Volevo scrivere un mio ricordo, ma Gianni Parmiani ha già scritto tutto quello che c’era da dire. Guido Neri
| Romana Toschi |
Cara Romana,
quando ieri mattina ho visto i manifesti col tuo nome esposti alle bacheche del Teatro Rossini Lugo, mi ha colto un senso di profonda tristezza.
Non sono riuscito, ieri, a scrivere parole, ma credo che tu abbia potuto leggere i miei pensieri mentre rivivevo piacevoli e recenti ricordi.
Non ho fatto in tempo a ringraziarti di persona per quello che credo sia stato il tuo ultimo lavoro e mi rincresce. Molto.
Ti eri resa disponibile a collaborare per gestire le prenotazioni presso la bigletteria del teatro in occasione della serata del 19 marzo in cui venne rappresentata “La Guëra Grânda” e l’avevi fatto con la tua solita grande disponibilità e professionalità, lavorando per noi (Gruppo Teatrale “La Compagine”), per il Museo Baracca (Daniele Serafini) e l’ U.N.U.C.I.
Quella sera ti ringraziai dal palcoscenico.
Ma tu, quella sera, con tuo grande rammarico, non avevi potuto essere presente perché – mi avevi detto qualche giorno prima – “mi hanno fissato l’intervento e devo ricoverarmi. Ma non preoccuparti: ho già preso accordi con una collega esperta e, vedrai, non ci saranno problemi”.
E infatti: teatro pieno e nessun disguido riguardo i posti prenotati.
Avrei certamente preferito farlo di persona, ma il tempo (troppo spesso ladro) non me l’ha concesso.
Perciò te lo ripeto ora, qui: grazie. Grazie di cuore.
E unendomi ai tuoi colleghi che hanno appeso i manifesti fuori dal Teatro, anch’io ti dico “Ciao, Romana. Con stima e affetto”.
Un pensiero in un abbraccio.
Gianni
