Dal primo gennaio 2014 e’ entrata in vigore l’Azienda Sanitaria Unica della Romagna, sorta dalla fusione tra le AUSl di Ravenna, Forlì , Cesena e Rimini.
Questo grande cambiamento di prospettiva, prefigurato dalla nuova “AUSL Romagna”, mi spinge ad intervenire nel dibattito , talvolta assai acceso, che si è creato in città sul destino futuro dell’Azienda e , soprattutto, del nostro presidio ospedaliero. Sento il dovere di farlo sia come responsabile dell’Unita’ Operativa Aziendale di Endocrinologia , già definita dalla Direzione Generale , insieme alla Senologia, come funzione aziendale , sia come membro del comitato promotore dell’ “Associazione Culturale-Civica per la Buona Politica” della città di Lugo.
Prima di ogni altra considerazione, sono convinto che il progetto di riorganizzazione della rete ospedaliera della Romagna debba proseguire il suo percorso di progressiva attuazione.
Queste le ragioni che motivano la mia convinzione, ragioni che emergono da un’analisi razionale , criticamente corretta e priva di spinte demagogiche:
1) la razionalizzazione dei servizi specialistici , adeguatamente distribuiti nel territorio della Romagna, sarà in grado di evitare la ridondanza degli stessi , concentrando la casistica ed ottenendo , di conseguenza, il miglioramento della qualità professionale degli operatori e la sicura riduzione dei costi aziendali;
2) la riqualificazione degli ospedali restituirà loro la funzione elettiva ed il ruolo di servizio destinato alla diagnosi e alla terapia dei pazienti acuti, favorendone la decronicizzazione;
3) la creazione di strutture intermedie , attraverso il coinvolgimento e la riqualificazione del Dipartimento Cure Primarie e dei supporti Socio-Sanitari, consentirà la gestione dei pazienti cronici, liberando l’ospedale da carichi impropri, divenuti ormai insostenibili.
Certo, il momento della decisione politica e’ apparso affrettato ed autoreferenziale e ha colto la popolazione in gran parte impreparata, causando disinformazione, pregiudizi ed incertezze su scelte che paventano un forte depotenziamento dei nostri ospedali. D’altra parte, la disinformazione alimenta sempre dubbi e timori ed esalta la cultura del rifiuto di fronte a decisioni prese dall’alto ed estranee ai più, perché assunte nelle segrete stanze del potere.
Nell’ambito della AUSL della provincia di Ravenna, il nuovo modello di “ospedale a rete” garantirà, inoltre, la distribuzione razionale di alcune funzioni specialistiche fra i tre presidi, evitando le inutili duplicazioni e superando il precedente sistema hub and spoke, che aveva sancito l’ innegabile supremazia del PO di Ravenna, a discapito degli ospedali di Lugo e Faenza, progressivamente depauperati e depotenziati soprattutto nel loro ambito specialistico.
Sicuramente il cittadino dovrà affrontare il disagio di una maggiore mobilità sul territorio e, proprio per questo, e’ fondamentale che le decisioni politiche ed aziendali garantiscano, almeno, la prossimità dei servizi di primo livello.
Le “piattaforme logistiche” medica e chirurgica, che sono destinate a garantire , sulla base dei livelli di intensità di cura, la gestione trasversale del paziente all’interno dell’area di riferimento, permetteranno poi il confronto delle equipes mediche con una più ampia casistica, con il risultato di standard qualitativi di più alto livello. Questa riorganizzazione, di per sé positiva, comporterà , tuttavia, una maggiore responsabilità gestionale della figura dell’infermiere, da attuare attraverso un innovativo training di formazione, che garantisca al personale l’acquisizione delle competenze dovute al ruolo.
Non si può ignorare che il sistema delle piattaforme comporterà inevitabilmente una riduzione del numero dei posti letto( che per il presidio di Lugo sarà pari a 18 p.l. di degenza ordinaria e 14 di day ospital per l’area medica e a 26 unità per l’area chirurgica) , secondo l’orientamento della legge Balduzzi, i cui parametri resteranno, comunque, non completamente raggiunti ( 4,6 p.l. /1000 abitanti: situazione attuale; 3,7 p.l. / 1000 abitanti: normativa ministeriale). Il risultato atteso e’, comunque, quello, necessario, di una apprezzabile riduzione di spesa, grazie alla quale si prevede il finanziamento della progressiva riorganizzazione della medicina del territorio.
In merito all’ospedale di Lugo, sottolineo che è irrinunciabile , nonostante la riduzione dei posti letto, il mantenimento delle varie specialità e, in particolare, della guardia cardiologica h24 e delle due funzioni aziendali di Senologia e di Endocrinologia, già definite sulla base della casistica prevalente in ambito aziendale. In tal senso, per quanto riguarda l’Endocrinologia, Unità Operativa della quale sono Responsabile dal 2009, a causa di una sempre maggiore affluenza di pazienti, avverto la necessità di concentrare , presso la sede di Lugo, il maggior numero possibile di operatori , in modo tale da riuscire ad attivare un terzo ambulatorio, pienamente dedicato alla patologia onco- endocrinologica.
Ma la vera criticità e’ costituita dalla struttura intermedia, vocata al controllo periodico dei pazienti cronici ed al primo intervento rivolto ai pazienti ambulatoriali.
Le cosiddette ” case della salute” sono , infatti, ancora in fase progettuale ed è prevedibile che la loro attività andrà a regime in tempi piuttosto lunghi, perché legata alle diverse caratteristiche ambientali del nostro territorio, alle resistenze e alle perplessità dei medici di Medicina generale ed alla loro necessaria formazione multidisciplinare, alla dotazione strumentale e tecnologica e a tutto ciò che occorre per garantire appropriate cure primarie di tipo diagnostico , infermieristico e tecnico.
Per favorire una migliore integrazione fra il livello specialistico e la struttura intermedia , considero, infine, ottimale, a Lugo, l’allocazione delle ” case della salute ” all’interno del perimetro ospedaliero. In questo modo si eviterebbe, inoltre, la spesa ipotizzata per la costruzione di un apposito edificio contiguo al PalaBanca di Romagna.
Alla base di tutto, in verità, e’ opportuno, a mio parere, ripensare la figura degli operatori ed il loro ruolo primario nel momento della formulazione e della concreta applicazione degli obiettivi. Nessuno meglio di chi , nella propria realtà lavorativa, ogni giorno incontra ed ascolta il malato, ne conosce, infatti, le sofferenze, i problemi e le necessità di cura.
Formazione e ricerca dovranno essere i principi ispiratori che rendano piu’ funzionale l’erogazione delle prestazioni mediche, garantendo un approccio sempre più appropriato al problema- paziente ed evitando , di conseguenza , inutili ridondanze di richieste, originate più dalla generica ” domanda di prestazione” che non da motivate ” esigenze di salute”.
Il Medico di Medicina Generale dovrà’, in definitiva, riappropriarsi del suo ruolo di guida, funzione basilare nel corretto svolgersi integrato del sistema ospedale- struttura intermedia.
Da sottolineare, infine, l’importanza (nelle varie tappe del percorso di assistenza prefigurato dalla riforma) del fattore socio-sanitario, che deve essere vissuto in stretta prossimità con le famiglie e finalizzato all’ accoglienza di pazienti cronici riacutizzati.
E’ chiaro che, essendo la distribuzione dei locali adibiti al ricovero presso tali strutture direttamente connessa all’ambito territoriale comunale, risulta decisivo l’intervento delle autorità politiche locali nell’individuazione e gestione organizzativa ed economica di tali funzioni.
Dott. Sanzio Senni
