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Eraldo Baldini a S. Agata per la prima volta

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Un altro successo per l’associazione “Kultura”



L’invito e la presenza a S. Agata presso la “Ca di Cuntadén” nella serata del 10 maggio u.s., di Eraldo Baldini uno scrittore affermato, noto ormai non solo in Italia ma anche all’estero; era la prima volta: dunque, un incontro speciale e, per gli appassionati di storia locale e di folklore, un evento, una data da ricordare. 


Eraldo Baldini è un romagnolo doc, nato a Russi (Ra) nel 1952 e, libero dai numerosi impegni, vive a Porto Fuori, una frazione di Ravenna tra la città e il mare. Iniziò a dedicarsi alla narrativa alla fine degli anni ottanta dopo essersi specializzato in Antropologia culturale ed Etnografia. Come scrittore, la sua è una produzione ricchissima. 

E’ partito dal carattere mistery senza mai abbandonare gli studi sul folklore romagnolo che egli considera, assieme al dialetto, una cultura di tutto rispetto, da salvare ad ogni costo. La sua fama crebbe gradualmente dopo il 1991 quando vinse il Mystfest di Cattolica con il racconto di “Re Carnevale”. 

Uno dei romanzi più famosi e più letti è “Gotico rurale” termine con il quale viene ormai definita la sua narrativa perché Baldini “è riuscito a trasportare un genere tipicamente anglosassone nei panorami nebbiosi della campagna romagnola”. Le sue numerose opere, conservate nelle varie biblioteche sono sempre molto ricercate dai lettori in cerca di brividi ed emozioni. 

Ce ne sono alcune, in particolare, che, dopo tanti anni, vengono ancora richieste : li chiamano i romanzi del mistero, le storie nere, come “Tre mani nel buio”, “Nevicava sangue”, “Il bambino e la bicicletta blu” che hanno tolto il sonno a molte persone…. “Mal’aria”, poi, è diventato un film perché Eraldo Baldin, oltreché romanziere e saggista è anche sceneggiatore, stimato da autorevoli critici. 

Ha certamente il merito di aver avvicinato molte persone alla lettura: ci vuole, talvolta, un libro che faccia scattare la molla ed i libri di Eraldo Baldini, hanno questo potere, di attrarre magicamente il lettore, sia quelli “noir”, sia quelli che riguardano il folklore romagnolo, perché egli, nella sua produzione, alterna gli uni agli altri. 

Nel corso del dialogo con un pubblico numeroso e qualificato, ha aggiunto che, per coltivare l’amore per la lettura, bisogna cominciare fin dai primi anni di vita ricordando, con affetto, la madre scomparsa, una appassionata lettrice che gli ha trasmesso, fin da piccolo, la passione del leggere e, poi, dello scrivere. La sua recente fatica,“I riti del nascere in Romagna. Gravidanza, parto e battesimo” era l’atteso argomento della serata. 

La cicogna che porta due neonati allacciati con nastrini rossi, in copertina, è molto eloquente per indirizzare subito i lettori sul contenuto del libro: riti, usanze, superstizioni e tabù “derivanti spesso dalla religiosità precristiana, da miti e credenze arcaiche formatesi nei millenni, delle culture popolari e contadine”. 

Lo scrittore ha tenuto a sottolineare come il folklore romagnolo che talvolta ci fa sorridere, non venga considerato come merita, frutto di una cultura che affonda le sue radici nei millenni assieme al suo dialetto e che, purtroppo, si è dileguata in brevissimo tempo col tramonto della civiltà contadina, schiacciata dalla tecnologia e dalle nuove istanze sociali, nel corso degli anni sessanta. 

Numerosi gli argomenti toccati: dai riti per influenzare la fecondazione ed il sesso del nascituro a quelli per proteggerlo dai malefici, al Battesimo, alle numerose superstizioni delle gestanti e delle puerpere. 

Il suo è un viaggio minuzioso, affascinante e ricco nell’universo del folklore romagnolo, che vuole spiegare il “come” ed il “perché” di numerose consuetudini, quellein cui nonne e bisnonne si sono riconosciute , vecchie abitudini consolidate che rivelano importanti aspetti non solo rituali, ma anche socio-culturali.

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