genitori perseguitati già all’indomani del colpo di Stato del 1948 quando aveva appena compiuto 12 anni, Havel partecipò alla “primavera di Praga” del ’68 e per questo fu prima bandito e messo all’indice dai teatri soffocati dalla censura di regime, poi subì il carcere per oltre cinque anni dopo aver fondato il gruppo dei dissidenti di “Charta 77”.</p>
<p>Bisognerebbe rileggere il suo “Il potere dei senza potere” per capire quanto in lui fosse radicata la fiducia nei valori della democrazia, della libertà d’espressione, della tolleranza, dell’opposizione alla violenza di Stato, di cui il comunismo di Praga è stata compiuta espressione.</p>
<p>Il testo fu scritto nel 1978 ed edito in Italia da CSEO di Forlì, cui spetta il merito di aver tradotto opere di autori quali Karol Wojtyła, Józef Tischner, Václav Havel facendoli conoscere in Europa occidentale. Oggi è ripubblicato da un&#8217;altra casa editrice romagnola, Itaca di Castel Bolognese.</p>
<p>Dobbiamo molto a persone come Havel, protagonista di una lunga e dolorosa battaglia contro una dittatura feroce, abbattuta dalla inevitabilità della storia.</p>
<p>E la sua vita, raccontata dal suo portavoce Zantosky, merita di essere conosciuta e studiata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tiziano Conti</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Da Tiziano Conti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucia Baldini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Oct 2021 22:58:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Bestia e la legge del contrappasso Il contrappasso (dal latino contra e patior, &#8220;soffrire il contrario&#8221;) è un principio che regola la pena che colpisce i rei mediante il contrario della loro colpa o per analogia a essa, le cui radici teoriche affondano nella tradizione antica della legge del taglione. Il concetto è presente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>La Bestia e la legge del contrappasso</b></p>
<p>Il contrappasso (dal latino <i>contra</i> e <i>patior</i>, &#8220;soffrire il contrario&#8221;) è un principio che regola la pena che colpisce i rei mediante il contrario della loro colpa o per analogia a essa, le cui radici teoriche affondano nella tradizione antica della legge del taglione.</p>
<p>Il concetto è presente in numerosi contesti storici e letterari d&#8217;influenza religiosa: ce ne ha dato illustrazione Dante nella sua Divina Commedia.</p>
<p>Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, in una intervista della settimana scorsa su La Stampa piena di pathos, ha ricordato: &#8220;La mia famiglia fu sbranata dalla Bestia. Non odio Morisi, ma le scuse di Salvini non sono mai arrivate&#8221;.</p>
<p>“A suo tempo avevo chiesto le scuse a Matteo Salvini per i suoi attacchi a me, alla mia famiglia ed a Stefano. Ovviamente quelle scuse non sono mai arrivate. La sua risposta alla sentenza pronunciata dalla Corte di Assise di Roma con la quale venivano condannati i responsabili del pestaggio mortale di mio fratello è stata che la droga fa male. In passato, in campagna elettorale, aveva persino detto che ‘Ilaria Cucchi fa schifo’. Le sue continue prese di posizione ai miei danni hanno scatenato la Bestia che ha sbranato la mia famiglia intera facendo leva sui sentimenti più bassi e biechi che può provare il genere umano”.</p>
<p>“Sto parlando del sangue della mia famiglia versato dal momento in cui, il 22 ottobre di 12 anni fa, è stata costretta a ‘riconoscere’ il cadavere di Stefano all’obitorio di piazzale del Verano a Roma”, prosegue. “La politica non è il mio posto. Questo perché sono incapace di astrarre l’immane tragedia che ha distrutto le nostre vite per avventurarmi in analisi politiche che non mi competono. Sono incapace di perdere di vista il fatto che ‘la Bestia’ si è cibata di persone normali che, come me, sono state travolte da tragiche vicende giudiziarie infliggendo loro, spietata, dolore che si è aggiunto ad altro dolore”, scrive Cucchi.</p>
<p>“Nonostante tutto questo io mi sento di condividere il dolore di Luca Morisi, come essere umano che è stato costretto a rivelare tutte le sue fragilità. Non nutro sentimenti di odio o vendetta nei suoi confronti. Sarei tuttavia ipocrita se non ammettessi la rabbia che provo nei confronti di colui che della ‘Bestia’ ha saputo fare la sua forza violenta, cinica e distruttiva, nel sacro nome del consenso cieco e ostaggio delle facili suggestioni liberatorie dalla paura, Matteo Salvini.</p>
<p>Questa, lo riconosco, è la mia debolezza”, conclude.</p>
<p>Io, sinceramente, direi che la capacità di condividere la sofferenza di chi le ha provocato tanto dolore è la forza di Ilaria Cucchi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TIZIANO  CONTI</p>
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		<title>Il sogno interrotto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucia Baldini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2021 17:58:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il sogno interrotto di Robert Kennedy Era la mezzanotte tra il 5 e il 6 giugno 1968 e nelle cucine dell’hotel Ambassador di Los Angeles, alcuni colpi di pistola chiusero per sempre il mito della Camelot kennedyana. A cinque anni dall’omicidio del presidente americano John Kennedy, infatti, venne ferito a morte anche il fratello minore, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Il sogno interrotto di Robert Kennedy</b></p>
<p>Era la mezzanotte tra il 5 e il 6 giugno 1968 e nelle cucine dell’hotel Ambassador di Los Angeles, alcuni colpi di pistola chiusero per sempre il mito della Camelot kennedyana. A cinque anni dall’omicidio del presidente americano John Kennedy, infatti, venne ferito a morte anche il fratello minore, Robert, in quel momento concorrente alle primarie del Partito democratico per la nomination presidenziale, con buone speranze di diventare il candidato del partito, ma soprattutto il 37° Presidente degli Stati Uniti.  A ucciderlo un giovane giordano di origini palestinesi, Sirhan Sirahn, che da 53 anni è in carcere dove sta scontando l’ergastolo.</p>
<p>In questo periodo si discute se scarcerare Sirhan: i discendenti di Bob Kennedy sono divisi tra la concessione della grazia e la decisione di lasciarlo in carcere, a seguito della condanna che ricevette al processo per omicidio. Il tribunale ha dato l’ok, manca solo il via libera del governatore della California. Tra i tanti figli di Robert Kennedy, undici di cui nove viventi, Bobby Jr. ha detto che “Papà lo vorrebbe fuori”.</p>
<p>Al di là della vicenda giudiziaria, che come l’omicidio del fratello John è ancora oggetto di dubbi e misteri, c’è un bel film uscito nel 2006 e presentato lo stesso anno alla Mostra del cinema di Venezia, che fotografa in maniera eccellente il periodo di fermento politico, sociale e culturale, idealmente finito proprio con l’omicidio di Robert Kennedy. Ovvero “Bobby”, dal nome con cui Robert era chiamato dalla sua cerchia più ristretta. E proprio questo spaccato storico viene raccontato nelle vicende dei personaggi del film scritto e diretto da Emilio Estevez che vede un cast stellare (Anthony Hopkins, Martin Sheen, Demi Moore, Sharone Stone e Laurence Fishburne solo per citarne alcuni). Storie diverse che però si incrociano per lo stesso motivo: festeggiare la vittoria alle primarie in California del senatore democratico.</p>
<p>Kennedy proprio la sera del 5 giugno doveva tenere un discorso nel suo quartier generale, l’hotel Ambassador, dove è ambientata gran parte della pellicola. C’è Diane, giovane ragazza che sta per sposare William per risparmiargli la leva del Vietnam, l’inserviente Josè che litiga col capo razzista, il manager dell’hotel che tradisce la moglie, i due vecchi dipendenti dell’albergo ormai in pensione che accasciati nei divanetti della hall ricordano i grandi personaggi passati da quell’hotel. Tutti sperano che Bobby possa rendere il mondo un luogo più giusto.</p>
<p>La direzione dei tanti attori è ben riuscita e la coralità è uno dei valori aggiunti del film. Il regista inoltre è riuscito a non cedere troppo alla retorica, assai difficile quando si toccano certi argomenti. Perché in “Bobby” c’è tutto: la questione razziale, la guerra nel Vietnam, la lotta per i diritti civili e il ruolo degli Stati Uniti nel mondo. A tratti sembra quasi si parli di oggi.</p>
<p>Ed è impossibile non commuoversi quando, nei titoli di coda, scorrono le immagini di repertorio con la bara di Kenendy sul treno salutata dalla gente comune al passaggio nelle piccole stazioni, nel tragitto tra Penn Station, a New York, per arrivare alla Union Station di Washington: colonna sonora “The sound of silence” di Simon &amp; Garfunkel.</p>
<p>Una vicenda che ha segnato la storia dell’America: con grande rimpianto oggi pensiamo come sarebbe potuto essere il mondo con Robert Kennedy presidente degli USA al posto di Richard Nixon.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><strong>TIZIANO  CONTI</strong></p>
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		<title>Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi (Cesare Pavese)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucia Baldini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Sep 2021 07:38:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scrive Tiziano Conti: &#8220;Le ho scattate al National September 11 Memorial &#38; Museum a New York. La scritta in inglese si può tradurre: &#8220;Nessun giorno ti cancellerà dalla memoria del tempo&#8221; Ti assicuro che ho pianto all&#8217;interno del Museo&#8230;.&#8221; Forse non sei stato l&#8217;unico, Victor Hugo ha scritto che quelli che non piangono, non vedono.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scrive Tiziano Conti:</p>
<p>&#8220;Le ho scattate al National September 11 Memorial &amp; Museum a New York. La scritta in inglese si può tradurre:<br />
&#8220;Nessun giorno ti cancellerà dalla memoria del tempo&#8221;</p>
<p>Ti assicuro che ho pianto all&#8217;interno del Museo&#8230;.&#8221;</p>
<p>Forse non sei stato l&#8217;unico, Victor Hugo ha scritto che quelli che non piangono, non vedono.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-92328" src="https://www.pavaglionelugo.net/wp-content/uploads/2021/09/11C-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C-300x225.jpg 300w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C-1024x768.jpg 1024w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C-768x576.jpg 768w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C-150x113.jpg 150w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C-600x450.jpg 600w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C-696x522.jpg 696w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C-1392x1044.jpg 1392w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C-1068x801.jpg 1068w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C-80x60.jpg 80w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C-160x120.jpg 160w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C-265x198.jpg 265w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C-530x396.jpg 530w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11C.jpg 1445w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-92326" src="https://www.pavaglionelugo.net/wp-content/uploads/2021/09/11A-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11A-300x169.jpg 300w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11A-1024x576.jpg 1024w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11A-768x432.jpg 768w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11A-150x84.jpg 150w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11A-600x338.jpg 600w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11A-696x392.jpg 696w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11A-1392x783.jpg 1392w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11A-1068x601.jpg 1068w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11A.jpg 1445w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-92327" src="https://www.pavaglionelugo.net/wp-content/uploads/2021/09/11B-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11B-300x169.jpg 300w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11B-1024x576.jpg 1024w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11B-768x432.jpg 768w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11B-150x84.jpg 150w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11B-600x338.jpg 600w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11B-696x392.jpg 696w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11B-1392x783.jpg 1392w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11B-1068x601.jpg 1068w, https://www.pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2021/09/11B.jpg 1445w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Commenti</title>
		<link>https://www.pavaglionelugo.it/commenti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=commenti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PavaglioneLugo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 23:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo giornale è vostro Siete i lettori-proprietari, lo ripetiamo spesso. Non abbiamo un editore, un &#8220;padrone&#8221; che sostiene le spese, che ci paga gli stipendi!? Pubblichiamo tutto ciò che ci mandate, gran parte del giornale è scritto da voi, delle notizie che ci mandate, con le cose che volete far sapere, ci usate perchè noi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo giornale è vostro</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" src="http://pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2020/11/Staff2BIngrandita.jpg" /></p>
<p>Siete i lettori-proprietari, lo ripetiamo spesso. Non abbiamo un editore, un &#8220;padrone&#8221; che sostiene le spese, che ci paga gli stipendi!?</p>
<p>Pubblichiamo tutto ciò che ci mandate, gran parte del giornale è scritto da voi, delle notizie che ci mandate, con le cose che volete far sapere, ci usate perchè noi ci siamo per voi, per offrirvi questo servizio.</p>
<p>Ci siamo per questo, abbiamo iniziato già nel 2007, con questa scommessa, il conta contatti ha iniziato presto a darci&nbsp; numeri incoraggianti anche insperati e quindi ci siamo.</p>
<p>Ma ora ci piacerebbe avere di più, dialogare, avere i vostri commenti non solo le notizie.</p>
<p>Abbiamo fatto in modo che sia facile.</p>
<p>In fondo agli articoli cliccate su &#8220;nessun commento&#8221; e scrivete a tutti, quello che vi passa per la testa, senza il minimo problema, vi leggeranno tutti, facciamo gruppo, social, socializziamo.</p>
<p><em>Il direttore</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caos medici di Base</title>
		<link>https://www.pavaglionelugo.it/caos-medici-di-base/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=caos-medici-di-base</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PavaglioneLugo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2020 21:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;Intervengano la Regione ed il Sindaco Un’intera generazione di medici di base in provincia di Ravenna va in pensione. In particolare, a Lugo, la situazione è per certi versi “sconvolgente” ha dichiarato alla stampa Mauro Marabini, direttore del Dipartimento cure primarie di Ravenna. “ Se quest’anno-ha continuato- fossero andati in pensione, oltre ai tre medici [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&nbsp;</strong>Intervengano la Regione ed il Sindaco</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" src="http://pavaglionelugo.it/wp-content/uploads/2020/10/medico-4.jpg" /></p>
<p>Un’intera<br />
generazione di medici di base in provincia di Ravenna va in pensione.</p>
<p>In<br />
particolare, a Lugo,  la situazione è per certi versi “sconvolgente”<br />
ha dichiarato alla stampa Mauro Marabini, direttore del Dipartimento<br />
cure primarie di Ravenna.</p>
<p>“ Se<br />
quest’anno-ha continuato- fossero andati in pensione, oltre ai tre<br />
medici che hanno dovuto farlo perché arrivati ai 70 anni anche<br />
quelli di 68 e 62 anni, saremmo rimasti con una ventina di medici in<br />
tutto poiché la tendenza oggi è quella del pensionamento<br />
anticipato.</p>
<p>Il<br />
Covid-19 ha  seminato paura, messo a dura prova gli ambulatori e<br />
creato stress.”</p>
<p>Bene,<br />
in questo clima di emergenza per carenza di personale, amplificata<br />
dall’altra enorme emergenza del covid 19, il nuovo direttore<br />
generale dell’ Ausl Romagna  esclude la possibilità di proroga ai<br />
medici che avevano chiesto di rimanere oltre i limiti di età e si<br />
erano dichiarati disponibili per un paio d’anni.</p>
<p><u>Limiti<br />
di legge, è stato detto, ma in altre province vi sono state analoghe<br />
situazioni che sono state risolte con apposite sentenze favorevoli di<br />
tribunale (Ferrara e Terni).</u></p>
<p>La<br />
gravità  e l’eccezionalità della situazione è tale che la<br />
Regione dovrebbe intervenire in nome dell’autonomia che le è stata<br />
concessa dalla Costituzione (modifica del capitolo V) e valutare la<br />
possibilità ed opportunità di una proroga, nonché permettere<br />
l’assunzione di laureati anche qualora non abbiano terminato la<br />
scuola di specialità.</p>
<p>Lugo<br />
è gravemente penalizzata dalla scarsità di medici che si aggiunge<br />
allo smantellamento progressivo dell’ ospedale , ormai ridotto ad<br />
un poliambulatorio dalla discussa riforma della grande Ausl di<br />
Romagna.</p>
<p><u>In<br />
base alla Costituzione ogni cittadino ha diritto alla salute ed alla<br />
copertura sanitaria  ed è il Sindaco il responsabile della salute<br />
pubblica del suo territorio in base all’art.1 della legge sanitaria<br />
.</u></p>
<p>Oggi<br />
i nodi arrivano al pettine: lanostra provincia e Lugo, in<br />
particolare, subiscono un deficit organizzativo e programmatorio<br />
della Regione<u style="font-family: arial;">che ha  trascurato il ruolo dei medici di base e non<br />
ha previsto un numero</u><u style="font-family: arial;">adeguato di laureati nelle scuole di<br />
specializzazione finalizzato al</u>ricambio di chi sarebbe andato in<br />
pensione, fenomeno peraltro segnalato dall’Ordine dei medici.</p>
<p><u>Esattamente<br />
l’opposto di quello che si dovrebbe fare oggi dopo l’ esplosione<br />
e la persistenza del coronavirus poichè è assodato che la<br />
cosiddetta medicina territoriale sia la sola in grado di<br />
fronteggiarlo , come dimostra l’esperienza negativa di alcune<br />
regioni, vedi Lombardia, che aveva smantellato la rete dei medici di<br />
base.</u></p>
<p><em>Angelo<br />
Ravaglia</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Perdere la vita a 15 anni!?</title>
		<link>https://www.pavaglionelugo.it/perdere-la-vita-15-anni/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=perdere-la-vita-15-anni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PavaglioneLugo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2020 21:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; un terremoto nella terra del Ben Vivere Alcuni lettori ci hanno rimproverati per non aver dato notizia della tragedia, un ragazzino di 15 anni travolto ed ucciso da un treno della Faenza &#8211; Lavezzola. Un treno che non ha avuto scampo per potersi fermare in tempo per evitare la tragedia. Non facciamo cronaca, i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un terremoto nella terra del Ben Vivere</p>
<p>Alcuni lettori ci hanno rimproverati per non aver dato notizia della tragedia, un ragazzino di 15 anni travolto ed ucciso da un treno della Faenza &#8211; Lavezzola.<span></span></p>
<p><!-- more --></p>
<p>Un treno che non ha avuto scampo per potersi fermare in tempo per evitare la tragedia.</p>
<p>Non facciamo cronaca, i nostri lettori lo sanno.</p>
<p>La notizia è nota e distrugge familiari, amici, comunque i conoscenti.</p>
<p>Ma non si può non dire che la Romagna Estense è stata colpita da un terremoto: 15 anni!</p>
<p>Un suicidio la prima ipotesi che viene fatta.</p>
<p>E&#8217; noto che l&#8217;età tra i 13 e i 16 anni sia la più &#8220;complessa&#8221;, il passaggio dall&#8217;essere un ragazzino al diventare un adulto, ma non da noi, non nella terra del ben vivere!</p>
<p><em>Il direttore</em></p>
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