PROMEMORIA 2026 PER I NOSTRI AMMINISTRATORI
SERVE UN CAMBIO DI PARADIGMA PER LA ROMAGNA
di ANGELO RAVAGLIA
Lo scampato pericolo per la minaccia di una nuova alluvione, non
dovrebbe concedere ai nostri amministratori di dormire sugli allori.
Imposto dal cambiamento climatico, occorre un nuovo patto per la
difesa del suolo, contro il suo consumo e l’avvio di un percorso
che lo metta al centro del sistema: un vero e proprio cambio di
paradigma con la conseguente messa al primo posto nella
pianificazione urbanistica la sua capacità di assorbimento delle
piogge.
Conditio sine qua non per la sopravvivenza e la qualità della vita
come sostiene l’urbanista Paolo Pileri, docente al Politecnico di
Milano in pianificazione territoriale ed ambientale, autore del libro
“L’ intelligenza del suolo “.
“ Quando non viene cementificato, il suolo va inteso oggi come
materia viva, non rinnovabile, funzionale non solo all’agricoltura,
ma indispensabile, come un’ enorme spugna per assorbire le
ricorrenti e virulente precipitazioni. In sintesi, è un pozzo di
carbonio fondamentale per la regolazione climatica”.
Pertanto, auspica una vera rivoluzione copernicana che metta il
suolo e la sua difesa al centro dell’ ecosistema da cui tutti noi
dipendiamo.
Lo stesso Papa Francesco nella enciclica “Laudato si” cita il suolo
come risorsa primaria .
A noi noi romagnoli la seconda o talvolta terza alluvione in due anni ha
dimostrato una tantum :
1) l’ avvenuto cambiamento climatico e la non eccezionalità di
questi eventi alluvionali considerati fino ad oggi rari e a cadenza
decennale se non secolare : dovremo pertanto abituarci ad una
periodicità molto più accelerata .
2) la rimarcata fragilità del nostro sistema idraulico legato a fiumi
pensili, cioè tutelati da argini artificiali, a carattere torrentizio e
ad un sistema di canali e fossi tipico di una pianura alluvionale allagabile, qual è la nostra : tendiamo spesso a dimenticarlo o a rimuoverlo .
Malgrado i ripetuti interventi di Paride Antolini, presidente
regionale dell’Ordine dei geologi : “la vera (e scomoda) soluzione è
ridare spazio ai fiumi prevedendo anche delocalizzazioni, occorre
fondamentalmente ripensare il territorio. Sempre ricordando che la
soluzione dei bacini di laminazione e delle casse di espansione
sinora perseguita è necessaria, ma non sufficiente”. La natura,
ossia l’acqua, cercherà sempre il suo spazio.
3) l’impatto negativo dovuto ad una abnorme e progressiva
impermeabilizzazione del suolo in seguito a cementificazioni ed
asfaltature frutto delle numerose urbanizzazioni ammesse dai vari
piani regolatori ed oggi gravemente privato della capacità di
assorbimento delle precipitazioni meteoriche;
4) la frammentazione amministrativa e la divisione degli enti
preposti alla gestione delle acque e manutenzione fluviale, ossia
al controllo fondamentale della vegetazione peraltro indispensabile
(almeno a livello arbustivo ) per sostenere gli argini e contenere la
forza erosiva delle piene secondo i dettami dell’ ingegneria
naturalistica, specialmente a monte della via Emilia dove
dovrebbero essere proibiti i tagli;
5) la soppressione del Genio civile non è stato compensata in
modo adeguato dalla Autorità di bacino che avrebbe dovuto
coordinare gli interventi tra i vari enti operanti sul territorio ;
Tutto questo implica da parte dei Comuni interessati alle alluvioni
la necessità di una immediata moratoria , cioè sospensione, di
licenze per nuove costruzioni e infrastrutture in zone alluvionate di
cui occorre creare al più presto la mappatura .
In conclusione:
più che un Piano Marshall, proposto e inteso dai più come
elargizione di improbabili e limitati indennizzi, occorre pensare ad
un New deal (nuovo patto o accordo) per il futuro della Romagna
ossia ad una nuovo corso che implichi investimenti sia pubblici
che privati basati su una diversa gestione del suolo che limiti in
primis l’impermeabilizzazione in base dalle emergenze replicabili
imposte dal riconosciuto cambiamento climatico (vedi l’alzamento
della temperatura del mare Adriatico che ha un ruolo decisivo
nell’aumento delle precipitazioni come ben spiegato dal
metereologo Randi).
In primis, l’aggiornamento e la modifica della legge urbanistica
regionale ( 2017) che non ha frenato la cementificazione ( dati
Ispra) in base a quanto promesso, come unaa priorità, dal
Presidente regionale De Pascale.
Ad evento epocale, una risposta epocale: è in gioco il futuro della
nostra Regione, il nostro futuro. Traversara docet…
Angelo Ravaglia
(Università popolare di Romagna)
Lugo, 2 gennaio 2026
info : 340.5919531
