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L’Azienda Sanitaria della Romagna

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Un evento epocale…
di Gianfranco Spadoni e Nereo Foschini

Sono trascorsi tre mesi dalla costituzione dell’Azienda sanitaria della Romagna, un evento definito “epocale”; un’ azienda unica in Italia con oltre un milione e centocinquantamila utenti in un territorio di oltre 5.000 kmq.
Nonostante questa decisione rappresenti un fatto storico, manca un articolato progetto industriale e, soprattutto, continua ad essere assente il confronto democratico con i consessi elettivi dei Comuni e della Provincia. 


La stessa Conferenza socio sanitaria territoriale, quale strumento di collegamento tra enti locali e gestione dell’azienda rispetto agli obiettivi della programmazione sanitaria, sta attraversando un momento di stand by senza incidere e contribuire in alcun modo nelle scelte strategiche del nuovo soggetto, affinché siano garantiti ai cittadini livelli uniformi per quantità e qualità di trattamenti. 

Con l’aggravante, oltretutto, che i sindaci e il presidente della provincia non svolgono alcuna responsabile funzione di collegamento fra i singoli consigli e la stessa Conferenza, evitando in questo modo ai rappresentanti dei cittadini la possibilità di concorrere alle scelte di politica socio sanitaria.

Il tutto è avvenuto con grandi promesse e con dichiarazioni di intenti con contenuti e tempi di grande portata.

Eppure a tutt’oggi nulla di tutto questo si è realizzato.

Non si parla più e poco si vede. E’ ragionevole chiedersi e chiedere cosa stia succedendo nella sanità romagnola e, in particolare per quel che ci riguarda, a Ravenna e Provincia.

Noi al momento ci troviamo di fronte a promesse, tante e grandi ma prive di ritorno. La totale assenza di comunicazione, sia per quanto riguarda gli obiettivi, sia per i possibili tempi della loro realizzazione ingenerano smarrimento ed incertezza non solo tra i cittadini, ma anche tra i professionisti che si possono ragionevolmente sentire non adeguatamente motivati.

Si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad una cosa grande, ma tutta chiusa ed ingessata.

Nello specifico, appare evidente come dal nostro punto di vista emergano serie preoccupazioni in ordine alle criticità alle quali si tende a non fornire alcun tipo di risposta. Ad esempio la scopertura di alcuni posti chiave di primario nell’ospedale Santa Maria delle Croci (per inciso il più grande ospedale dell’area vasta romagnola) in particolare quelli di Gastroenterologia, di Oncologia, e a breve quello di Ematologia. 


Il timore, nasce dal fatto che potrebbe verificarsi, per queste ultime due strutture complesse di oncologia ed ematologia, la mancata copertura dei posti facendo capo direttamente all’Irst di Meldola, così com’è avvenuto per Radioterapia. Ma la situazione non è certo migliore nei due ospedali di Faenza e di Lugo, anch’essi con scoperture emblematiche, come, ad esempio, quella di Chirurgia del nosocomio faentino di cui la direzione si ostina a confermare la volontà di ricoprire il posto senza indicare i tempi, o , ancora, la direzione di unità operative come la Cardiologia, la Geriatria che, come noto ha funzioni di riferimento per l’intera azienda sanitaria, la Ginecologia e la Rianimazione. 

La stessa cosa si può affermare per Lugo, che oltre al primariato di Rianimazione, registra la presenza di molte critiche giunte dai cittadini per l’opinabile metodologia con cui si è gestita la partita di Senologia.

Un’altra questione non di poco conto riguarda le Case della Salute. Dove sono? Come funzionano?

La Casa della Salute non è un insieme di servizi sanitari, ma rappresenta un cambiamento quasi rivoluzionario nel modo di prestare assistenza medica – ha avuto modo di affermare Andrea Des Dorides, direttore generale dell’Asl della Romagna -: sarebbe bello che questo modo nuovo, però venisse concretamente realizzato e si dimostrasse una risposta ottimale per i cittadini utenti.

Finora però si è solo spostato un grande carico di lavoro sul territorio con limiti e palesi inadeguatezze destinate a creare disagi: le case della salute e i nuclei di cure primarie, a tutt’oggi sono solo sulla carta mentre secondo lo spirito della legge, dovrebbero rappresentare la panacea; ma anche su queste nuove soluzioni si nutrono perplessità, tenuto conto, fra l’altro, della necessaria integrazione con il sistema offerto dai medici di medicina generale come condizione assolutamente indispensabile.

Si può affermare, senza tema di smentite, che per ora le Case della Salute sono solamente una categoria del pensiero.

Esistono, poi, problemi strutturali segnalati ripetutamente dai sottoscritti. Vale a dire le liste d’attesa soprattutto per visite specialistiche e diagnostico – strumentali. E’ il caso di endocrinologia, fisiatria, ma il problema riguarda anche le risonanze magnetiche, le eco, tac. ecc. Purtroppo i “percorsi di garanzia” in collaborazione con le strutture accreditate, limitati alla prima visita, non hanno prodotto risultati apprezzabili favorendo in questo modo il ricorso alle visite a pagamento.

Gianfranco Spadoni – Nereo Foschini
Capogruppo UDC Provincia Ravenna Capogruppo NCD Comune di Ravenna

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