Innanzi tutto, i dati dei Comuni della Bassa Romagna
| COMUNE | NO | SI | VOTANTI |
| Alfonsine | 63,56% | 36,44% | 5.826 (66,33%) |
| Bagnacavallo | 60,65% | 39,35% | 8.493 (68,65%) |
| Bagnara di R. | 55,66% | 44,34% | 1.191 (67,82%) |
| Conselice | 60,62% | 39,38% | 4.337 (62,65%) |
| Cotignola | 57,31% | 42,69% | 3.879 (67,93%) |
| Fusignano | 63,36% | 36,64% | 3.971 (65,73%) |
| Lugo | 56,20% | 43,80% | 16.368 (67,24%) |
| Massa Lombarda | 62,33% | 37,67% | 4.576 (63,34%) |
| S. Agata S.S. | 55,41% | 44,59% | 1.415 (66,18%) |
Poi qualche riflessione
La partecipazione al voto referendario è stata davvero importante: il 58,9% di affluenza nazionale indica un’attenzione elevata da parte dell’elettorato, anche se presumibilmente non centrata sui contenuti tecnici della riforma quanto piuttosto sui suoi risvolti politici.
La politicizzazione della campagna referendaria è stata una scelta per certi versi obbligata, stante la complessità del tema che aveva indotto molti elettori a dichiarare l’intenzione di volersi astenere, non comprendendo i meccanismi della riforma. È stata una campagna caratterizzata da toni aspri e diverse dichiarazioni fuori misura che ha prodotto:
- la maggiore mobilitazione degli elettori del centrodestra, inizialmente meno intenzionati ad andare alle urne,
- la significativa riduzione di quegli elettori dei partiti dell’opposizione che inizialmente si dicevano orientati a votare per il Sì,
- la partecipazione al voto di una parte degli elettori che si erano astenuti alle Politiche del 2022 e alle Europee del 2024, in larga misura schierati per il No: oltre un terzo di chi non votò alle elezioni di due anni fa è andato alle urne.
Chi sono dunque questi elettori sfuggiti ai radar dei sondaggisti, che fino a pochi giorni fa indicavano una partecipazione tra il 45 e il 50 per cento?
I primi flussi fotografano l’enorme mobilitazione dei giovani per bocciare la riforma. Secondo Opinio/Rai, il 61,1% dei votanti tra i 18 e i 34 anni ha scelto il no. Vincente, al 53,3%, anche tra chi ha dai 35 ai 54 anni: Emerge in modo simile dagli instant poll di Youtrend per SkyTg24: il no al 57% tra i 18 e 34 anni. Al 60% tra i 35 e 49. Perdente, con il 47%, tra chi ha dai 50 ai 64 anni. Viene considerata una fascia anagrafica in più: la bocciatura è maggioritaria con il 55% dei voti anche tra chi ha più di 65 anni.
Il massimo della partecipazione lo troviamo tra gli studenti e in generale tra i più giovani l’astensione tocca i livelli più bassi: la generazione Z, dai 18 ai 28 anni, ha il 67% di partecipazione al voto, con il 58,5% per il No. Se invece guardiamo a chi sta tra i 29 e i 44 anni, la generazione dei Millennials, troviamo il massimo livello di astensionismo (47,5%, sempre con una prevalenza del voto al No, al 54,8%). Una partecipazione un po’ più elevata della media caratterizza boomers e silent, gli elettori che hanno dai 61 anni in su.
E politicamente che profilo hanno i sostenitori del sì e no? La generosa affluenza ha pescato nel bacino degli astensionisti, stimano gli istituti demografici, con circa il 10-15% in più di partecipazione. C’è un dato ancora più interessante: l’infedeltà al sì degli elettori di centrodestra. Per il consorzio Opinio addirittura un 17,9% di elettori di FI e di Noi Moderati avrebbe votato per affossare la riforma che era un loro cavallo di battaglia, soprattutto di Forza Italia. Una percentuale persino più alta del 14,1% di leghisti per il no, solo all’11,2% tra i Fratelli d’Italia. Nel centrosinistra le defezioni sarebbero state assai più ridotte: solo il 9,6% dei PD avrebbe barrato il sì e il 6,9% di AVS. Più alta la cifra nel M5s: il 13% dei loro elettori avrebbe promosso la riforma.
Cosa ha risvegliato i votanti disaffezionati? Secondo gli instant poll di Youtrend a favore del no il primo fattore citato, al 61%, è il desiderio di non modificare la Costituzione, il secondo, al 39%, è l’obiettivo di contrastare il sorteggio dei componenti del Consiglio superiore della magistratura, e solo al terzo posto (31%) viene citata la volontà di dare un voto di opposizione al governo Meloni. Forti le ragioni di merito, invece, tra chi si è espresso per far entrare in vigore la riforma: sostenere la separazione delle carriere (59%), i due Csm (35%) e l’istituzione di un’alta Corte disciplinare per i magistrati (34%)
Quello appena concluso si classifica così come il secondo referendum costituzionale più partecipato della Storia repubblicana dopo il voto sulla legge Boschi – Renzi che portò ai seggi nel 2016 il 65,5% degli aventi diritto. La consultazione sulla giustizia supera di dieci punti le Europee del 2024, ferme al 49,7%.
Tiziano Conti
