Racconti di vita da Lugo: il nostro romanzo popolare
Alcune riflessioni di Angelo Ravaglia dopo la presentazione al Tondo
Emergono come un fiume carsico le vite delle pensionate e pensionati lughesi raccolte dalla Compagnia dei Racconti e recentemente presentate.
La trascrizione integrale delle testimonianze nell’italiano originale (dialettale) dà un particolare sapore di autenticità alle storie. Ottima scelta stilistica.
Se uno storico del futuro vorrà documentarsi sulla storia sociale del dopoguerra a Lugo e dintorni non potrà farne a meno.
Contadine, operaie, domestiche, muratori, una sola insegnante ed una ragioniera . Emerge una realtà quotidiana fatta di lavoro, lavoro e sempre lavoro: tutto per e nella famiglia .
Come la lotta per un posto nelle case popolari : “Se non me lo tieni, vengo col fucile!”( di Iride Gabriella Beoni). Divertimenti al minimo: i balli in casa, le feste di fidanzamento, i matrimoni, spesso combinati.
Ferie rarissime, i viaggi per piacere quasi inesistenti.
É il romanzo popolare di una generazione, prevalentemente femminile, che ha ricostruito il Paese dalle macerie della guerra.
Con i bombardamenti ben evocati e subìti , ancora presenti nella memoria, come un incubo.”E’ il destino se sono qui a raccontare” ( Noemi Baruzzi da Cotignola) e , ancora, “il più bel giorno della mia vita, quando ci siamo salvati il 9 aprile 1945” ( Carlo Verlicchi).
Sacrifici continui, scuole serali per conquistare un diploma, si entra in seminario per poter studiare, la bicicletta come unico mezzo di locomozione, almeno per le donne.
Per gli uomini la realizzazione sociale avviene con l’acquisto di una motocicletta o, al massimo, di un’auto usata (Ilario Capannelli).
Un sociologo potrebbe notare l’affacciarsi già allora del fenomeno della immigrazione interna, prevalentemente dalla nostra montagna e dal Sud.
Una siciliana, dapprima emigrata in Svizzera, racconta di provenire da una realtà in cui fu curata con le sanguisughe per combattere la febbre da polmonite.
Una napoletana (Rita Ruocco) avrebbe voluto ritrarsi: “Se mi devo prendere un romagnolo, mai al mondo !” per poi adattarsi in seguito.
Infine, anche donne vedove di mariti morti prematuramente per lavori usuranti come capitava a chi lavorava la gomma nelle fabbriche di Fusignano.
A ben vedere, però, in quasi tutti aleggia uno spirito di nostalgia di un tempo in cui si era poveri ma con più solidarietà, in cui ci si aiutava e ci si accontentava del poco che si aveva, particolarmente in campagna.
“Putess turnà a retr”( potessi tornare indietro, ancora Rita Ruocco).
Viene da pensare: grazie di essere esistiti!
E grazie alle volontarie della Compagnia dei Racconti che ne hanno raccolto le testimonianza nell’ambito di un progetto sostenuto con i fondi Otto per mille della Chiesa valdese e della Banca Intesa San Paolo.
Poichè, come si legge nella prefazione della raccolta dell’assessore Lucia Poletti che cita Cicerone, “La memoria è tesoro e custode di tutte le cose”.
Angelo Ravaglia
Lugo, 12 ottobre 2022
PS La raccolta delle testimonianze è in distribuzione presso il Centro Anziani Il Tondo dove è allestita anche una mostra di fotografie originali della vita dei protagonisti che danno sostanza ed evocazione ai racconti.
Info: 340.5919531
