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Referendum costituzionale del 22 – 23 marzo: i dati e qualche riflessione

Il voto nei Comuni della Bassa Romagna e alcune riflessioni sui dati nazionali

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Innanzi tutto, i dati dei Comuni della Bassa Romagna

COMUNE         NO SI VOTANTI
Alfonsine 63,56% 36,44% 5.826 (66,33%)
Bagnacavallo 60,65% 39,35% 8.493 (68,65%)
Bagnara di R. 55,66% 44,34% 1.191 (67,82%)
Conselice 60,62% 39,38% 4.337 (62,65%)
Cotignola 57,31% 42,69% 3.879 (67,93%)
Fusignano 63,36% 36,64% 3.971 (65,73%)
Lugo 56,20% 43,80% 16.368 (67,24%)
Massa Lombarda 62,33% 37,67% 4.576 (63,34%)
S. Agata S.S. 55,41% 44,59% 1.415 (66,18%)

 

Poi qualche riflessione

La partecipazione al voto referendario è stata davvero importante: il 58,9% di affluenza nazionale indica un’attenzione elevata da parte dell’elettorato, anche se presumibilmente non centrata sui contenuti tecnici della riforma quanto piuttosto sui suoi risvolti politici.

La politicizzazione della campagna referendaria è stata una scelta per certi versi obbligata, stante la complessità del tema che aveva indotto molti elettori a dichiarare l’intenzione di volersi astenere, non comprendendo i meccanismi della riforma. È stata una campagna caratterizzata da toni aspri e diverse dichiarazioni fuori misura che ha prodotto:

  • la maggiore mobilitazione degli elettori del centrodestra, inizialmente meno intenzionati ad andare alle urne,
  • la significativa riduzione di quegli elettori dei partiti dell’opposizione che inizialmente si dicevano orientati a votare per il Sì,
  • la partecipazione al voto di una parte degli elettori che si erano astenuti alle Politiche del 2022 e alle Europee del 2024, in larga misura schierati per il No: oltre un terzo di chi non votò alle elezioni di due anni fa è andato alle urne.

Chi sono dunque questi elettori sfuggiti ai radar dei sondaggisti, che fino a pochi giorni fa indicavano una partecipazione tra il 45 e il 50 per cento?

I primi flussi fotografano l’enorme mobilitazione dei giovani per bocciare la riforma. Secondo Opinio/Rai, il 61,1% dei votanti tra i 18 e i 34 anni ha scelto il no. Vincente, al 53,3%, anche tra chi ha dai 35 ai 54 anni: Emerge in modo simile dagli instant poll di Youtrend per SkyTg24: il no al 57% tra i 18 e 34 anni. Al 60% tra i 35 e 49. Perdente, con il 47%, tra chi ha dai 50 ai 64 anni. Viene considerata una fascia anagrafica in più: la bocciatura è maggioritaria con il 55% dei voti anche tra chi ha più di 65 anni.

Il massimo della partecipazione lo troviamo tra gli studenti e in generale tra i più giovani l’astensione tocca i livelli più bassi: la generazione Z, dai 18 ai 28 anni, ha il 67% di partecipazione al voto, con il 58,5% per il No. Se invece guardiamo a chi sta tra i 29 e i 44 anni, la generazione dei Millennials, troviamo il massimo livello di astensionismo (47,5%, sempre con una prevalenza del voto al No, al 54,8%). Una partecipazione un po’ più elevata della media caratterizza boomers e silent, gli elettori che hanno dai 61 anni in su.

E politicamente che profilo hanno i sostenitori del sì e no? La generosa affluenza ha pescato nel bacino degli astensionisti, stimano gli istituti demografici, con circa il 10-15% in più di partecipazione. C’è un dato ancora più interessante: l’infedeltà al sì degli elettori di centrodestra. Per il consorzio Opinio addirittura un 17,9% di elettori di FI e di Noi Moderati avrebbe votato per affossare la riforma che era un loro cavallo di battaglia, soprattutto di Forza Italia. Una percentuale persino più alta del 14,1% di leghisti per il no, solo all’11,2% tra i Fratelli d’Italia. Nel centrosinistra le defezioni sarebbero state assai più ridotte: solo il 9,6% dei PD avrebbe barrato il sì e il 6,9% di AVS. Più alta la cifra nel M5s: il 13% dei loro elettori avrebbe promosso la riforma.

Cosa ha risvegliato i votanti disaffezionati? Secondo gli instant poll di Youtrend a favore del no il primo fattore citato, al 61%, è il desiderio di non modificare la Costituzione, il secondo, al 39%, è l’obiettivo di contrastare il sorteggio dei componenti del Consiglio superiore della magistratura, e solo al terzo posto (31%) viene citata la volontà di dare un voto di opposizione al governo Meloni. Forti le ragioni di merito, invece, tra chi si è espresso per far entrare in vigore la riforma: sostenere la separazione delle carriere (59%), i due Csm (35%) e l’istituzione di un’alta Corte disciplinare per i magistrati (34%)

Quello appena concluso si classifica così come il secondo referendum costituzionale più partecipato della Storia repubblicana dopo il voto sulla legge Boschi – Renzi che portò ai seggi nel 2016 il 65,5% degli aventi diritto. La consultazione sulla giustizia supera di dieci punti le Europee del 2024, ferme al 49,7%.

Tiziano Conti

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