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Enea, Anchise, Ascanio e la nostra salvezza

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Enea, Anchise, Ascanio e la nostra salvezza

 

Il padre caricato sulle spalle e il figlio per mano: è la nostra condizione durante questa pandemia. Gli esseri umani sono coloro i quali soccorrono i più fragili, i malati. Ma tutto ciò va sempre fatto preparando un futuro migliore alla prossima generazione

C’è un uomo che arranca. È nel pieno del vigore fisico eppure barcolla perché con un braccio deve reggere l’anziano padre infermo, con l’altro sorreggere il figlio infante. Sta fuggendo dalla distruzione: la città è in fiamme alle sue spalle. Triste destino il suo: giunto alla maturità, deve condurre in salvo ciò che più ama e, nel farlo, può salvare soltanto ciò che riesce a caricarsi addosso. Tutto il resto deve essere abbandonato: quell’uomo siamo noi.

Si tratta di Enea che fugge da Troia con il padre Anchise caricato sulle spalle e il figlioletto Ascanio tenuto per mano.

Per sognare la rinascita dobbiamo imparare la sofferenza. Per comprenderlo, dobbiamo passare dal mito alla cronaca, in questi giorni di ritorno prepotente del contagio da Covid. Ciò significa salvare innanzitutto i più fragili, quelli che stanno legati da un filo sottile alla trama dell’esistenza, significa salvare il vecchio Anchise, a costo di doverselo caricare sulle spalle.

Enea non racchiude, però, soltanto un generico ideale umanitario. Porta con sé anche un preciso progetto politico. La città (polis) che si vuole rifondare avrà nella cura dei fragili, dei disagiati, nella riconoscenza verso i “nostri vecchi”, uno dei suoi pilastri.

C’è, però, una terza figura nella storia di Enea e va ricordata anche se, spesso, è quasi nascosta dietro le gambe dell’eroe. Il figlio: Ascanio.

I nati nel 2020 in Italia sono stati soltanto 400 mila, meno della metà dei decessi, nel 2021 probabilmente sarà ancora peggio. L’Italia, oramai lo sappiamo, fa sempre meno figli. In vent’anni c’è stato un decremento del venti per cento. Il saldo demografico è, di anno in anno, sempre più negativo. Se dipendesse da noi italiani odierni, il futuro della specie sarebbe l’estinzione.

Ascanio, non Anchise, è, anche dal punto di vista strutturale, il fattore di sostegno del gruppo scultoreo. Nel momento stesso in cui si scopre figlio, Enea deve sapersi padre.

In questo punto precipitano anche le più evidenti implicazioni politiche del progetto Enea. Il mito dice alla cronaca che, mentre con una mano dobbiamo proteggere i nostri anziani genitori, con l’altra dobbiamo fare tutto il possibile per tenere aperte le scuole dei nostri figli.

E, ancora di più, dobbiamo progettare le scuole del futuro prossimo, investire su di esse in uomini, mezzi e idee.

Chi può caricarsi sulle spalle il peso dell’enorme debito pubblico italiano, ulteriormente cresciuto durante la pandemia, senza scaricarlo interamente sulle future generazioni, se non i genitori di quei figli cui guarda il piano europeo per la Next Generation?

Il mito di Enea ci dice che, di fronte al dramma della distruzione, la politica dovrebbe fare appello a tutti coloro i quali, nelle forme e modalità più svariate, generano o hanno generato.

Non si rifonda una città se la mano di Ascanio resta vuota.

Il gruppo scultoreo di Gian Lorenzo Bernini di Enea, Anchise e Ascanio, eseguito tra il 1618 e il 1619, è conservato nella Galleria Borghese a Roma: quando l’ho visto dal vero mi sono commosso.

Mio padre che non c’è più da tempo, mia figlia a cui guardo con gli occhi più teneri del mondo!

 

Tiziano Conti

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