È capitato spesso, anche di recente, che un calciatore o un allenatore, per una destino avverso, abbia dovuto sospendere l’attività per assistere un figlio gravemente malato. La sorte più terribile che può accadere a un genitore è sopravvivere a un figlio.
Accompagnare la sofferenza di un padre anziano è diverso, impone comunque attenzioni e dolore, certo, ma rientra nell’ordine delle cose e fa parte dello scorrere della vita.
Due storie provenienti dal mondo dello sport, in questo momento dove si parla di bombe e distruzioni come se fosse una passeggiata, riaccendono un faro sulla parola “speranza”: quelle di Kevin Kampl, centrocampista sloveno del Lipsia in Bundesliga, la massima serie del campionato tedesco di calcio, e di Tahirys Dos Santos, francese, calciatore diciannovenne del Metz, già convocato in prima squadra in Ligue 1.
Kevin Kampl il tre gennaio scorso ha rescisso il contratto, in scadenza a giugno, che lo legava al club tedesco da otto anni, rinunciando a poco meno di un milione di euro. Ha spiegato: “A ottobre ho perso un fratello, per la mia famiglia sono stati mesi di grande dolore. Ho capito ancora di più quanto sia prezioso il tempo e quanto sia importante passarlo con chi amiamo. Io voglio passarlo con mio padre ammalato, un tempo che non ripresenterà: torno a casa”.
Pensando a questa scena vengono in mente Enea – venerato dai Romani come il padre fondatore della loro civiltà e il progenitore della stirpe latina – che fugge da Troia in fiamme con il padre Anchise sulle spalle, quando gli anziani godevano di una sacralità che la nostra civiltà non riconosce più.
E poi altre fiamme, quelle che ha affrontato Tahirys Dos Santos, già in salvo, per recuperare la fidanzata, rimanendo ustionato per il 30% del corpo, nell’inferno di Crans-Montana, dove hanno trovato la morte oltre quaranta ragazze e ragazzi.
Quarantanove giorni dopo il tragico incendio, Tahirys Dos Santos è tornato al centro di allenamento del club. Applaudito affettuosamente dallo spogliatoio, il sopravvissuto all’incendio di Capodanno ha salutato i suoi compagni uno a uno prima di ricevere una maglia con la scritta ‘Siamo con te, Tahirys’. Ha dichiarato a L’Equipe che potrà tornare a giocare, anche se non ha ancora una data precisa.
Due storie che richiamano i grandi poemi epici: due sportivi che si sono messi da parte per aiutare gli altri.
In un mondo in guerra, dove la legge del più forte sovrasta sempre di più quella del diritto, l’amore filiale di Kevin e il coraggio della generosità del giovane Tahirys sono una boccata di ossigeno per tutti noi.
Tiziano Conti
