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La silver economy e il welfare per i non autosufficienti

Le società del futuro dovranno avere due pilastri di welfare: sia il contrasto alla povertà (orientato al reinserimento nel mondo del lavoro) che il sostegno alla non autosufficienza degli anziani

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La dinamica demografica del nostro Paese nei prossimi anni aumenterà sempre più l’importanza di quella che chiamiamo silver economy, ovvero l’economia che si occupa di comportamenti, consumi e cura di chi è avanti nell’età, oltre i 65 anni di noi “Baby boomer”. Due soli dati per capire l’importanza di questo concetto: la quota di spesa pubblica per il capitolo vecchiaia vale circa il 27% del totale e la domanda di assistenza e di cura attraverso la spesa privata dà occupazione a circa 1,6 milioni di persone.

Per comprendere la dinamica della silver economy nei prossimi anni dobbiamo guardare alla variazione dell’aspettativa di vita che, grazie ai progressi della scienza medica, è aumentata di circa quattro mesi all’anno nel periodo pre-Covid per poi calare durante i due anni a cavallo della pandemia.

Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad una piccola ripresa ma solo sul fronte maschile. I dati dell’Italia sono ad ogni modo lusinghieri: siamo tra i paesi con l’età media più alta, 80.5 anni per gli uomini e 84.5 per le donne.

Una questione centrale però è che la vita over 65 si divide in due periodi marcatamente differenti: gli anni in buona salute nei quali gli anziani sono grandi consumatori di beni tradizionali, viaggi e cultura e gli anni non in buona salute dove gran parte della spesa finisce nei servizi di cura, a domicilio o all’interno di strutture assistenziali.

Ed è del tutto evidente in questo contesto quanto siano importanti le politiche per l’invecchiamento attivo che, attraverso lo stimolo ad attività generative e la qualità della vita relazionale, possono ritardare l’ingresso negli anni di vita in cui la salute comincia a vacillare. Altrettanto evidente che, anche per questo motivo e non solo per ragioni di tenuta dei conti pubblici, l’età pensionabile è correttamente indicizzata in Italia agli aumenti dell’aspettativa di vita.

Oggi in Italia abbiamo oltre 2mila ultracentenari: numero destinato ad aumentare significativamente nei prossimi dieci anni, fino ad arrivare a diverse decine di migliaia di persone.

L’altra enorme sfida che resta sullo sfondo è quella della sostenibilità economica dell’invecchiamento.

Con i costi della cura e dell’assistenza, negli anni non in buona salute, che può facilmente arrivare a 2-3 mila euro mensili per le famiglie che hanno un anziano non autosufficiente a proprio carico. Da questo punto di vista un passo fondamentale in avanti è stato il varo della legge sulla non autosufficienza – la Legge 33/2023 – che riconosce l’importanza del problema, pur non allocando per ora risorse.

Le società del futuro dovranno avere due pilastri di welfare: sia il contrasto alla povertà (orientato al reinserimento nel mondo del lavoro) che il sostegno alla non autosufficienza degli anziani.

Un motivo in più per varare politiche redistributive serie nei prossimi anni, per evitare di perdere qualcuno lungo la strada.

Tiziano Conti

Foto Wikipedia di Catherine Scott – Matti

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