Home pavaglionelugo.net L’Italia dai mille colori vince nello sport

L’Italia dai mille colori vince nello sport

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L’Italia dell’atletica e del nuoto ci riconcilia con lo sport, ma soprattutto con l’orgoglio di appartenere al nostro Paese.

E pazienza se hanno la pelle di tutti i colori (Curtis, Iapichino, Battocletti), ma anche Italiani di “settima” generazione come Pellacani, Quadarella, Tamberi e tanti altri.

Atletica e nuoto sono le discipline olimpiche per eccellenza. In passato le cose non ci sono sempre andate così bene. La nostra tradizione nel nuoto è abbastanza recente e nell’atletica i grandi nomi di un tempo (Berruti, Simeoni, Mennea) non hanno sempre trovato eredi, come in questi giorni.

All’Olimpiade di Londra 2012, l’Italia conquistò nell’atletica una sola medaglia: il bronzo del triplista Fabrizio Donato. La Gran Bretagna vinse invece quattro ori e due argenti. Negli europei di atletica a Birmingham 2026, in casa degli inglesi, siamo stati primi nel medagliere, davanti ai padroni di casa.

I campionati hanno segnato il grande ritorno di Gianmarco Tamberi, la cui energia durante la gara che gli ha regalato il quarto oro europeo ha abbracciato tutti: telespettatori, avversari, pubblico, moglie e figlia compresi.

E Marcell Jacobs, che quest’anno era tornato quello di Tokyo, e – con ogni probabilità – avrebbe vinto la finale dei 100 se i suoi muscoli non fossero così fragili.

Dietro a loro c’è una squadra composta da tante storie, diverse l’una dall’altra, che insieme raccontano la capacità di attrazione e di integrazione del nostro sport e del nostro Paese.

Nadia Battocletti, oro nei 5.000 e 10.000, è figlia di un maratoneta trentino e di un’ottocentista marocchina. Larissa Iapichino, oro nel salto in lungo, è la figlia di Fiona May, nata giamaicana e poi diventata inglese e infine italiana per matrimonio. Fausto Desalu, l’italiano più veloce sui 200 metri dopo Mennea, è di origine nigeriana. Mohamed Soudassi, che ha corso una bellissima frazione nella staffetta 4×400, è nato in Marocco ed è arrivato ad Avola a un anno. Poi ci sono gli atleti che hanno scelto di essere italiani. Dariya Derkach, oro nel triplo, è nata in Ucraina e ha avuto la nazionalità a diciotto anni.

Anche il nuoto azzurro ormai è un movimento, che coinvolge più generazioni, dai veterani come Nicolò Martinenghi e Simona Quadarella ai giovanissimi, tra cui la punta di diamante è Sara Curtis, oro europeo dei 50 dorso battendo il record mondiale, che compie vent’anni in questi giorni ed è cresciuta in provincia di Cuneo insieme a papà Vincenzo, camionista di Frosinone, e mamma Helen, nigeriana, praticamente due migranti, uno interno e una dall’Africa.

Lo sport ci racconta di cosa sia l’identità italiana del nuovo secolo.

Ci resta il dispiacere che i calciatori italiani siano stati eliminati al primo turno dagli ultimi Mondiali cui ci siamo qualificati, Sudafrica 2010 e Brasile 2014, e che non abbiano raggiunto la qualificazione negli ultimi tre (Russia, Qatar e Stati Uniti). Una vicenda che ci ricorda la necessità di rifondare le basi tecniche e anche umane del calcio, il nostro sport nazionale: purtroppo i primi passi della nuova dirigenza calcistica non hanno mostrato molto coraggio.

Altre discipline sportive ci raccontano i successi del volley, del tennis, per arrivare a campioni e campionesse dello sci.

Occorrono estro, fantasia, classe ma anche lavoro, serietà, carica agonistica, insieme alla ricchezza di altre culture che ormai fanno parte della nostra.

Una volta era un onore poter dire “Civis romanus sum” per tutti i cittadini dell’impero, dalla Britannia, a Tarso (San Paolo) e all’Egitto: oggi è di nuovo il momento di essere orgogliosi di questa Italia sportiva, specchio dell’Italia che potrà e dovrà essere anche nella società, nell’economia, in tutti i nostri giorni che verranno.

Tiziano Conti

Foto Carla Mossolin Pixabay

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