In risposta alle considerazioni svolte dagli assessori Zalambani e Gallegati, sul tema del brand per Lugo
![]() |
| Il nostro portachiavi del Cavallino scelto da voi come souvenir di Lugo |
Non sorprende constatare che tutto ciò che non discende direttamente dalla Giunta Ranalli, venga regolarmente respinto con motivazioni spesso pretestuose ed infondate.
E’ un film che abbiamo già visto più volte.
Sulla sicurezza, ad esempio, dove i Comitati per il controllo del vicinato, fino a pochi mesi fa bollati dall’assessore Casamento e dallo stesso sindaco come gruppi di “superficiali e pericolosi vigilantes”, stanno sorgendo spontaneamente in alcune frazioni di Lugo e sono giudicati utili ed opportuni dalle stesse forze dell’ordine, o sul tema della sanità e del progressivo declino dell’ospedale Umberto I di Lugo per il quale i tre sindacati confederali Cgil, Cisl ed Uil, hanno chiesto ai sindaci della Unione dei Comuni della Bassa Romagna di “darsi una mossa” per evitare che lo stato di impoverimento del nosocomio lughese peggiori ulteriormente, così come hanno scritto in un comunicato congiunto, pubblicato da “il Resto del Carlino” sabato ventisette febbraio.
Sul tema dell’idea di un brand, connotativo della città di Lugo, le critiche sono state affidate agli assessori Simonetta Zalambani e Anna Giulia Gallegati le quali in un comunicato pubblicato il primo marzo su “il Resto del Carlino”, hanno definito l’idea della Buona Politica riduttiva, un “disegnino che non serve perché bisogna pensare in grande, in una logica di Bassa Romagna.”
Parole condivise dal sindaco Davide Ranalli che dal suo sito fb dice che, per parlare di brand, occorre avere competenza e cultura come “spiegano molto bene, su “il Resto del Carlino”, gli assessori Zalambani e Gallegati”.
Le critiche e le lezioni impartite, meritano alcune risposte.
La prima sulla supposta “autorevolezza e competenza” in materia di brand, marketing e quant’altro collegabile al tema, di cui dovrebbero essere in possesso gli assessori Simonetta Zalambani e Anna Giulia Gallegati.
Non me ne vogliano le due componenti della Giunta Ranalli ma non mi risulta, anche sulla base dell’esame dei loro “curricula” personali, che le stesse detengano particolari competenze in materia di brand e marketing, tali comunque da potere impartire lezioni ad altri che si sono semplicemente limitati ad avanzare una proposta, un suggerimento che ha, in primo luogo (ma questo non è stato compreso), una valenza politica.
C’è sempre però l’opzione “ipse dixit”; ovvero poiché l’ha detto il sindaco Davide Ranalli, la competenza dei due assessori in questione potrebbe essere comprovata d’ufficio, quasi una sorta di dogma, come quelli della fede.
In secondo luogo rilevo una certa confusione sul ruolo di Lugo, all’interno della Unione dei Comuni della Bassa Romagna.
In campagna elettorale, ma anche dopo, il sindaco Davide Ranalli si è pronunciato per il superamento della Unione dei Comuni della Bassa Romagna per giungere ad una realtà formata da un unico comune, quello di Lugo, in grado di guidare un territorio con centodiecimila abitanti.
Perché allora stupirsi se si pensa di creare un brand per la città di Lugo?
Il comune di Lugo non è già oggi, a ben vedere quello a cui fanno riferimento, in termini di ubicazione di servizi primari (uffici pubblici, scuole, organizzazioni di rappresentanza, ospedale, presidi sociosanitari), le altre realtà che compongono l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna?
La proposta avanzata poteva essere criticata evidenziandone i presunti limiti politici.
Snobbarla sulla base delle battute, perché altri argomenti non si possiedono, ci sembra che evidenzi, come in altre circostanze, una debolezza di fondo di questa amministrazione.


