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	<title>Raffaele Clò, Autore presso Pavaglione Lugo</title>
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	<description>Notizie da Lugo e Romagna Estense</description>
	<lastBuildDate>Mon, 05 May 2025 15:47:37 +0000</lastBuildDate>
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		<title>A Lugo, nelle prossime settimane, due incontri sulla “C.E.R. Ecologia Integrale” promossa dalle Diocesi di Faenza e Imola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Clò]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2025 15:47:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver messo a tema l’argomento delle Comunità Energetiche Rinnovabili (C.E.R.) a seguito dello sviluppo della relativa normativa in sede europea e nazionale ed aver raccolto l’invito della Conferenza Episcopale Italiana, ed ancor prima quello di Papa Francesco nella “Laudato sì”, a farsi promotrici di iniziative orientate allo sviluppo del settore quale forma di partecipazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="dropcap dropcap2" style="color: #993300;">D</span>opo aver messo a tema l’argomento delle Comunità Energetiche Rinnovabili (C.E.R.) a seguito dello sviluppo della relativa normativa in sede europea e nazionale ed aver raccolto l’invito della Conferenza Episcopale Italiana, ed ancor prima quello di Papa Francesco nella “Laudato sì”, a farsi promotrici di iniziative orientate allo sviluppo del settore quale forma di partecipazione alla salvaguardia ambientale, la Diocesi di Imola ha organizzato diverse sessioni di approfondimento nell’ambito dei lavori dell’”Ufficio Diocesano della Pastorale Sociale, del Lavoro, Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato” (poi abbreviato in “Ufficio Pastorale del Lavoro”), che erano arrivate prossime alla fase di coinvolgimento delle Parrocchie e del mondo dell’associazionismo cattolico locale al fine di dare diffusione al relativo progetto e raccogliere le idee e i necessari coinvolgimenti per iniziarne l’attuazione.</p>
<p>Dai contatti stabiliti nel frattempo si è venuti a conoscenza che, ad inizio dell’estate scorsa, nell’ambito della vicina Diocesi di Faenza era stata costituita una cooperativa denominata “Comunità Energetica Rinnovabile – Ecologia Integrale” e che la stessa stava iniziando ad analizzare possibili progettazioni: ne sono seguiti incontri che hanno portato, pochi mesi dopo, all’adesione della nostra Diocesi al progetto della consorella: vista la comunanza di obiettivi e la contiguità dei territori, l’unione delle forze non potrà che portare benefici ad entrambe per cui l’integrazione è stata ben presto realizzata, elevando la soglia di massa critica a livelli che, oltre all’indubbio e primario significato sociale, avranno anche una rilevante valenza industriale e finanziaria.</p>
<p>Una Comunità Energetica Rinnovabile è costituita da enti, aziende e famiglie che possono svolgere ruoli diversi al suo interno: essere solo produttori, produttori e consumatori allo stesso tempo, solo consumatori: tutte queste categorie possono, in misura e modalità diverse, dare un contributo al miglioramento ambientale attraverso la condivisione di energia rinnovabile prodotta in comunità mediante i pannelli fotovoltaici ed assicurare margini interni  che consentono risparmi di spesa e promozione di iniziativa a valenza sociale: si dice subito che gli obiettivi di salvaguardia ambientale e di utilità sociale sono ben più rilevanti dei semplici risparmi in bolletta. Negli incontri ci sarà modo di chiarire tutti i dubbi di tipo tecnico, economico e organizzativo, che in questa sede non possono essere affrontati: di qui l’invito a partecipare per poi convincersi a dare consistenza al progetto con ciascun contributo piccolo o grande che sia.</p>
<p>Per la città di Lugo sono stati definiti i seguenti appuntamenti:</p>
<ul>
<li><strong><u>Venerdì 9 maggio 2025</u></strong>, presso la Sala Giovanni XXIII della Collegiata, ore 21,00 per le Parrocchie della stessa Collegiata, di San Gabriele e di Madonna delle Stuoie;</li>
<li><strong><u>Giovedì 22 maggio 2025</u></strong>, presso la Sala don Angelo Ceroni della Parrocchia di San Giacomo, ore 21,00) per le Parrocchie della stessa San Giacomo, di San Francesco di Paola e della Madonna del Mulino.</li>
</ul>
<p>I contenuti saranno gli stessi per cui l’invito non è esclusivo in base all’appartenenza alle varie Parrocchie ma orientato a dare ordine ai lavori: qualora qualcuno fosse impossibilitato a partecipare a quella della propria parrocchia, potrà partecipare all’altra senza alcun preavviso.</p>
<p>La comunità energetica non sarà solo un fornitore di energia prodotta in modo alternativo ed originale ma vorrà rappresentare un elemento di solidarietà e di costruzione di rapporti di reciproca educazione al consumo mutualistico e responsabile: si tratta di un processo lungo ed impegnativo, nel quale anche l’elemento finanziario avrà rilevanza determinante e che potrà costituire una riserva, piccola o grande a seconda delle dimensioni che si potranno raggiungere, per esprimere risultati di bene comune a vantaggio di settori sempre più emarginati nella società. Altro valore del progetto consiste nell’espressione di sinodalità per la confluenza sullo stesso delle due Diocesi di Faenza ed Imola.</p>
<p>Ulteriori informazioni relative agli incontri saranno disponibili nelle Parrocchie della città mentre, successivamente a tali incontri, si potranno stabilire contatti con i promotori del progetto.</p>
<p><strong>Per “Ufficio Diocesano Pastorale del Lavoro”</strong><br />
<strong>Raffaele Clò</strong></p>
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		<title>Ri-convocata per giovedì 26 settembre l&#8217;assemblea congressuale del Circolo Acli Lugo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Clò]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2024 07:58:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appena revocato lo stato di emergenza per la città di Lugo, la Presidenza del locale Circolo ACLI ha ri-convocato l’Assemblea Congressuale per GIOVEDI’ 26 settembre 2024, alle ore 18,00, sempre presso la sede di via Codazzi,4; la stessa era stata rinviata la mattina del 19 u.s., stesso giorno in cui avrebbe dovuto tenersi, a causa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="dropcap dropcap2" style="color: #993300;">A</span>ppena revocato lo stato di emergenza per la città di Lugo, la Presidenza del locale Circolo ACLI ha <strong>ri-convocato l’Assemblea Congressuale per GIOVEDI’ 26 settembre 2024</strong>, alle ore 18,00, sempre presso la sede di via Codazzi,4; la stessa era stata rinviata la mattina del 19 u.s., stesso giorno in cui avrebbe dovuto tenersi, a causa della dichiarazione di stato di “allerta rossa” per pericolo di alluvione.</p>
<p>Rimangono invariati il tema congressuale, “Il Coraggio della Pace”, che è di riferimento per la consultazione del movimento a livello nazionale e l’ordine del giorno della riunione, che prevede, oltre alla discussione della situazione e delle prospettive dell’organizzazione nelle sue varie articolazioni, anche il rinnovo delle cariche del Consiglio di Presidenza del Circolo.</p>
<hr />
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			</item>
		<item>
		<title>Il Coraggio della Pace tema centrale dell&#8217;assemblea congressuale del Circolo Acli di Lugo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Clò]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2024 11:50:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
		<category><![CDATA[Pavaglione Lugo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con le Assemblee dei Circoli si è aperta in questi giorni la stagione Congressuale Acli 2024, che ogni quattro anni riunisce tutto il Movimento per discutere dei temi ideali e organizzativi che, sulla scorta delle esperienze e della storia, hanno l’obiettivo di indicare la direzione di marcia e le priorità per il futuro: quest’anno, peraltro, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="dropcap dropcap2" style="color: #993300;">C</span>on le Assemblee dei Circoli si è aperta in questi giorni la <strong>stagione Congressuale Acli 2024,</strong> che ogni quattro anni riunisce tutto il Movimento per discutere dei temi ideali e organizzativi che, sulla scorta delle esperienze e della storia, hanno l’obiettivo di indicare la direzione di marcia e le priorità per il futuro: quest’anno, peraltro, ricorre l’ottantesimo dalla costituzione, che è stata celebrata in primavera e che verrà richiamata durante tutte le fasi in cui si svolgerà il Congresso.<br />
<strong>Il Circolo Acli di Lugo a.p.s. ha convocato la sua Assemblea Congressuale per giovedì 19 settembre</strong>, alle ore 18, presso la sede sociale di Lugo, in via Codazzi, 4, e discuterà in primo luogo del tema che il Consiglio Nazionale ha adottato, alcuni mesi addietro, per indirizzare il dibattito ad ogni livello: una scelta ardita e consapevole che concentra l’attenzione prioritaria su un tema che è sempre stato nell’essenza stessa del movimento, nato nei momenti più intensi della resistenza al nazi-fascismo e che affonda le proprie radici nel Magistero della Dottrina Sociale della Chiesa: poche parole che esprimono una grande partecipazione al momento storico in cui viviamo “Il Coraggio della Pace”.<br />
<strong>L’Assemblea sarà pure l’occasione per discutere e valutare le iniziative in atto particolarmente a livello locale,</strong> ma con uno sguardo anche al composito “sistema ACLI”, nel quale svolgono un ruolo fondamentale i servizi di Patronato e CAF e la Formazione Professionale, ma sono attive anche strutture specifiche con riferimento all’organizzazione delle assistenti familiari, allo sport e al turismo, ai lavoratori agricoli e con uno sguardo particolarmente attento alle nuove generazioni con “Gioventù Aclista”. Si tratta di esperienze che si sono affiancate nel tempo alle colonne portanti che fin dall’origine hanno dato consistenza e carattere al movimento e che, come queste, hanno al centro della loro attenzione i lavoratori, al cui servizio le Acli si pongono per favorirne la crescita umana e professionale e fornire loro l’assistenza necessaria nell’assolvimento di impegni che richiedono la giusta competenza professionale non meno che un atteggiamento di vicinanza ed amicizia.<br />
L’ordine del giorno dei lavori assembleari prevede poi il <strong>rinnovo della Presidenza del Circolo e la nomina dei Delegati al Congresso Provinciale</strong>; il Congresso Nazionale si terrà a Roma dal 29 novembre al 1° dicembre.</p>
<hr />
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			</item>
		<item>
		<title>Elezioni: guai anche solo pensare che &#8220;&#8230; muoia Sansone con tutti i filistei!&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Clò]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2022 15:40:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il risultato elettorale del 25 settembre non ha lasciato dubbi sulla netta scelta di campo che gli italiani hanno fatto per il governo del Paese nei prossimi cinque anni; chi avverte un profondo senso di delusione – come chi scrive – non può pensare che il sistema democratico sia il migliore possibile solo quando la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pavaglionelugo.it/elezioni-guai-anche-solo-pensare-che-muoia-sansone-con-tutti-i-filistei/">Elezioni: guai anche solo pensare che &#8220;&#8230; muoia Sansone con tutti i filistei!&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.pavaglionelugo.it">Pavaglione Lugo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="dropcap dropcap2" style="color: #993300;">I</span>l risultato elettorale del 25 settembre non ha lasciato dubbi sulla netta scelta di campo che gli italiani hanno fatto per il governo del Paese nei prossimi cinque anni; chi avverte un profondo senso di delusione – come chi scrive – non può pensare che il sistema democratico sia il migliore possibile solo quando la propria parte ha il sopravvento, ma deve ora organizzarsi per una opposizione efficace e responsabile. E’ auspicabile che entro la fine di questo mese ci sia un Governo con una composizione autorevole, che si metta subito al lavoro perché la situazione di crisi non si è minimamente allentata, anzi ci sono i presupposti che si aggravi per i noti motivi, e questo avrà conseguenze assai pesanti sulle imprese e sulle famiglie, particolarmente quelle più fragili e già duramente colpite dalle ripetute difficoltà di questi ultimi tre anni. Nessuno, quindi, si deve lasciar tentare dalla logica del “tanto peggio, tanto meglio”, pensando di trarre vantaggio politico da eventuali inciampi di chi governa: sarebbe una disgrazia, ripeto, per tutti i nostri concittadini, in particolare per chi è più debole.</p>
<p>Se è vero che durante la campagna elettorale mi sono astenuto – in linea anche con la giusta valutazione prevalente nello schieramento di centro-sinistra – dall’evocare gli scheletri negli armadi dell’altra parte, devo ora togliermi subito il classico “sassolino dalla scarpa”: le prime nomine della nuova maggioranza, considerando anche quella ormai certa di Giorgia Meloni a Primo Ministro, non possono lasciare indifferenti in quanto sono scelte di partito e non degli italiani: la seconda, la terza e la quarta carica dello Stato sono (saranno) coperte da due post-neo-fascisti (i due prefissi mitigano, giustamente) e da uno più volte auto-dichiaratosi sostenitore del aggressore Putin. Ma proprio non c’erano parlamentari la cui storia fosse esente da episodi poco esaltanti e potessero meglio esprimere l’indipendenza dei ruoli e la garanzia di equità?</p>
<p>Mondo economico e società civile avranno alla testa un Governo legittimo e ora spetta a questo dimostrare che ha avuto un senso aver tolto la fiducia al governo Draghi dieci mesi prima della scadenza naturale ed averlo spedito a casa: un Governo voluto e nato in situazione di emergenza, con vasti consensi e partecipazione istituzionale, che ha ben operato su tutti i versanti nei quali si è cimentato ed al quale qualcuno, a un certo punto, ha deciso di staccare anticipatamente la spina.</p>
<p>Chi ha mandato a casa Draghi deve ora tenere in considerazione il fatto che il primo grande progetto con il quale si dovrà confrontare è il PNRR, per la cui attuazione ci sono altri cinque anni nei quali si dovrà continuare a rinnovare il Paese sul piano delle infrastrutture, della sostenibilità complessiva dei sistemi della produzione e del lavoro, del raggiungimento di più avanzati livelli di integrazione e di coesione sociale: si tratta dell’intervento di più vasta portata che veda il nostro Paese impegnato dal secondo dopoguerra, che tocca quasi tutti i settori in via diretta o indiretta e tutto il territorio nazionale, pur con doverosi aspetti perequativi. Lo stanziamento viene prevalentemente dall’Europa, con una buona parte anche a fondo perduto: il finanziamento avviene su progetti che seguono un iter completo e complesso, da e fino a Bruxelles, e di cui è parte essenziale anche il sistema di controllo: nella realizzazione non sono tollerati scostamenti significativi rispetto agli obiettivi e ripetute mancanze potranno provocare anche la sospensione o la revoca del PNRR stesso.</p>
<p>Chi ha mandato a casa Draghi deve tenere conto che, dall’attuazione del PNRR passano non solo la rigenerazione delle strutture ma, attraverso queste, la ripresa del lavoro con conseguente riduzione delle sacche di disoccupazione, innanzi tutto di quella giovanile, la riduzione della dipendenza energetica con sviluppo delle “rinnovabili” e conseguente aumento della sostenibilità, obiettivi irrinunciabili per una Italia che voglia contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale a livello planetario. Ma non solo il lavoro e l’impresa avranno benefici dall’attuazione del PNRR: pensiamo all’istruzione ed alla formazione professionale, con la prospettiva di un collegamento funzionale scuola-lavoro, alla sanità, alla ricerca scientifica ed al terzo settore, un mondo troppo spesso trascurato che copre in modo sussidiario le esigenze alle quali il settore pubblico, ed ora anche le famiglie, non sono più in grado di provvedere. In tutto questo ci sono già cantieri aperti ed il nuovo Governo dovrà impegnarsi a non rallentarli, anzi dovrà potenziarne le profittabilità per il bene comune.</p>
<p>Chi ha mandato a casa Draghi deve considerare che tutti saremo lieti quando alle nostre tasse sarà applicata la flat tax, anche se, senza sostanziali correttivi risulterebbe iniqua, e qualora si potesse andare in pensione evitando l’attuale inasprimento delle regole, ma senza doversi poi rivolgere al sussidio pubblico per redditi insufficienti. Il problema è come riuscire a dotare di copertura finanziaria situazioni che interessano una platea tanto estesa di cittadini e per le quali sono richieste ingenti risorse aggiuntive.</p>
<p>Chi ha mandato a casa Draghi non deve scordare che non c’è soluzione demografica di qui ad almeno 25 anni che non debba prevedere una cospicua immissione di forze lavoro in Italia che provengono dall’immigrazione già avvenuta e da quella futura. Chi lavorerà nelle nostre fabbriche, nelle campagne e nelle famiglie quando la popolazione attiva autoctona sarà meno della metà di quella complessiva? Chi contribuirà con lavoro attivo al pagamento delle pensioni delle nostre classi degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso se non una stabile ed integrata popolazione “italiana” di immigrazione?</p>
<p>Occorre che chi ha mandato a casa Draghi valuti gli effetti di una politica ostile all’Europa e incerta sul piano internazionale, specialmente in un momento tanto difficile per via del chiaro attacco della Russia (e forse ben presto anche di altri paesi asiatici) al modello occidentale, di cui l’aggressione all’Ucraina potrebbe essere solo il primo episodio. Il Presidente che si avvia a chiudere fra qualche giorno il suo mandato non è solo uomo di elevatissimo profilo internazionale sul piano economico e finanziario, ma da Primo Ministro ha saputo ridare credibilità e autorevolezza all’Italia sul piano politico internazionale ed era all’opera per creare condizioni di riduzione delle disuguaglianze, di accoglienza e di  coesione sociale che ben si addicono ad un paese proteso nel Mediterraneo verso popolazioni che fuggono da guerre e miserie e per le quali non servono i tragici respingimenti ma una politica di flussi programmati, in regime di sicurezza e tenendo conto della primaria solidarietà che deve venire dall’Europa.</p>
<p>A Draghi tutti gli italiani devono riconoscenza per quanto ha fatto, ma il termine del suo mandato, 10 mesi più o meno, sarebbe poi giunto, quindi non serve continuare ad evocarlo. Il percorso che deve compiere il nostro Paese a partire dalle prossime settimane deve, invece, andare in continuità e non in contrasto con il lavoro impostato in questo anno e mezzo e a ciò serviranno politiche realistiche e autorevoli, che scordino il clima perenne da compagna elettorale, ed un’opposizione vigile e responsabile perché in palio non ci sono più maggioranze ad assetti fissi o variabili ma la tenuta economica e sociale di un Paese che deve ancora affrontare la parte più difficile della profonda crisi che lo sta attraversando, ma che può avere tutte le risorse materiali e morali per superarla.</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Pnrr è appena iniziato: chi merita fiducia per il suo completamento?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Clò]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 11:59:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pavaglionelugo.net]]></category>
		<category><![CDATA[editoriali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Governo che si insedierà dopo il 26 settembre, qualsiasi sia la sua formazione rispetto allo schieramento politico generale, avrà sul tavolo il primo grande obiettivo, dal quale poi ne discenderanno altri, pure essi di notevole rilevanza: mi riferisco alla prosecuzione del P.N.R.R. mediante l’attuazione dei vari progetti che già lo compongono e di quelli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="dropcap dropcap2" style="color: #993300;">I</span>l Governo che si insedierà dopo il 26 settembre, qualsiasi sia la sua formazione rispetto allo schieramento politico generale, avrà sul tavolo il primo grande obiettivo, dal quale poi ne discenderanno altri, pure essi di notevole rilevanza: mi riferisco alla prosecuzione del P.N.R.R. mediante l’attuazione dei vari progetti che già lo compongono e di quelli che saranno oggetto della sua implementazione. Non ci potrà essere riconversione produttiva che possa avvenire nello spirito del rispetto per l’ambiente, neppure rigenerazione urbana e strategia delle fonti energetiche, poi rinnovo delle reti infrastrutturali per terra, mare e cielo, senza seguire una linea programmatica determinata sulle cose da fare e sui tempi da osservare. Qualche scostamento potrà essere tollerato ma non la sistematica vanificazione della <em>road map</em> che è già stata concordata nei termini generali e che vedrà la disponibilità dei fondi di finanziamento liquidabili solo se tutto il sistema Italia sarà in equilibrio e coerenza.</p>
<p>Il P.N.R.R. ha validità di sei anni ed i relativi interventi si concluderanno nel 2026, con un buon margine di tempo, quindi, affinchè ogni fase venga affrontata con tutti i passaggi che la normativa richiede: la maggior parte dei progetti che sono stati già approvati ha avuto inizio ed è tuttora in corso di realizzazione, trattandosi sempre di materie complesse, che coinvolgono più istituzioni governative, a partire da Bruxelles, fino alle nostre ministeriali. Un aspetto innovativo consiste nel fatto che la progettazione è stata concepita nell’ottica del decentramento, con la partecipazione diretta delle Regioni, poi – a scendere – degli altri enti territoriali. Ciò significa che saranno interessati agli stanziamenti P.N.R.R. non solo le grandi opere di carattere nazionale, riservate per forza di cose al sistema centrale, ma anche altre apparentemente minori ma che possono costituire una intelaiatura a supporto dello sviluppo dei territori: un esempio per tutti è rappresentato dalle “comunità energetiche” che erano state pensate ancora prima della grave crisi che ora ci attanaglia e che costituiranno un vero esempio di “democrazia del fattore energetico”, coinvolgendo porzioni di territorio nella co-gestione della produzione di energia rinnovabile e nella sua gestione a beneficio delle famiglie, delle imprese e delle comunità in genere e, …. non da ultimo, dell’ambiente</p>
<p>Tralasciando aspetti di dettaglio, che possono essere a disposizione di chiunque voglia approfondirli, è importante capire come si sia arrivati a questo progetto, che non ha precedenti per visione strategica, e come il nostro Paese sia stato fra quelli che l’hanno promosso in ambito europeo con maggiore convinzione ed è ora potenzialmente in grado di goderne significativi benefici. Poiché si tratta di un progetto di lungo respiro, occorre confermare la responsabilità per la conduzione dei passi successivi a chi ha dimostrato di crederci fin dall’inizio e che ha sempre avuto una visione europeista del nostro futuro: una grande responsabilità che può meritare solo chi ha le credenziali giuste per godere della nostra fiducia nella ricostruzione del paese su basi ben diverse e più solide di quelle del passato, in ciò coinvolgendo le risorse umane e materiali del Paese che hanno a cuore uno sviluppo inclusivo e sostenibile.</p>
<p>Il P.N.R.R. è un progetto che ha una sua struttura fondamentalmente fiduciaria e il nostro Paese deve evitare con ogni forza che a rappresentarlo sia chi ha sempre osteggiato il disegno europeo nel suo complesso, cogliendo ogni occasione per propugnare idee di isolazionismo sovranistico e ammiccando a chi attua tali politiche anche nell’ambito dell’Unione.</p>
<p>Fiduciaria anche perché in ballo non c’è solo debito, da restituire senza oneri particolarmente gravosi, ma c’è anche un sistema di finanziamenti a fondo perduto che l’Italia è riuscita ad ottenere con un criterio di ripartizione che è stato molto attento al nostro stato di necessità, ma sul quale l’Europa sarà sempre più vigile e determinata nel verificare il senso di responsabilità con il quale tali fondi saranno gestiti.</p>
<p>Occorre essere maturi e diffidare dagli slogan facili che mai costruiscono ma sempre confondono: qual è la “pacchia che deve finire”? Siamo forse stati vessati o tiranneggiati ricavando solo danni e mai vantaggi dalla nostra esperienza europea ormai di sette decenni? Con alti e bassi, con cose buone ed errori, la vicenda europea è quella che possiamo sventolare con maggiore orgoglio e che deve proseguire con massimo vigore, rimuovendo gli ostacoli pretestuosi tirati in ballo da chi non crede in questa istituzione e se ne erge a fautore solo in periodo elettorale. Affidare un piano strategico determinante come il P.N.R.R. a chi non è credibile per storia e idee politiche significherebbe entrare subito in posizione di contrasto, assestando un colpo decisivo alla collaborazione intelligente e costruttiva che è stata un tratto caratteristico della politica italiana in Europa; diamo fiducia, invece, alla nostra visione di Europa e siamo certi che potremo perseguire un’occasione irripetibile per rinnovare e rimodulare il Paese con riforme strutturali che andranno a vantaggio particolarmente delle giovani generazioni, quelle a cui stiamo rischiando – e questa è colpa diffusa – di mortificare la speranza.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Raffaele Clò</strong></p>
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		<title>Evitare che in Europa si rafforzi la posizione dei sovranisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Clò]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 08:21:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Unione Europea. È stata il sogno di noi giovani a partire dalla metà degli anni ’60, poi la speranza di un allargamento dei confini nazionali, che diventavano via via più ristretti, e l’assunzione di un vero assetto istituzionale, poi ancora la semplificazione dei rapporti reciproci fra gli Stati ed il conseguente aumento delle opportunità in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="dropcap dropcap2" style="color: #993300;">U</span>nione Europea. È stata il sogno di noi giovani a partire dalla metà degli anni ’60, poi la speranza di un allargamento dei confini nazionali, che diventavano via via più ristretti, e l’assunzione di un vero assetto istituzionale, poi ancora la semplificazione dei rapporti reciproci fra gli Stati ed il conseguente aumento delle opportunità in tanti campi della vita sociale ed economica. Ma è un progetto rimasto ancora incompiuto sul piano della strategia politica complessiva, mancando ancora alcune componenti fondamentali. Dopo la caduta del muro di Berlino e l’implosione del comunismo europeo si sono create le condizioni per l’integrazione con quella parte di Europa autentica, che era rimasta per quasi mezzo secolo oltre la cortina di ferro: l’allargamento del consesso a 27 Paesi avrebbe dovuto costituire, quindi, il presupposto per la creazione di un grande Stato sovrannazionale, previlegiandolo alla pur necessaria politica del perfezionamento di meccanismi tecnici ed economici sul modello di un “consorzio di stati”.<br />
E’ difficile che le fusioni avvengano a freddo; più difficili ancora quelle complesse che riguardano tanti aspetti della vita degli Stati, delle comunità e delle persone: quindi settant’anni possono rappresentare anche un tempo che sarebbe stato – in ogni caso – difficilmente comprimibile. Non ho alcuna intenzione di presentare critiche a buon mercato, anche perché il nostro livello di civiltà e di benessere non sarebbe allo stesso livello di quello di cui ora godiamo se non ci fossero state prima la CEE e ora la UE, con l’indispensabile suo braccio finanziario costituito dalla BCE: credo, invece, di dover esprimere il mio rammarico, che è certo anche di tanti di quei giovani di metà degli anni ‘60, per il fatto che nel tempo della vita di una generazione (l’equivalente del rinnovarsi di tre generazioni) non siamo riusciti a fare i necessari passi in avanti per essere un solo popolo europeo, rispettoso delle diverse genesi e storie nazionali, ma finalmente espressione univoca della prospettiva politica che deve essere generata e gestita da un Continente che ha svolto un ruolo determinante nella storia mondiale, sotto tutti gli aspetti caratteristici di una civiltà.<br />
Ora ci si chiede quanto sarebbe stato importante il peso politico di un’Europa compatta e determinata: sul piano interno, adottando univoche strategie su fisco, fonti energetiche, difesa, flussi migratori e relazioni internazionali, come la CEE dei primi decenni lo era stata su quelle agricole, dei mercati e della concorrenza, della moneta unica, ed altri che sono sotto gli occhi di tutti; sul piano internazionale, poi, diventando un interlocutore con pari dignità nei confronti dei grandi schieramenti attuali e potenziali, con l’autorevolezza che è propria di chi ha pagato a caro prezzo la libertà riconquistata ed ha saputo poi creare condizioni di pace e di serena convivenza mai conosciute in precedenza. Oggi non si può dire che questa sia la realtà: peraltro, con la Brexit e la mancata approvazione della Costituzione Europea assumiamo un deficit che rischia di farci arretrare rispetto a posizioni che ritenevamo già acquisite. Particolarmente gravi entrambi i fatti, ma la mancanza di una Costituzione costringe l’Europa a presentarsi sullo scenario mondiale con diverse posizioni che devono essere ogni volta conciliate, quando possibile, a causa dei veti e delle necessarie unanimità sulle decisioni fondamentali, che sono assolutamente ingiustificate dal punto di vista del diritto e della realizzazione delle strategie di uno Stato sovrannazionale.<br />
Veniamo alla situazione attuale. Siamo in presenza di uno sconvolgimento dello scenario internazionale che, purtroppo per tutti noi, non avrà carattere episodico ma è probabile che tenda a modificare la realtà in modo duraturo: quanto sta succedendo in Ucraina non è solo una guerra di conquista che, per l’aggressore, vuole ristabilire un presunto diritto su una parte di territorio dell’aggredito: in palio c’è molto di più! Ci sono la Russia e gran parte del continente asiatico che vogliono contrapporre ad un sistema basato sulla democrazia di tipo occidentale un altro diverso modello basato sulla creazione di un blocco antagonista dal punto di vista militare, politico ed economico. Un tempo, forse, ci sarebbero state condizioni politiche anche più favorevoli, ma lo scenario globale non lo consentiva: ora la Russia e la Cina hanno sviluppato una ricchezza economica e finanziaria e solide alleanze in molti stati che sono distribuiti un po’ ovunque, particolarmente in Africa, e ciò costituisce un possibile viatico all’affermazione del maldestro modello politico che è solo all’inizio del percorso e trova in sintonia fra di loro paesi dotati di armamenti nucleari ed in crescita demografica, tanto da potersi permettere (Dio non voglia) di schiacciare ogni resistenza al loro progetto. Solo a corollario, non si dimentichi che anche l’India, che si presenta come una democrazia a connotati mediamente solidi ed ancora assai influenzata dall’appartenenza al Commonwealth, è il secondo stato per popolazione mondiale e ha sviluppato pure tecnologie nucleari.<br />
In tale situazione e con gli USA e la NATO che non hanno certamente brillato nelle strategie di questi ultimi decenni, forse pensando di mantenere per lungo tempo l’egemonia a livello internazionale, lo scenario si presenta complesso e incerto e ben si capisce come manchi un ruolo sul tipo di quello delineato nei paragrafi precedenti. All’Europa, infatti, non rimane che una sfilacciata funzione di cuscinetto, con livelli di sicurezza sempre più precari, vista l’arroganza della Russia, e ben lontana dall’essere quell’interlocutore con pari dignità, tenuto conto del livello della sua autorevolezza.<br />
Per di più, all’interno dell’Europa, che continua con un assurdo criterio decisionale di unanimità sulle principali questioni, si manifestano sempre più consistenti le tentazioni isolazioniste e sovraniste, che nulla hanno in comune con l’idea di stato sovrannazionale che la stessa Europa deve rappresentare. Il riferimento va, in particolare, all’Ungheria di Orban e alla Polonia di Duda, ma non si deve trascurare l’influenza di Marianne Le Pen nel consenso elettorale francese ed i riferimenti storici che caratterizzano la linea politica del suo partito.<br />
L’Italia è paese fondatore e fra il primo “gruppo dei sei” ha svolto sempre un ruolo fondamentale per la solidità dell’impianto dell’Unione e l’indirizzo di linea politica: il contributo determinante dell’Italia non è venuto solo da giganti della politica come De Gasperi, La Malfa, Marcora, nella prima fase, ma poi da Ciampi, da Prodi, da Draghi e dal compianto Sassoli. Tutti europeisti convinti che hanno fatto fronte comune con leaders di altri Paesi per imprimere al progetto tutta la forza al momento possibile, superando le resistenze delle formazioni che, pur doverosamente presenti nei consessi istituzionali, si sono spesso mosse con spirito di contrarietà e l’obiettivo di ridurre l’efficacia dei processi. Non è un caso che la nostra autorevolezza a Bruxelles abbia toccato punte di minima in corrispondenza dei Governi Berlusconi e Conte 1°, quando le politiche della destra hanno portato a posizioni più antagoniste che collaborative.<br />
Occorre che l’espressione del voto degli italiani, il 25 settembre, tenga conto dei rischi che, oltre all’Italia, correrebbe anche l’Europa nel caso di una vittoria della destra sovranista, che andrebbe a rafforzare le posizioni degli Orban, Duda, Le Pen, interrompendo la posizione di convinta fedeltà al progetto europeo che viene da 70 anni di storia: il destino del nostro popolo è sempre più europeo e proprio per questo non lo possiamo lasciare in consegna a chi all’Europa non ha mai creduto, ma soprattutto, ne ha sempre combattuto il disegno. La pace e la concordia non corrono sui binari del nazionalismo e del sovranismo: diffidiamo dalle false imitazioni!</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Raffaele Clò &#8211; Lugo</strong></p>
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