Home pavaglionelugo.net Il palestinese Aziz e l’israeliano Maoz in viaggio per la pace

Il palestinese Aziz e l’israeliano Maoz in viaggio per la pace

Non combattono, parlano: un dialogo di pace, che si rivolge a chi la pace non la vuole

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Maoz Inon, israeliano, e Aziz Abu Sarah, palestinese, amici, portatori sani di speranza, il mese scorso hanno testimoniato le loro storie in Rise for Peace, l’iniziativa promossa dal Comune di Bologna: “Abbiamo scelto di perdonare”.

“Vogliamo un destino focalizzato sulla speranza, l’uguaglianza e la dignità”, ha detto Aziz. E Maoz: “La pace è possibile”. Non c’è solo dolore negli occhi di questi due uomini, c’è il senso della vita che ci spinge a guardare ad un domani in cui ci sia spazio per uomini, donne, culture e popoli.

Aziz molti anni fa ha perso suo fratello: lo avevano incarcerato per sospetta intifada, era stato imprigionato e malmenato, morì a casa. Maoz invece ha perso entrambi i genitori nell’attacco del 7 ottobre 2023. Bruciati vivi, non può esserci nulla di più atroce.

“Abbiamo scelto di perdonare”, dicono. “Scegliendo il perdono, scegliamo la libertà e decidiamo di plasmare il futuro”. L’8 ottobre, all’indomani dell’assalto degli uomini di Hamas ai kibbutz israeliani, Maoz lanciò un messaggio sui social e Aziz gli rispose: insieme alla speranza di un mondo più giusto hanno trovato anche un fratello, un amico.

Aziz ha detto che era importante scrivergli: vedere Maoz passare dal dolore all’azione per la pace in poche ore, per lui è stato incredibile. Maoz ha affermato che Aziz gli ha teso la mano ed è stato il messaggio di un salvatore: un palestinese che aiuta un israeliano a risalire dal baratro.

Il mondo ha bisogno di uomini come loro: sono sognatori, e non se ne vergognano. Come Martin Luther King, afferma Maoz perché per sognare serve una road map e insieme hanno l’obiettivo di raggiungere la pace in Terra Santa entro il 2030.

Il viaggio li ha portati ovunque: e il mondo li guarda, li ascolta, li segue.

Il 14 aprile uscirà, in edizione internazionale, il loro libro “The Future Is Peace: A Shared Journey Across the Holy Land” (Il futuro è pace: un viaggio condiviso attraverso la Terra Santa, editore Crown).

Nei giorni precedenti l’apertura delle Olimpiadi invernali italiane hanno corso a Verona con la fiaccola olimpica, la stessa città in cui un anno e mezzo fa si abbracciarono davanti a Papa Francesco.

“A Bologna abbiamo incontrato una ragazza che cantava Imagine. Le abbiamo spiegato chi siamo, lei si è messa a piangere e a quel punto tutti cantavano e piangevano insieme”.

Non combattono, parlano: un dialogo di pace, che si rivolge a chi la pace non la vuole.

Ha affermato Maoz in uno dei loro tanti incontri pubblici: “Ci aspettiamo che l’Europa e l’Italia ci insegnino come riconciliarci. L’Europa stessa è la prova che ex nemici possono diventare partner. Tuttavia, l’Italia è la terza nazione per vendita di armi a Israele. Chiediamo all’Europa di investire nella riconciliazione e nella società civile anziché nelle armi, in ponti, non in muri”.

Una luce di speranza in un mondo sempre più buio.

Tiziano Conti

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