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Caos medici di Base

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 Intervengano la Regione ed il Sindaco

Un’intera
generazione di medici di base in provincia di Ravenna va in pensione.

In
particolare, a Lugo, la situazione è per certi versi “sconvolgente”
ha dichiarato alla stampa Mauro Marabini, direttore del Dipartimento
cure primarie di Ravenna.

“ Se
quest’anno-ha continuato- fossero andati in pensione, oltre ai tre
medici che hanno dovuto farlo perché arrivati ai 70 anni anche
quelli di 68 e 62 anni, saremmo rimasti con una ventina di medici in
tutto poiché la tendenza oggi è quella del pensionamento
anticipato.

Il
Covid-19 ha seminato paura, messo a dura prova gli ambulatori e
creato stress.”

Bene,
in questo clima di emergenza per carenza di personale, amplificata
dall’altra enorme emergenza del covid 19, il nuovo direttore
generale dell’ Ausl Romagna esclude la possibilità di proroga ai
medici che avevano chiesto di rimanere oltre i limiti di età e si
erano dichiarati disponibili per un paio d’anni.

Limiti
di legge, è stato detto, ma in altre province vi sono state analoghe
situazioni che sono state risolte con apposite sentenze favorevoli di
tribunale (Ferrara e Terni).

La
gravità e l’eccezionalità della situazione è tale che la
Regione dovrebbe intervenire in nome dell’autonomia che le è stata
concessa dalla Costituzione (modifica del capitolo V) e valutare la
possibilità ed opportunità di una proroga, nonché permettere
l’assunzione di laureati anche qualora non abbiano terminato la
scuola di specialità.

Lugo
è gravemente penalizzata dalla scarsità di medici che si aggiunge
allo smantellamento progressivo dell’ ospedale , ormai ridotto ad
un poliambulatorio dalla discussa riforma della grande Ausl di
Romagna.

In
base alla Costituzione ogni cittadino ha diritto alla salute ed alla
copertura sanitaria ed è il Sindaco il responsabile della salute
pubblica del suo territorio in base all’art.1 della legge sanitaria
.

Oggi
i nodi arrivano al pettine: lanostra provincia e Lugo, in
particolare, subiscono un deficit organizzativo e programmatorio
della Regioneche ha trascurato il ruolo dei medici di base e non
ha previsto un numero
adeguato di laureati nelle scuole di
specializzazione finalizzato al
ricambio di chi sarebbe andato in
pensione, fenomeno peraltro segnalato dall’Ordine dei medici.

Esattamente
l’opposto di quello che si dovrebbe fare oggi dopo l’ esplosione
e la persistenza del coronavirus poichè è assodato che la
cosiddetta medicina territoriale sia la sola in grado di
fronteggiarlo , come dimostra l’esperienza negativa di alcune
regioni, vedi Lombardia, che aveva smantellato la rete dei medici di
base.

Angelo
Ravaglia

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