Riceviamo da Gianfranco Spadoni e pubblichiamo
La massiccia levata di scudi per la tutela dei dialetti dimostra l’importanza e l’interesse verso questa lingua definita, a ragione, la radice della nostra storia.
Il paradossale colpo di spugna di un centinaio di provvedimenti legislativi tra cui quello in questione da parte di un attento Consiglio regionale che ha votato il “pacchetto” preconfezionato dalla Giunta senza entrare nel merito dei singoli oggetti, ha provocato una reazione inaudita: mai così forte e diffuso come in questo periodo l’argomento del dialetto! Il tema, oggi, non è tanto l’attivazione di un archivio sonorizzato e digitalizzato annunciato dall’assessore regionale Massimo Mezzetti, ma soprattutto la salvaguardia di una legge chiara che tenga conto della cancellazione delle province e, soprattutto, in grado di avere una copertura economica accettabile.
Pochi spiccioli messi a bilancio in questi anni dalla Regione (un centinaio di euro) da spartire fra le nove province dell’Emilia Romagna, rappresentavano poco più di undicimila euro all’anno, mentre per altre iniziative di spessore ben più contenuto sono assegnati contributi ben più elevati e frequentemente distribuiti a pioggia.
Ora le province in pratica non esistono più e per le rare eccezioni ancora in stato di sopravvivenza, a cominciare dall’ente provinciale di Ravenna, il dialetto è già scomparso completamente dagli interessi istituzionali e da quelli economici.
Molti cittadini vorrebbero dunque, che quella “legge simbolica” così definita dal citato assessore regionale Mezzetti, fosse ripristinata adeguando le norme al panorama attuale, rifinanziando la legge e assegnano un razionale collegamento con l’Istituto per i beni artistici e le varie associazioni locali che curano e valorizzano il patrimonio linguistico e della cultura romagnola.
Gianfranco Spadoni
consigliere provinciale Udc